Nella casa che aveva il tuo profumo
silenziose erano le stanze
un alone di mistero
tra antichi mobili e ritratti aleggiava.
C'era il tuo amore
che copriva ogni cosa.
Gli aromi dei cibi
il grammofono rotto,
la bianca credenza con i bicchieri riposti
e tu regina sorridente
intonavi un canto
con i capelli annodati in una treccia brizzolata.
Hai cresciuto i miei anni
li hai posto i miei sogni
sopra un grande cortile
dove il mais stava steso ad essiccare.
li vorrei tornare
quelle mura che sapevano di buono
rivedere il tuo volto
che mi ha insegnato
il sorriso alla vita.
Tra il bucato steso e la pioggia di viole
tra le tue mani nodose
che mi accarezzavano il viso
con tenerissimo affetto
in quella casa dove tutto
parlava di te.
movimenti di nuvole
colme di tramonto
processioni lente
su trame
di ultimi colori.
Altissimi voli
a ridosso del cielo
di luce finale
e odori aspri
di brezza e di sale
di notte imminente.
Sono tornato
a questo mare
in cerca di memorie
a ricordare i giorni
del profumo
d'amore.
In controluce
ti guardavo sorridere
in attesa di un bacio
abbandonati
al limio delle onde
al silenzio del vento.
La sera
ci cullava gentile
ci accarezzava la pelle
ci portava
in un sogno dolcissimo
che era il nostro segreto.
Un giorno svanisti
nel fruscio della schiuma
tra i granelli di sabbia
come un raggio di luna
tra i riflessi scarlatti
della giovane aurora.
Mi hai lasciato da solo
a guardare le stelle
scomparire pian piano
dileguarsi nel giorno
come candide lacrime
sulla pelle del cielo
Ma io ti porto spesso qui,
giravano pollicioni
sotto l'albero di Natale,
cotone finto
ed occhi azzurri
sul presepio e i mandarini.
spade incrociate,
riuscirete un giorno
a sorridermi
dalle piastrelle
a rombi in bagno?
Intanto sento il vento
soffiare forte
alla mia porta,
quelle domeniche
da nonno e la mano
ferma sul cappello.
Quando, quella sera in riva al mare
i nostri sguardi s'incrocaiarono
e, accarezzati dalla brezza,
si unirono allo svolazzar
elegante di un gabbiano.
Dorato, lo scintillio delle onde,
accese il respiro
in mille battiti del cuore,
luccicarono gli occhi nostri
in un attimo infinito.
Passa il tempo e,
vorrei ancor tornar
nell'estasi della sera
a poter fomentar lo sguardo mio
nel luccicar del tuo.
cos'io ti narro ora
di terra a me si' cara
che quando ricordo sfiora
nel cor sento tumulto.
Basalti nerri a picco
sull'onde sempre vive
rade la cale placide
a custodir i gusci
brulla la scarsa zolla
celata tra le rocce
i pochi rami chini
ad ossequiare i venti.
Eppur da Monte Grande
quando lo sguardo apri
opprime la bellezza
della natura astiosa:
profumo ogni stagione
di zagare e zibibbo
al fumo delle polle
da Efesto scaldate
e cinto da bassi mirti
lo specchio d'Afrodite,
il lago solforoso
in cui s'annega il cielo.
D'Ogigia t'ho narrato
che quando notte oscura
tra i vichi dei dammusi
dai bianchi tetti a ogiva
Calypso scorgo ancora.
La tenda verde copriva alberi strade e negozi
ma alle prime righe della scura ringhiera erba e boschi si facevan strada
A sinistra cominciava la vita guardata da un imponente muraglia che non era a far paura
ma a farci abbraccio e dava ombra ad un piazzale che ci fece scuola su due ruote
Guardava di sbieco il campo coperto d'estate di libellule e d'inverno di folta neve
e le nostre giornate non conoscevano mai ombra. Eravamo.
Forse un luogo in fondo al mondo
Se è nel cuore di me stessa
Itaca è lontana da scrutare,
anche solo per un giorno
senza fretta, per capire
che innanzi
esiste un'altra aurora
felice più di allora.
Anni di latitanza
che non smetterò mai di amare.
non troverò mai più fuori
quel piccolo mondo
sacro e non profanabile
dimora del tempo andato
la strada è segreta
per i giorni che non tornano più,
nascondiglio dei sogni,
riparo per le mie fragilità
Quel luogo nel cuore
santo per ogni sorriso,
dannato per ogni lacrima
nel disegno dei solchi
come vie sul mio viso
Allo smarrirsi delle cose
io avrò motivo di tornarvi








