Vorrei aggiungere che, pur nella tragedia che stiamo vivendo, c’è un’altra faccia della medaglia e possono esserci diverse prospettive di lettura.
Oltre il nostro sguardo prettamente ed egoisticamente umano, c’è anche lo sguardo del pianeta che ci ospita: se consideriamo la Terra come un corpo vivente, dovremmo pensare che, come tutti i corpi viventi, forse anche lei potrebbe avere le sue malattie e le sue difese immunitarie, i suoi virus e i suoi anticorpi.
Magari, in questa fase, gli esseri umani possono rappresentare un’infezione, mentre i virus che ci combattono potrebbero essere gli anticorpi che reagiscono proprio per proteggere la terra, i fiumi, i mari, il clima e tutto quel che fa parte del ciclo vitale del pianeta.
Quello che prima non riuscivamo a fare per tutelare la nostra salute e la nostra stessa sopravvivenza, adesso la natura, attraverso un virus, ci sta costringendo a farlo: in tutto il pianeta diminuisce il traffico, cala vistosamente l’inquinamento, i fiumi e l’aria diventano più puliti. Persino i dati sulla criminalità (tranne ovviamente quelli che riguardano la violenza domestica) sono crollati, così come sono crollati gli incidenti stradali e le morti sul lavoro. In molti casi si può lavorare da casa, risparmiando tempo, risorse, stress e dimostrando quindi che ci si può organizzare in modo più intelligente e sostenibile.
Questa pausa tragica e forzata forse ci sta insegnando, o almeno indicando, alcune strade da percorrere e scelte da fare. Considerando che in questi tempi di crisi sanitaria è paradossalmente più facile reperire una pistola o un mitra che una mascherina, un saturimetro o dell’ossigeno, le indicazioni su come investire in futuro dovrebbero essere chiare ed evidenti: ambiente, scuola, lavoro, salute, cioè quattro capitoli strettamente interconnessi tra loro, per scrivere una storia umana più decente di quella scritta finora.