Terzine di endecasillabi a maiore a rime incatenate.
Vorrei aver la mente così vuota
da non saper che cosa condividere.
Invece nei pensier confusa nuota
che sono cento tra cui non decidere
inframezzati a mille e più timori
che ispirazione corrono ad uccidere
in questo pomeriggio di bollori
nei quali non rilevo gerarchia
per stabilire i giusti direttori
su cosa batter dopo e cosa pria
con questa vecchia e lurida tastiera.
M’anche se programmassi esatta scia
con la sua direzione cavaliera¹,
scorron le dita lente su quei tasti
che prima che una riga² venga intera
già mille dubbi portano nefasti
a cancellarla per narrar dell’altro
con orizzonti a volte anche più vasti.
Magari per riuscire un po’ più scaltro
dovrei puntar veloce su un vocale
ma credo che in tal caso poi peraltro
la frase finirebbe pure male
che l’interromperei per distrazione
pensando a una trovata più banale.
Inconcludenza storica affannata
che tutta la mia vita ha dirottato
fino a trovarla adesso incespicata.
Intanto in quest’agosto smisurato
sudore che continua a sgocciolare
come da un rubinetto logorato
ciò che riman continua a maciullare
di lettere su plastica stampata
rendendole ogni giorno meno chiare;
la maggior parte ormai s’è cancellata
ma digito a memoria, a dire il vero,
e quindi neanche vista ch’è appannata
dietro l’occhiale stanco bigio³ e nero
può più fornire un alibi agli errori
che vengon fuori per strano mistero.
Forse sbaglio perché con i calori
scivolan malamente sul sudore
neuroni che son preda dei bollori
e le sinapsi vanno con dolore
a perder giusto punto di contatto
d’un logico pensiero attivatore
spingendomi al delirio come un matto.
¹: precisa, come tracciata su un’assonometria da ingegneri militari;
²: un verso;
³: grigie le lenti, nera la montatura.
17/08/2024
Vorrei aver la mente così vuota
da non saper che cosa condividere.
Invece nei pensier confusa nuota
che sono cento tra cui non decidere
inframezzati a mille e più timori
che ispirazione corrono ad uccidere
in questo pomeriggio di bollori
nei quali non rilevo gerarchia
per stabilire i giusti direttori
su cosa batter dopo e cosa pria
con questa vecchia e lurida tastiera.
M’anche se programmassi esatta scia
con la sua direzione cavaliera¹,
scorron le dita lente su quei tasti
che prima che una riga² venga intera
già mille dubbi portano nefasti
a cancellarla per narrar dell’altro
con orizzonti a volte anche più vasti.
Magari per riuscire un po’ più scaltro
dovrei puntar veloce su un vocale
ma credo che in tal caso poi peraltro
la frase finirebbe pure male
che l’interromperei per distrazione
pensando a una trovata più banale.
Inconcludenza storica affannata
che tutta la mia vita ha dirottato
fino a trovarla adesso incespicata.
Intanto in quest’agosto smisurato
sudore che continua a sgocciolare
come da un rubinetto logorato
ciò che riman continua a maciullare
di lettere su plastica stampata
rendendole ogni giorno meno chiare;
la maggior parte ormai s’è cancellata
ma digito a memoria, a dire il vero,
e quindi neanche vista ch’è appannata
dietro l’occhiale stanco bigio³ e nero
può più fornire un alibi agli errori
che vengon fuori per strano mistero.
Forse sbaglio perché con i calori
scivolan malamente sul sudore
neuroni che son preda dei bollori
e le sinapsi vanno con dolore
a perder giusto punto di contatto
d’un logico pensiero attivatore
spingendomi al delirio come un matto.
¹: precisa, come tracciata su un’assonometria da ingegneri militari;
²: un verso;
³: grigie le lenti, nera la montatura.
17/08/2024
