in un giorno qualunque.
L'ora è sempre uguale
ed il tempo non cambia,
allora cerco di addormentarmi.
Voglio fare un viaggio
dove il tempo non manca
ricordandomi di tutto
anche delle più piccole cose
sbadatamente perse
perché sembravano banali.
Ho incrociato il tempo
dentro un orologio
che batteva troppo forte le ore
e ad ogni battito
mi son venute
queste poche parole...
come un treno
che torna indietro,
percorrendo ,
tutte le tappe piú importanti
della mia vita.
Scenderei e rivivrei
i momenti piú gioiosi.
Quando ho conosciuto
l'uomo della mia vita,
la nascita dei figli.
Non vorrei fermarmi
nei momenti piú bui.
Andrei oltre,
il paesaggio non mi piace,
guarderei solo dal finestrino.
Poi ripartirei
verso il futuro,
mano nella mano con te
che sei il mio compagno
di viaggio,
la mia roccia ,
il mio amore.
il sorgere del sole che illumina la bellezza eterna
Le mura di questa città alta
sotto a questo cielo di rose perlace
dipingerei i miei pensieri nell'azzurro cielo
scriverei la mia poesia con i raggi ambrati del sole
Mi toglie il fiato in questo sublime incanto
muta lo stato d'animo di gioia di ricordi e di emozioni
il soffio del vento d'estate penetra la mia anima nel ascoltare
il mormorio di foglie
i rami legati si intrecciano come l'amore di rose fiorite
avvolgendo muro ed archi con luci e magia
l'incantevole piazza vecchia il cuore della città il suono delle ventidue dei suoi centorintocchi si innamora ogni straniero che passa e poi ci ritorna incantato come se l'avessi stregato
Mi sazio di qualsiasi luce che mi ha rapito lo sguardo non sono un poeta ma scrivo intingendo con il rosso del mio cuore la città dell'amore
bagnato diedemi alla vita,
come lucciole in volo
scorron veloci i miei pensieri.
Bramosa solo del letto di Venere,
dentro me, ora, v’è calma.
Ieri sono venuta a cercarti,
e ancora una volta ti ho trovata:
sempre lì, dietro una tomba bianca,
ma sempre più vicina a me.
Si, c'era tanta pace:un uccello
cantava o forse piangeva?
Questa notte ho avuto tanto freddo,
sentivo i miei piedi gelarsi fra
quelle lenzuola bianche, fredde.
Ti ricordi quando mi dicevi di
avvicinare i miei piedni alle
tua gambe?Come erano calde, vive!
Non sentivo più freddo; tu non mi
sembravi più così vecchia, così malata...
E tu prendendomi la mano nelle tue vecchie e
stanche mi chiedevi se avevo
detto le orazioni. Ora non le dico più.
Stamattina piove; e io sono
raggomitolata nella tua poltrona,
ho ancora freddo e sento che ho
bisogno dell'amore dei tuoi occhi,
occhi vecchi, stanchi, infossati ma vivi.
Ma tu non ci sei; sei dietro
una tomba bianca, non so
se hai freddo;
il vento soffia e piove ancora.....
Saluti svelti all'aria tutta attorno,
oblunga pausa per affetti e figli
e via, ad afferrare un certo tempo.
Metto in valigia alcune mie essenze,
tre quattro almeno delle più preziose,
e giunto a destinazione le aprirò
sul magico tappeto del passato.
Quando di nuovo mi sdraierò
sul letto sopra il quale veleggiavo,
volutamente mi assopirò scoperto
per fare in modo che la madre mia
nell'ora di accontentare il sonno,
facendo il giro degli amati figli,
chiudendo imposte lasciate sempre aperte,
arrivi a me per rimboccarmi la coperta.
Se avrò fortuna di vedere i lidi,
i riverberi, le sabbie e i visi d’allora,
rotolerò le natiche, le gote e il petto
su quel beige da mille falò macchiato
e violerò l’onda del mezzogiorno
alzando al cielo questi occhi scuri
e identica cosa ripeterò testardo
fin quando il mare tutto non assorbo.
Se di domenica vivrò la casa,
me ne starò nel bel cortile allegro
a saziarmi d’odore di ragù
ancora prima di esser settimo al desco.
Eh sì, dalla stazion dell’oggi parto!
O... scappo?
Il tempo non attende

Latte...liquido, che accanto al sangue è il più vivo; la pelle delle giovani donne, ai tempi quando esse mostravano accentate dal corsetto, rilegate con perle, smeraldi e rubini,seni -
aveva colore di latte mescolato al sangue. Ma mentre il sangue, chiuso ermeticamente nel Corpo, appare di rado, (ed allora questo accompagnato è di rosso, dolore, oppure spavento) - latte, come il sapore solo, ancora senza colore, invece solamente gusto e calore, si riconosce nell'infanzia, succhiando dal seno, prima che sarà servito in bicchieri e gotti.
Estratto dal Corpo, ancora tiepido, se si accosta col gelo del febbraio si copre con un fine strato di panna, affinchè non prenda freddo il nudo essere di latte...madre.
eravamo foglie dello stesso ramo.
Il vento ci conduceva in mille strade.
Tra vortici freddi e bui, ci mostrava la vita dura.
Poi però, la sera, sempre ci riportava al ramo.
Cosi non temevamo nulla.
Era sempre li, a darci ombra d’estate
e riparo d’inverno.
Ora non c’è più! E il vento ci ha dispersi.
Non siamo più foglie.
Ora siamo rami e abbiamo foglie nostre.
Le proteggiamo e curiamo
affinché non ce le rubi il vento.
Mai, però, dovremo dimenticare
le foglie che eravamo.
Lo dobbiamo al nostro caro ramo
che ci ha permesso
di esistere e diventare quel che siamo.
Quante volte nei pensieri
rivedo noi fratelli nel quartiere,
sorridenti e spensierati, senza ombra di paura.
Allora i figli eran di tutti
ogni mamma era chioccia di altri cento.
Quei tempi più non possono tornare.
Li ritroveremo solo quando
si formerà il nostro albero celeste.
mentre sorseggio un amaro caffè
tra i ricordi usati e spaventati
dal freddo dell’inverno.
Cosi come un’ultima foglia
che precipita dallo scarno albero
va al galoppo il treno della vita
che indossa il viaggio.
Mentre i passi ora incerti
rimuovono le tracce dei sorrisi
con il corpo che aspetta l’ultimo giro
ubriaco e mai sazio di tempo.







