Le margherite sfogliate, m’ama o non m’ama
si m’ama, ma non mi vuole, mi duole
forse non lo sa che m’ama, con gli occhi
sulfurei che si ritrova, forse mi crede
una biscia che striscia sul marciapiede
di fronte casa sua. E’ un fatto di fede
l’amore è un gioco mi ha detto, chi lo vede
è maledetto, ma se ha scarpe a punta e tacchi
può ballare il tango sino a quando il sole
non sorge. Non m’ama dunque, è la trama.
L’amore in quattro ragli e mille serpenti
a sonagli, un asino fatto e rifatto
e una serpe di scuola, non c’è storia,
non c’è gloria. Non m’ha mai amato
ho fatto un giro bendato sull’ottovolante
del luna park, sono una specie di mutante
in mutande, uno scemo patentato e conclamato
potete dirmi di tutto. Maria, chi è Maria?
Non si chiama Maria e non ha un gatto
l’ho detto e ridetto ai quattro venti.
Poi è arrivato lui, lui chi? C’è sempre
un terzo incomodo e pure un quarto
in cerca di guai e di nuove dame
da collezionare, visto quanto è bello il mare
da quassù? Migliore dei tuoi fianchi
di vetro e degli occhi neri stanchi
della frenesia degli orari sul finire
della sera. Le nuvole di liquame
si sono addensate, piove a dirotto
la luna non c’è, fanno la ola le ombre.
1 commento
Al puzzle che ho comprato manca un tassello
quello centrale, che faccio, mi dico? Ci metto
la carta d’identità di quando avevo vent’anni?
Oppure uso le tessere per la tombola di Natale?
Distratto da questo quesito non mi accorgo
dell’auto diretta verso il bosco asfaltato
potevo chiedere un passaggio allo sfigato
che è alla guida. C’è un autentico mago
dall’altro capo del telefono, un tale
me l’ha presentato come un dongiovanni
per darmi ripetizioni di charme. L’ho detto
ma non ci credo, non sono mai stato un modello.
C’è un pensionato che lavora al progetto
di una cattedrale andina e un disoccupato
che dorme nel cassetto del comodino o nella vasca
da bagno, secondo l’ispirazione del momento.
Oggi riceverà una proposta di lavoro interessante
da una hostess rimorchiata all’aeroporto
“ Mi fai fare un giro della città?” le ha detto
mentre si slacciava il reggiseno, è elegante
ma ha il doppio dei suoi anni. Il santo
patrono veglia sul fantasma dell’amica
d’infanzia, l’ultima volta che le ha parlato
non le ha detto che il suo amore era intatto.
Il boss del quartiere dice di votare a destra
c’è un tipo a posto che è una garanzia
per i suoi interessi nel traffico di cocaina.
Conosce qualcuno anche a sinistra, ma non si fida
del tutto delle sue promesse di fedeltà.
Le elezioni sono truccate, chi ha bisogno
di un lavoro si vende ancora per un pugno
di mosche o per una promessa di novità.
Gli uomini in divisa sorvegliano la sfida
sono impegnati a sventare una nuova rapina
mentre qualcuno svuota il forziere della polizia
e non è il capo dei briganti ma una ministra.

La sposa sull’altare flirtava col fidanzato
in chat, gli scrisse ti amo prima di firmare
l’atto di matrimonio e di postare le foto
della marcia nuziale su Instagram. Lo sposo
vestiva in nero al suo funerale, ma credeva
di essere su scherzi a parte. La vedova
ci provava con tutti, aveva bisogno di riposo
non di un altro amico su Facebook, il letto
l’aveva lasciato sfatto dopo aver fatto l’amore
dieci anni prima. Il sacerdote era un soldato.
Chi gioca col cuore si brucia e chi prende
tutto sul serio è un utile idiota, la ruota
gira al contrario e l’universo è lo specchio
del nulla. La puttana rimorchiata stasera
era una regina in un'altra vita, la moglie
del ragioniere scrive poesie, ha le doglie
ma pensa di essere un bracconiere. La sfera
è perfetta, Giotto è tornato, è un vecchio
che dipinge santini in una strada alla moda
di Roma. Chi dice sempre la verità offende.
“Carpe diem” è il motto di un pescatore
suonato, c’è chi lo condivide in rete
dopo averci pensato una giornata intera.
In Svizzera hanno votato, stavolta il quesito
era in bianco, nessuno conosce il risultato
e tutti possono far festa. C’è un malato
da curare, i parenti imbalsamati hanno dato
carta bianca ai dottori, per questa sera
sarà tutto finito. Non ci sono più le fate
di una volta, ora prendono pure il raffreddore.
Ce sta un tipo sopra a questo sito
c’appena scrivo appare ‘ncuriosito,
legge, rilegge e poi sai che fa
trova a ridì su a mia romanità.
Io jo dissi che nun so romano,
parlà è difficile, scrive sovrumano,
l’uso sortanto p’a musicalità
nun p’appropriamme da nazionalità.
E poi me segna co la penna blu
l’erori de scrittura ancor de più.
Chissà perché questo “gran” signore
me sta a studià a tutte le ore,
eppur me pare che nun je piaccio mica
chi ja fa fare tutta sta fatica !
Forse ho capito, eureka ho trovato
ed io credevo ‘nvece fosse stato
solo un corpo de presunzione
a scatenaije sta persecuzione.
Er fatto è che tu, povero nano,
nun conosci nemmeno l’italiano.
Perciò nun fare adesso l’imbecille,
smettila e nun me rompe ‘e palle !
c’appena scrivo appare ‘ncuriosito,
legge, rilegge e poi sai che fa
trova a ridì su a mia romanità.
Io jo dissi che nun so romano,
parlà è difficile, scrive sovrumano,
l’uso sortanto p’a musicalità
nun p’appropriamme da nazionalità.
E poi me segna co la penna blu
l’erori de scrittura ancor de più.
Chissà perché questo “gran” signore
me sta a studià a tutte le ore,
eppur me pare che nun je piaccio mica
chi ja fa fare tutta sta fatica !
Forse ho capito, eureka ho trovato
ed io credevo ‘nvece fosse stato
solo un corpo de presunzione
a scatenaije sta persecuzione.
Er fatto è che tu, povero nano,
nun conosci nemmeno l’italiano.
Perciò nun fare adesso l’imbecille,
smettila e nun me rompe ‘e palle !
Il coccodrillo piangeva lacrime di gioia
da quando la sua compagna era fuggita
col capo del branco a sud di Nairobi.
Le cascate non avevano invertito
il senso di marcia solo per questo
e le scimmie si strofinavano i lombi
con una crema solare scaduta.
Il film in prima visione era una noia.
Risalendo la corrente la balena
innamorata si sentiva una sirena
per fortuna Ulisse aveva i tappi
alle orecchie e una benda agli occhi.
Ci fu un momento in cui i falchi
suonarono Mozart, quello in cui i ceppi
dei suoi polsi si aprirono e la cena
finì in mare. Il re era senza corona.
Penelope aveva tre fidanzati ufficiali
e il marito in guerra, ma si sentiva
casta e pura come una conchiglia.
Il mare era piatto e Nettuno dormiva
quel giorno che tutto andò alla deriva.
Tra gli amanti scoppiò un parapiglia
per i turni della notte. Chi ascoltava
non capiva le leggi dei tribunali.
E’ un incubo la notte, i sogni sono folletti
sospesi sul cuore, c’è un ombra nella stanza
e non sparirà nemmeno domani mattina.
L’ultimo flash è un saluto indefinito
più uno sberleffo che un grugnito
la stangona bionda ha preso una medicina
vietata, ora è abbronzata e in vacanza
ma i jeans le stanno troppo stretti.
Scene da un matrimonio in do minore
il diavolo è tentatore, ma la sposa
sale le scale della cattedrale
col vestito infangato e un rosso
poco virginale sulle guance.
Lo sposo nudo sta sulla brace
qualcosa ha capito e il morso
della gelosia è il suo guanciale
di spine. Qualcuno ha una rosa
in mano e per cappello un ragioniere.
Il secondo invitato della prima fila
da sinistra vuole affondare il bastone
da passeggio tra le cosce della ragazza
con la minigonna, ma a godere
è un tipo azzimato col foulard blu
e le scarpe verdi a punta. Laggiù
in fondo alla navata c’è un carabiniere
in servizio, ha adocchiato una bellezza
sfiorita e prepara una dichiarazione
con trenta commi e due tequila.
La sfilata prosegue con i testimoni
in narcolessia, il prete parla da ore
dell’ultimo concerto di Madonna
A Londra. Dalla prima fila parte
un applauso e una richiesta di bacio
la perpetua che lava con lo straccio
il pavimento, non ha mai giocato a carte
e non è una bellezza, ma si sfila la gonna
per metterla all’asta. Non c’è un cuore
che batte, è proprio tutto finto stamani.
Me domannavo…l’avete mai provato
er vero peperoncino…de Soverato ?
Quello rosso a mo di ciliegina
o piccolo arcuato come a ‘na spina ?
Se dice che un giovane pastore
dovenno pascolà pe molte ore,
pe pranzo se fosse portato
‘n po’ de pane coi peperon guarnito.
Diceva che sto frutto a molti inviso
te facesse vedè er paradiso,
co artri cibi bene combinato
era delizia per il su palato.
Anzi arivò perfino a dirmi
che uccideva nella panza i vermi !
Pensanno a questo alfin s’appisolò
sotto ‘nulivo e poi s’addormentò.
‘N lupo bucaniere e ‘n po’ codardo
pe via de pecore trovannosi passanno,
je frega a colazione a quer balordo
e se ne scappa in fretta sghignazzanno.
Se sveja allora er giovane pastore
E vede er lupo, ma nun je va de core,
quello lo guarda come fosse ‘n pollo
e je fa pure er segno dell’ombrello.
Magnete tutto, disse er poveretto,
quello che c’è dentro a quer sacchetto.
T’o dico con un granne orgoijo
solo che poi…a cacar te vojo !
er vero peperoncino…de Soverato ?
Quello rosso a mo di ciliegina
o piccolo arcuato come a ‘na spina ?
Se dice che un giovane pastore
dovenno pascolà pe molte ore,
pe pranzo se fosse portato
‘n po’ de pane coi peperon guarnito.
Diceva che sto frutto a molti inviso
te facesse vedè er paradiso,
co artri cibi bene combinato
era delizia per il su palato.
Anzi arivò perfino a dirmi
che uccideva nella panza i vermi !
Pensanno a questo alfin s’appisolò
sotto ‘nulivo e poi s’addormentò.
‘N lupo bucaniere e ‘n po’ codardo
pe via de pecore trovannosi passanno,
je frega a colazione a quer balordo
e se ne scappa in fretta sghignazzanno.
Se sveja allora er giovane pastore
E vede er lupo, ma nun je va de core,
quello lo guarda come fosse ‘n pollo
e je fa pure er segno dell’ombrello.
Magnete tutto, disse er poveretto,
quello che c’è dentro a quer sacchetto.
T’o dico con un granne orgoijo
solo che poi…a cacar te vojo !
La freccia partita dalla tua balestra
ha colpito, ma la tua mira non è olimpica
me ne sono accorto dal dolore acuto
nell’addome. Non lo hai nemmeno sfiorato
il cuore o il collo o pure il costato
il medico mi permette solo un saluto
e la censura è in agguato. La tua amica
sta ridendo, ora è affacciata alla finestra.
Poi ti sei superata, rimorsi o sensi di colpa
che fossero, hai deciso di curarmi con le tue mani
e ora che aspetto il prete per l’estrema unzione
di certo non ti ringrazio. Il pigiama turchese
che mi hai regalato è nell’armadio, il mese
di pigione è scaduto ed è pronta la nuova dazione
per l’impiegato del catasto. Mi fa un male da cani
perché almeno non suoni qualcosa con l’arpa?
Ora che non so più niente di te, ne so più di prima
le foglie ingiallite sono sul selciato e il sole
scalda solo nel pomeriggio. Ti scriverò una lettera
prima o poi, ma di sicuro la manderò all’indirizzo
sbagliato, quello di una poetessa col cuore nel pozzo
e una storia bislacca alle spalle. La suora
dell’ospedale è stata intraprendente, le scale
erano buie, ma la sua lingua era calda come una lama.
Der buon umore ero ‘n gran profeta
prima de inizià a fa la dieta.
E principiò così la mia odissea
pe riportamme quanto meno in linea.
“Linea de che ? A linea Maginot ?
Me resta che da piagne un bel po’ !”
“Te devi da levà tutto sto grasso,
nun devi da magnà, vattene a spasso.”
“E in dove vado che nun ce la fò,
senza benzina io ne morirò !
Io si nun magno sono disperato.
N’e calorie non c’ho mai creduto”
“Nun poi magnatte a solita robaccia
che tutta la salute te minaccia…”
“ ‘An vedi questo…dove magni tu
t’e danno e fettuccine cor ragù’ ?
A mi salute se sente rinfrancata,
ne magnerei 'na cofanata.”
“Allora sei proprio ‘n impunito.”
“E’ vero me la so legata ar dito!”
Che tutti sti divieti so pesanti,
fanno da bestemmià puro li santi !
Nun poi magnà pe nun ingrassà,
nun fa l’amore che fa male al core,
nun poi durmì sinnò te rimbambisci,
a malapena a respirar riesci.
Che poi quanno che arivi ar cimitero
Che je racconti ar Giudice severo ?
Che nun fu Lui a farti trapassà
ma li divieti, come digiunà ?
prima de inizià a fa la dieta.
E principiò così la mia odissea
pe riportamme quanto meno in linea.
“Linea de che ? A linea Maginot ?
Me resta che da piagne un bel po’ !”
“Te devi da levà tutto sto grasso,
nun devi da magnà, vattene a spasso.”
“E in dove vado che nun ce la fò,
senza benzina io ne morirò !
Io si nun magno sono disperato.
N’e calorie non c’ho mai creduto”
“Nun poi magnatte a solita robaccia
che tutta la salute te minaccia…”
“ ‘An vedi questo…dove magni tu
t’e danno e fettuccine cor ragù’ ?
A mi salute se sente rinfrancata,
ne magnerei 'na cofanata.”
“Allora sei proprio ‘n impunito.”
“E’ vero me la so legata ar dito!”
Che tutti sti divieti so pesanti,
fanno da bestemmià puro li santi !
Nun poi magnà pe nun ingrassà,
nun fa l’amore che fa male al core,
nun poi durmì sinnò te rimbambisci,
a malapena a respirar riesci.
Che poi quanno che arivi ar cimitero
Che je racconti ar Giudice severo ?
Che nun fu Lui a farti trapassà
ma li divieti, come digiunà ?
Il mio nome
è Gennaro Capuozzo
facevo o guardiano
dint’ò cimmitero
e San Giuseppe Vesuviano.
M’hanno ritto che muorto
o Re du quartiere
Pasquale scamorza
faceva paura soltanto a guardarlo.
Abitava du vie
prima de casa mia.
Teneva i vestite
sempre belle stirate
e li cravatte e mille colore
cu chillo portafoglio a manica em’brella
quanne passava era solo n’inchino
era come se passasse o patre eterno.
U jorno che muorto
c’è stata la banda
sonava a musica che pariva nà festa.
Io mi chiamo Gennaro Capuozzo
facevo o guardiano dint’ò cimmitero
chillo jorno c’è stavo pur’io
ma stave tiso
Comm’ò o Re do quartiere.
Ci hanno misi vicini
sotta nu mucchio e terra
co du foto ricordo
chi manco io ricordo.
O Re me guardava
poi risse furioso
“ Ma scusa tu no si Gennaro o guardiano
de stò camposanto? ”
Feci cenno de si
abbassando la capo
“ Allora Gennaro famme ò favore
Statte luntano che io so nu signore ”
Mi venne da ride in chillo momento
poi rissi ridenno “ Scusate signore se volete mi sposto
ma devo chiamare Gennaro ò guardiano
lui di signori na missi nt’a terra
eppure nessuno sé mai lamentato
forse perché lui era sopra e ò signore
era sotto?”
Suona sempre due volte, si dice
ma lo sai che è una fola soltanto,
paravento del vero che tace:
vola via piú veloce del vento.
E ti lascia in cassetta l'avviso
di una lettera raccomandata
quasi quasi è deluso ed ha inteso
"Ti ho chiamato ma non t'ho trovata".
"Ti ho suonato due volte...non basta?"
Sai che mente e nient'altro puoi fare
devi andare di corsa alla Posta
ma il postino lo mandi a... cantare!
ma lo sai che è una fola soltanto,
paravento del vero che tace:
vola via piú veloce del vento.
E ti lascia in cassetta l'avviso
di una lettera raccomandata
quasi quasi è deluso ed ha inteso
"Ti ho chiamato ma non t'ho trovata".
"Ti ho suonato due volte...non basta?"
Sai che mente e nient'altro puoi fare
devi andare di corsa alla Posta
ma il postino lo mandi a... cantare!
Buon giorno a tutti voi, signori miei,
Circasso è il nick che mi rappresenta,
giammai felice io sopporterei
che tale nome il core vi spaventa.
Son pacioccone, allegro, tenerone,
di ironia faccio uso assai.
Sarà che sono un grande, buon terrone
scrivo, verseggio e non mi fermo mai.
Solo che quando uso sta boccaccia
mi piace dire quello che ho in testa,
dico qualsiasi cosa che mi piaccia,
purch’ essa sia una cosa onesta.
Se sbaglio chiedo scusa e non m’arresta
cercare di capir dove sbagliai
per scatenare questa gran tempesta,
se la diritta via abbandonai.
Parlo italiano, romano e calabrese,
a volte penso d’essere uno spasso.
Verità cerco, quelle disattese
dileggiar spero… almeno…se non scasso !
Ridete allor di frasi fraintese,
che addolcisco col solito bon ton
Per chiarimenti io non bado a spese
In fondo sono io…sono Bronson.
Circasso è il nick che mi rappresenta,
giammai felice io sopporterei
che tale nome il core vi spaventa.
Son pacioccone, allegro, tenerone,
di ironia faccio uso assai.
Sarà che sono un grande, buon terrone
scrivo, verseggio e non mi fermo mai.
Solo che quando uso sta boccaccia
mi piace dire quello che ho in testa,
dico qualsiasi cosa che mi piaccia,
purch’ essa sia una cosa onesta.
Se sbaglio chiedo scusa e non m’arresta
cercare di capir dove sbagliai
per scatenare questa gran tempesta,
se la diritta via abbandonai.
Parlo italiano, romano e calabrese,
a volte penso d’essere uno spasso.
Verità cerco, quelle disattese
dileggiar spero… almeno…se non scasso !
Ridete allor di frasi fraintese,
che addolcisco col solito bon ton
Per chiarimenti io non bado a spese
In fondo sono io…sono Bronson.
E meno male che ce sei tu
sinnò sarei già in mano a Belzebù.
Da che me svejio a quanno er giorno more
riempi la mi vita de calore.
Mutanne e maglia so appena stirate,
a colazione co ‘e fette biscottate,
me metti in mano a borza co l’affari mia
me baci e sono pronto pe annare via !
Poi torno a mezzogiorno pe pranzà,
manicaretti me ce fai trovà,
me conti quanto hai lavorato
oggi hai dovuto fa puro er bucato !
I’ t’accarezzo e me sento fiero
tanta felicità nun me pare vero.
Torno al lavoro pe poi rientrà
a sera e tu sei sempre la.
A notte poi è sempre speciale
nun poggio a testa sopra der guanciale,
me fai sentì davero….’nanimale
a fa l’amor co te è sensuale !
Ormai sono vent’anni de sta storia,
armeno fino a quanno c’ho memoria,
che m’è venuta voja de cagnà,
fare pazzie, cagnà mentalità.
Esse moderni, so ancora ‘ngiovinotto,
provà co ‘nartra in fonno sotto sotto,
te amo tanto, tanto da ‘mpazzì
che voi che sia ‘na vorta…pe capì.
“Amò, nun farlo” me rispose lei
“Che sopportarlo proprio nun potrei
vedè che dai a ‘nartra la sostanza
der poco che te porti sotto a panza.
Stai tranquillo che c’ho pensato io,
l’ho fatto già tre vorte co tu zio,
du vorte col lattaro ma si sa
che certamente qui ritornerà.
‘Na vorta co er nostro affittuario
‘nartra co Romoletto nell’armadio,
insomma me so data un pò da fa
perché nun te dovessi da preoccupà.
‘O vedi, amò, che penso sempre a te ?
De più da me che cosa vuoi ottenè,
siediti comodo e prenditi ‘n caffè.
sinnò sarei già in mano a Belzebù.
Da che me svejio a quanno er giorno more
riempi la mi vita de calore.
Mutanne e maglia so appena stirate,
a colazione co ‘e fette biscottate,
me metti in mano a borza co l’affari mia
me baci e sono pronto pe annare via !
Poi torno a mezzogiorno pe pranzà,
manicaretti me ce fai trovà,
me conti quanto hai lavorato
oggi hai dovuto fa puro er bucato !
I’ t’accarezzo e me sento fiero
tanta felicità nun me pare vero.
Torno al lavoro pe poi rientrà
a sera e tu sei sempre la.
A notte poi è sempre speciale
nun poggio a testa sopra der guanciale,
me fai sentì davero….’nanimale
a fa l’amor co te è sensuale !
Ormai sono vent’anni de sta storia,
armeno fino a quanno c’ho memoria,
che m’è venuta voja de cagnà,
fare pazzie, cagnà mentalità.
Esse moderni, so ancora ‘ngiovinotto,
provà co ‘nartra in fonno sotto sotto,
te amo tanto, tanto da ‘mpazzì
che voi che sia ‘na vorta…pe capì.
“Amò, nun farlo” me rispose lei
“Che sopportarlo proprio nun potrei
vedè che dai a ‘nartra la sostanza
der poco che te porti sotto a panza.
Stai tranquillo che c’ho pensato io,
l’ho fatto già tre vorte co tu zio,
du vorte col lattaro ma si sa
che certamente qui ritornerà.
‘Na vorta co er nostro affittuario
‘nartra co Romoletto nell’armadio,
insomma me so data un pò da fa
perché nun te dovessi da preoccupà.
‘O vedi, amò, che penso sempre a te ?
De più da me che cosa vuoi ottenè,
siediti comodo e prenditi ‘n caffè.
Loro che hanno l’auto blu
e la vorrebbero grigio metallizzato
per dare meno nell’occhio.
Loro che sono rappresentanti
del popolo senza essere
mai stati votati da nessuno.
Loro che scambiano i congiuntivi
con un’infiammazione dell’occhio.
Loro che usano il parrucchino
come casco protettivo
quando sono in moto.
Loro che hanno come marito
un esperto fumatore di sigari
dello studio ovale.
Loro che sono stati delle spie
prima di diventare condottieri
della nazione.
Loro che prendono le mazzette
per entrare nei titoli di testa
del telegiornale delle venti.
Loro che se stai più sereno
ci pensa il boia
a farti venire il mal di testa.
Loro che non hanno ancora inventato
il clientelismo virtuale
ma ci stanno lavorando.
Noi che abbiamo sempre
un amico di un amico da accontentare
Il giorno delle elezioni.
Noi che al referendum votiamo ni
perché non abbiamo deciso
da che parte stare.
Noi che conoscere un assessore
può essere sempre utile
ma conoscerne due è meglio.
Noi che per chiedere la raccomandazione
non andiamo all’ufficio postale
ma da chi di dovere.
Noi che l’unica pagina strappata
del vocabolario è quella
con scritta la parola “tasse”.
Noi che teniamo famiglia
quando c'è d’avere coraggio
e ce ne scordiamo per tutto il resto.
Noi che abbiamo gli stessi difetti
di chi ci rappresenta
ma pensiamo di essere migliori.
Noi che abbiamo un piacere
da chiedere ma mai
un favore da fare.
Noi che non votiamo
perché sono tutti ladri
e perché non ci danno il permesso
di lasciare i domiciliari.
Loro e noi in questo teatro della vita
qualcosa ci è sfuggito di mano
e non ci stiamo chiedendo il perché.
e la vorrebbero grigio metallizzato
per dare meno nell’occhio.
Loro che sono rappresentanti
del popolo senza essere
mai stati votati da nessuno.
Loro che scambiano i congiuntivi
con un’infiammazione dell’occhio.
Loro che usano il parrucchino
come casco protettivo
quando sono in moto.
Loro che hanno come marito
un esperto fumatore di sigari
dello studio ovale.
Loro che sono stati delle spie
prima di diventare condottieri
della nazione.
Loro che prendono le mazzette
per entrare nei titoli di testa
del telegiornale delle venti.
Loro che se stai più sereno
ci pensa il boia
a farti venire il mal di testa.
Loro che non hanno ancora inventato
il clientelismo virtuale
ma ci stanno lavorando.
Noi che abbiamo sempre
un amico di un amico da accontentare
Il giorno delle elezioni.
Noi che al referendum votiamo ni
perché non abbiamo deciso
da che parte stare.
Noi che conoscere un assessore
può essere sempre utile
ma conoscerne due è meglio.
Noi che per chiedere la raccomandazione
non andiamo all’ufficio postale
ma da chi di dovere.
Noi che l’unica pagina strappata
del vocabolario è quella
con scritta la parola “tasse”.
Noi che teniamo famiglia
quando c'è d’avere coraggio
e ce ne scordiamo per tutto il resto.
Noi che abbiamo gli stessi difetti
di chi ci rappresenta
ma pensiamo di essere migliori.
Noi che abbiamo un piacere
da chiedere ma mai
un favore da fare.
Noi che non votiamo
perché sono tutti ladri
e perché non ci danno il permesso
di lasciare i domiciliari.
Loro e noi in questo teatro della vita
qualcosa ci è sfuggito di mano
e non ci stiamo chiedendo il perché.
Quanno t’ho preso eri ‘na farfalla,
tu me dicesti si a Caracalla,
poi nun parlasti più, te stavi muta
ed io pensai che fossi contenta.
Se semo fidanzati ed io ho pagato
perché magnavi solo cioccolato.
Tutte ‘e dorcezze che trovavi in giro
te le magnavi con un gran sospiro.
Io te guardavo e me pareva che
nulla è più dorce se nun penso a te.
Cor tempo poi ce semo maritati
e in mezzo ‘a la folla d’invitati
a muso duro come un alieno
gridasti “Amò, devi magnà de meno !”.
‘Nce feci caso, nun era l’occasione
p’avè la prima granne discussione.
Sarà stanca la mia poverina
lei se strafoca e a me fa ‘a romanzina ?
Come cambiò da allora a vita mia!
prima magnavemo solo cioccolate,
ora solo calci, pugni e bastonate !
De giorno me parea de sta ‘ntrincea,
de notte puro co la contraerea,
tu a comannare ed io ad obbedì,
‘a chiami amore questa roba qui ?
‘O zucchero che avevi più de tante
è diventato un dorcificante.
Mò nun sei più l’anima gemella,
sei diventata una….Marescialla !
tu me dicesti si a Caracalla,
poi nun parlasti più, te stavi muta
ed io pensai che fossi contenta.
Se semo fidanzati ed io ho pagato
perché magnavi solo cioccolato.
Tutte ‘e dorcezze che trovavi in giro
te le magnavi con un gran sospiro.
Io te guardavo e me pareva che
nulla è più dorce se nun penso a te.
Cor tempo poi ce semo maritati
e in mezzo ‘a la folla d’invitati
a muso duro come un alieno
gridasti “Amò, devi magnà de meno !”.
‘Nce feci caso, nun era l’occasione
p’avè la prima granne discussione.
Sarà stanca la mia poverina
lei se strafoca e a me fa ‘a romanzina ?
Come cambiò da allora a vita mia!
prima magnavemo solo cioccolate,
ora solo calci, pugni e bastonate !
De giorno me parea de sta ‘ntrincea,
de notte puro co la contraerea,
tu a comannare ed io ad obbedì,
‘a chiami amore questa roba qui ?
‘O zucchero che avevi più de tante
è diventato un dorcificante.
Mò nun sei più l’anima gemella,
sei diventata una….Marescialla !



