Buon pomeriggio Giancarlo,ma che bella questa tua analisi,hai parlato della parte più profonda di quest'arte.
Io sono un'amante della poesia e nondimeno del poeta.Leggo quasi sempre le biografie dell'autore che vado a conoscere,proprio per meglio identificare il percorso poetico e letteraio ma non meno importante,l'aspetto umano che è quello che segna,che sconfina in genere poi tra le parole,così come accade tra di noi..nel nostro piccolo.
Ognuno ha in sè tutto ciò che scrive,tutto ciò che vive..tutto ciò che vede nel sociale,in chi vive vicino a noi e anche lontano,con un po' d'attenzione si possono cogliere i segni di sofferenza o di gentilezza o tutte quelle sfumature di cui ogni essere umano è provvisto e possiamo anche soffermarci a pensare a come possiamo osservare il passato di ognuno da piccole cose,piccoli gesti compiuti e incompiuti e l'ironia con cui affrontare tutto,anche i disagi più profondi.E' uno specchio la poesia..un bellissimo specchio capovolto dall'anima di ciascuno.
Mi ha fatto piacere questa tua riflessione.Moltissimo.
E ti ringrazio.
Buon pomeriggio e buona poesia quindi.
Riporto qui un brano di Byron che mi piace rileggere sempre,perchè attualissimo nel disagio sociale che viviamo noi in particolare sulle nostre coste.
Tema che ho trattato anch'io ma non certo così egregiamente.
Grazie ancora
Ondeggia, Oceano
Ondeggia, Oceano nella tua cupa
e azzurra immensità
A migliaia le navi ti percorrono invano;
L’uomo traccia sulla terra i confini,
apportatori di sventure,
Ma il suo potere ha termine sulle coste,
Sulla distesa marina
I naufragi sono tutti opera tua,
è l’uomo da te vinto,
Simile ad una goccia di pioggia,
S’inabissa con un gorgoglio lamentoso,
Senza tomba, senza bara,
senza rintocco funebre, ignoto.
Sui tuoi lidi sorsero imperi,
contesi da tutti a te solo indifferenti
Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma,
Cartagine?
Bagnavi le loro terre quando erano libere
e potenti.
Poi vennero parecchi tiranni stranieri,
La loro rovina ridusse i regni in deserti;
Non così avvenne, per te, immortale e
mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde;
Il tempo non lascia traccia
sulla tua fronte azzurra.
Come ti ha visto l’alba della Creazione,
così continui a essere mosso dal vento.
E io ti ho amato, Oceano,
e la gioia dei miei svaghi giovanili,
era di farmi trasportare dalle onde
come la tua schiuma;
fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
a me dava gioia,
Perché ero come un figlio suo,
E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
E giuravo sul suo nome, come ora.