scaldandosi alle fioche luci
della carezzevole aurora,
si nutre di tiepidi raggi.
Vola veloce il mattino:
avido, sugge latte
dai turgidi seni del giorno.
Rinfrancato, satollo, carico di vita,
il sole si fissa alto nel cielo
a rimirare la sua creatura.
La mattina, dispensatrice di colori,
passa la sua mano su per i monti,
sulle colline, a valle...
e ovunque è un rinascere
di fiorenti e allegre risate:
note argentate
che fan vibrare i cuori.
Quando a sera si smorzano le luci,
fiaccole e candele
risaltano nell’oscurità.
La bianca luna si veste di luce,
il buio si adagia sulle ombre.
Nel silenzio della notte,
bisbigli sonnolenti avvolgono
corpi caldi e un complice buio,
fatto di abbracci e baci,
dà vita a festose
e gaie danze d’amore.
Son passato per un saluto
La quiete che pervade questa terra
fa scenario al fluire del suo fiume
all’imbrunir del cielo nella sera
e ad essa s’abbandonan fiduciose
le acque dei canali di golena
e i filari di pioppi e le boscaglie
donde uccelli acquattati tra le foglie
frementi d’ali s’alzano fuggiaschi
all’inceder di passi e voci umane.
Scampagnata a sorpresa a fin lavoro
collega a festeggiar in riva al fiume,
brigata lieve a caso improvvisata,
pur tu presente schiva crëatura
che stasera rivedo in altra luce,
fata limpida ignara di magie
che vorrei coglier come un fior tu fossi
senza dover recidere il tuo stelo
per chiuderti appassita e scolorita
tra pagine del libro della vita.
Ed ecco repentin dall’altra sponda
a vespro uno squillare di campane
che chiamano i fedeli alle preghiere
dando pace ad aviti casolari,
a parche mense e talami consueti
ove le stanche membra ristorare.
Incantator di torbide malie,
demone esausto d’anima sgualcita
vorrei mia redenzione in questa terra,
e a te fata il mio pane consacrare,
attinger acqua pura dal tuo pozzo,
bere al tuo desco nettare divino,
con te in onesto talamo giacere.
E mentre altrove ancor sono disperso
soave amico a fianco mi rammenta
l’amaro pane a romper l’indomani
e io fingo apprensione a chi non sa
quale suono profondo m’ha cercato. (*)
(*): Parafrasi da “Vento a Tindari” (Salvatore Quasimodo)
Appesa viaggio leggera,
sospesa tra terra e cielo,
spinta, distesa nell’aria
tra ascesa e discesa
oscillano passioni,
decollano impressioni,
un agile tuffo risuona
nel cuore di un bimbo
pendolo senza freni,
spicco un volo infinito,
uno slancio al di qua
uno sguardo al di là.
tra pietre antiche e il ciottolato ,
un giallo muro fiorisce e annoda
storie di un tempo mai scordato.
Gerani rossi , un vivaio pensile ,
come sorrisi sul volto severo e l'ortensia bianca , cosi sensibile ,
narra di estati e d'un cielo vero .
La vita mai si affretta ,
mai si annulla e l'anima trova i suoi attimi pieni .
Poi la scalinata, invita alla salita e sussurra
saggezza antica.
(Via Cav. G. Pirro' , vicolo di Montepaone (CZ)





