Morto Lolli non c’è un altro Lolli.
Nessun altro dico, perché i poeti non vanno d’accordo con le canzonette e con le industrie del settore. A sintetizzare il concetto ci sono i versi finali di “Autobiografia industriale” (Autobiografia industriale” nell’album “ Disoccupate le strade dai sogni 1977-Ultima Spiaggia, ZBLS 34020):
Cioè come possono gli intellettuali \dare una mano per mantenere \sempre gli stessi rapporti sociali ?
E già, ieri come oggi!
Difficile dimenticare il suo primo approccio con l’industria discografica così come trovare i suoi dischi sugli scaffali, molto lontano dalle hit perché Lolli era il poeta che si ascoltava in silenzio, nelle soffitte, con la bella musica del sax talvolta o accompagnandosi con le chitarre, tra amici che volevano pensare ad un futuro diverso dal presente dominato da quella, “vecchia piccola borghesia di cui cantava: “non so dire se fai più rabbia pena schifo o malinconia” (Borghesia nell’album Aspettando Godot (1972)EMI Italiana-Columbia, 3C 064-17814).
E già, oggi come ieri, ma oggi ancora più schifosa perché sfacciatamente si afferma il dominio assoluto e senza possibilità di alternativa dei potentati finanziari, le grosse sanguisughe sulle spalle delle nazioni.
Leggiamo le conseguenze nei disastri annunciati, come si trattasse di un algoritmo indipendente dal momento storico, tanto passerà anche questo bagno di folla, tanto dopo i funerali di Stato tutti si torna sotto gli ombrelloni, ci sarà una commissione che a sua volta riferirà ad un’altra commissione e l’unica contraddizione sarà ovviamente:
“quella fila, quei dieci morti"( Piazza, bella piazza nell’album: Ho visto anche degli zingari felici 1976-EMI Italiana-Columbia, 3C 054-18153).
Eccoci caro Claudio, i tuoi versi non ci hanno mai abbandonati, zingari come allora li abbiamo trasmessi ai nostri figli mentre erano tra le nostre braccia, come avviene per i veri poeti che basta aprire bocca e raccontano l’autenticità del loro rapporto con la vita e mai la disponibilità nei confronti di chi li vuole servi in cambio di una mollica di celebrità.
Ciao Claudio, anche se “Godot non è mai arrivato, e si fa le cose sue”, a me resterà la tua parola, di “maître à penser”.
Franco