Ferma e seduta. Aspetta.
Mi guardi con quel rossetto,
senza fretta.
Nessuno può fermarmi,
nessuno sente quel che sento,
tutti sanno quel che vedo.
Ricci in alto, groviglio,
e forme lisce come il marmo.
Fredda.
Eppure il nero è così caldo,
così penetrante.
Tra le tue braccia mi sento al sicuro,
scompaio in questo guscio duro.
Guardo le stelle e le confondo
con la luce del giorno.
Niente a che fare con i suoni
che lambiscono il cielo.
Niente.
È il tuo corpo. La tua posizione.
La figura, il volto, i piedi.
Le mani raccolte sotto il mento
a darmi la scossa che cerco.
Perché forse ho paura.
Paura di ciò che vedo.
