Dunque Bukowsky! E la domanda è sempre la stessa: cosa c’entra un tipo simile con la poesia?
Basta leggere due righe per trovarsi in un mondo senza pretese metafisiche, tra prostitute e bevute di birra conficcate in un esserci che sa di fango o a seconda dei punti di vista di cielo stellato basta che ci si intenda su ciò che potrebbe soddisfare il bisogno di felicità, se un dono del cielo, la capacità di sintesi dei filosofi e degli scienziati o qualcosa alla portata di tutti come il sesso o la corsa dei cavalli.
Nessun altro poeta attorno, ovvio come qui in Poetry readings. Come si può infatti ascoltare tutto un mondo che parla delle sue tristezze, di fallimento economico nei confronti delle altre arti, gratificato solo da parenti, amici e altri poeti?
“I reading di poesia devono essere una delle cose
più tristi e dannate al mondo,
conciliaboli tra cerchie di fanatici e fanatiche,
settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno
dopo anno,
invecchiano insieme,
continuando a leggere in incontri semideserti,
nella perenne speranza che il loro genio venga
scoperto
registrandosi insieme su cassetta, su disco,
sudando per gli applausi
in pratica si leggono
a vicenda
senza mai riuscire a trovare un editore newyorkese
e neanche uno
a miglia di distanza,
ma vanno avanti a leggere e a leggere
nei covi di poesia d’America,
mai scoraggiati,
mai considerando la possibilità che
il loro talento possa essere
minimo, quasi invisibile,
vanno avanti a leggere e a leggere
davanti alle loro madri, alle loro sorelle, ai loro mariti,
alle loro mogli, ai loro amici, agli altri poeti
e a quella manciata di idioti apparsi
lì dentro
dal nulla.”
Sono questi i folli e questo il tipo di follia che ispirano il titolo del libro? Una massa senza ingegno che vive tra coordinate tutte sue, distaccate dal libro della realtà e dunque incapace di interpretarla, figuriamoci a trasformarla.
E dunque non resta che vergognarsi per questa sbandata colossale che vorrebbe chiamarsi creatività?
Come vorrebbero competere con la creatività in altri settori della società moderna se il comportamento è autoreferenziale, egotico, misterioso e senza coraggio?
“Mi vergogno per loro,
mi vergogno perché devono sostenersi a vicenda,
mi vergogno dei loro ego blesi,
della loro mancanza di palle.
Se sono questi i nostri creativi,
vi prego, vi prego datemi altro:”
ciò che cerca è una creatività che attinga da una realtà molto più ricca e produttiva di quella fine a sé stessa e sterile di questi poeti d’America
“un idraulico sbronzo in una pista di bowling,
un dilettante in un incontro da quattro riprese,
un fantino che porta il suo cavallo
allo steccato,
un barista all’ultima ordinazione,
una cameriera che mi versa un caffè,
un ubriaco che dorme in un portone abbandonato,
un cane che mastica un osso secco,
una scorreggia d’elefante nel tendone di un circo,
un incidente in autostrada alle 6 di sera,
il postino che mi racconta una barzelletta sporca.
Tutto
Tutto
Ma non
loro.”
La domanda è: cosa cambia passando da un continente all’altro, dal novecento agli anni inaugurati dalle torri abbattute e della creatività espressa nella tecnologia di controllo delle menti?
(F.I.)
(Il testo poetico e virgolettato è tratto da "Charles Bukowsky, Il CANTO DEI FOLLI, POESIE II , UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI,pag.160-163. Trad. di Simona Viciani")