Sono parole come pastelli ad olio che tu mi sussurri,
sono preziose, me lo suggerisce la scia del mio iride:
sono uno dei sette tesori del Buddha, quello più raro,
il Sutra del Diamante che forse ha ucciso l’illusione;
e sono inafferrabili, nel mio concetto di cielo stellato.
Ti vedo come vedo il vero blu, il pigmento ventinove,
quello dei lapislazzuli, la base dell’oltremare genuino,
e poi ti immagino come l’alchimista immagina l’oro:
come la filosofia, la magia, una pietra legata al cielo.
Eri polvera rossa molto densa, eri il terra di Siena,
l’embrione dell’idea, e poi un materiale giallastro,
forse ambra, forse il chakra che scaccia gli incubi.
Ma oggi sei bianco di titanio, l’elemento coprente,
il colore degradante, sei l’apparenza, la superficie.
Lasciami essere nero freddo però, che sono stanco,
che ci sono risvolti opachi e sfumature azzurrognole
fra la mie due convinzioni e le mie quasi quattro virtù:
l’altruismo, la generosità, come tratti di un mosaico.
Tu sei arte povera, Poesia, sei il colore organico,
sei la clorofilla e il tannino, sei il rilievo del naso;
e come tante pie bugie le tue parole sbocciano
in pennellate di cobalto, come noccioli di pesca
e toni di porpora, come opalescenza e nebbia,
come fumo che vela e poi secca in uno sguardo.
Tu non sei che un pigmento, Poesia, il rubino,
il corallo bianco, la perla rossa e l’acquamarina:
e forse già lo sai, quanto amo il tuo strato sottile.

Commenti
forse la riconoscibilità non aiuta...
charlie
Mi ci trovo molto in questo pezzo che mi ha dato lo spunto per poter descrivere la cosa più bella del mondo attraverso il media più bello.
Ciao
Charlie