E le dita dettano quel ritmo, fisso e intimo,
un ticchettio di rotaie nella notte del sangue,
mentre il calore della lingua sul lobo fa boom!
Un sovraccarico sensoriale totale nelle stazioni deserte dell'anima. È una forza d'urto fisica, una roba viscerale che tocca le corde più nascoste, e l'uomo è disarmato, completamente nudo sotto le stelle di giugno, costretto a cedere, a guardarsi mentre perde il controllo, mentre il treno del desiderio deraglia e non c'è via d'uscita, nessun freno, solo la resa totale, la grande, bellissima resa.
Non si può più mentire adesso!
Basta con la recita del distaccato, basta con le maschere da duro, la voce si riduce a un balbettio, un jazz spezzato, confessione pura e sottomissione ai piedi dell'universo.
Parole interrotte, gemiti involontari che escono come fumo dai tombini, sussulti che tradiscono il punto esatto, quel punto sacro dove le dita toccano giusto, e la lingua di lei è lì che raccoglie le vibrazioni direttamente dalla pelle, lecca il sudore e la verità, perché il corpo non mente mai quando il fuoco brucia. Lei lo immobilizza con la forza di un incendio che non vuole spegnersi, lo provoca, lo guida, lo possiede come la strada possiede il viaggiatore, e lui si lascia catturare, naufrago felice, offrendo in cambio quell'intensità d'acqua e ombra, misticismo liquido che si fonde col calore della notte. I dialoghi? Oh, i dialoghi non servono più a salvare le apparenze! Niente più buone maniere nel coro febbrile dell'estasi, solo confessioni involontarie, sospiri troncati, godimento senza ritegno, mentre i santi e i peccatori stanno a guardare.
