Donna,
l’infinito disegna i tuoi occhi
e sei canto di primavera
posato sul cuor del mondo,
una raggiera d’universo
regalata alla poesia della luna.
Donna,
sei aquiloni di pensieri,
anima feconda d’orizzonti,
appunti di sogni dismessi,
un bacio di vita
che coccola il cielo.
Rinascono troppe mimose
per dirmi è quasi primavera
quando basterebbe un fiore - uno solo -
se almeno sapessi accudirlo.
Non voglio icone nel mio prato
laddove dovrei andare a cercare
quella bellezza di petali e stelo
troppo ignorata dall’uomo re.
Una donna
è rugiada lunare
a colorare un tramonto,
un pianto d’anima
ricamato sul petto,
un fiore sfiorato dal tempo
in apostrofi d’eterno.
Una donna
cuce le ferite della vita,
assaggia poesie d’amore
come cielo d’autunno,
danza nell’universo
coi suoi pensieri,
ascolta il tuo dolore.
Una donna
scrive delle stelle
con l’inchiostro dei suoi occhi.
delle effusioni di marzo,
le donne, colombe del cielo,
si destano come rare gemme floreali,
con cuori ardenti simili a fari.
Le loro mani di seta,
farfalle robuste e delicate,
stringono l’universo e l’amore,
con cristallina purezza,
per fare abisso di abilità.
Nel grandioso scenario epico,
la memoria persiste,
come la fabbrica tessile
che incenerì donne coraggiose,
sacrificando le loro vite per i diritti,
con un’anima candida e nobile.
Con mimose in fioritura,
si onora il loro sacrificio,
un profumo simbolo di resilienza,
di vita e rinascita
nella storia che vive.
Le donne rischiarano l’oscurità,
guidando con amore incondizionato
e saggezza profonda le vicissitudini.
In questo giorno di grandezza,
8 Marzo della memoria,
le acclamiamo con umiltà,
con gratitudine e deferenza,
in un inchino fatto di poesia.
Oh donna, sei la quintessenza
della melodia,
il canto celestiale dell’aurora
che non svanirà mai
nelle viscere della terra,
né ora né mai.
Le donne abitano l’anima,
cuciono il peso della storia
sui graffi del loro cuore,
lottano come un fiore
soffocato dal fango,
le forbici del vento
le ubriacano di sogni,
mordono regali di speranza.
Le donne sono una poesia d’amore,
il cappotto dei tuoi imperdonabili errori,
un cielo di diritti da riscrivere,
il grido ancora timido della libertà,
un eterno sogno livido di dignità.
Lo sguardo di una donna
spezza congiunzioni di cielo
in arabeschi di stagioni,
il mare le scrive dentro
il bacio dei suoi intimi pensieri
ed il mattino giace in una rosa
come uno scampolo di cuore
ad imperlar cicatrici d’amore.
E lascerà un fazzoletto di luna
accasarsi con le rughe del tempo,
spartirà il canto della sua dolcezza
in un solstizio di speranze,
lo sguardo di una donna
bussa ai tramonti del mondo
accendendo la poesia di un sogno.
che s'avvolge in una corsa di onde,
un tentativo d'esser lieto e saggio
per accedere al tuo cristallino riflesso.
Non chiedo amore, non futili parole,
tu avara e intransigente non dai amore,
eri la luce nascosta in un cono d'ombra
appagante ma disposta a dare dolore.
Ti vedo fumosa, evanescente, un ricordo.
Il mestiere della violenza
è un’eco ricucito
nei tuoi sguardi senza nome,
su un calvario di vendette
narrato sulla tua pelle,
in un bacio ai tormenti
speso in schiaffi e sottomissioni,
in una confessione d’odio
che spezza ogni rosa
nata sul tuo dolce cuore.
Se il mondo si accorgesse di te
ti regalerebbe un tempo nuovo,
ruberebbe il petto anche alla luna
per medicare la tua bellezza ferita
e ti dedicherebbe l’universo intero
per riscoprirti giusta ed importante,
felice, consolata e rispettata.





