Espirare.
L’aria è troppo magra.
Stanza sottile.
Mi punzecchi,
una risposta scivola via.
Prigione di vetro,
le tue domande.
Spingi.
Rompi il cristallo,
spingi ancora.
Luci, virano,
sott’acqua che non scotta.
Il tempo è roba morta:
secondi sciolti sul fondo,
un orologio rotto.
Fuori,
i miei fantasmi di porcellana,
sorseggiano il vuoto.
Mentre qui,
dentro questa seta nera,
una divinità mi tiene giù.
Mi governa con un piede.
