Il verde germina

sulla pelle di cartapesta

usurata,

straniante distacco

lasciato ai campi

dall’arsura estiva,

aporie e stranezze,

inestricabili cromie

di feconde inquietudini,

laceri brandelli d’esistenza.

 

Nei giardini

l’erica ora tesse

soffici tappeti lustrali,

tramati di lilla,

bianco, rosa-violetto

e cremisi

che frantumano

il senso di caducità

del vivere.

 

Al tramonto

il cielo arrossisce

lacerando la linea lontana

del tramonto

affinandola di incrinature indicibili,

di venature marmoree

e ambigue finzioni.

 

Ma un’ombra di tristezza

cala sulla marina

che si vela

di straniante foschia

quando il giorno

si disfa

e ripiega melanconico

nell’immagine evanescente

che emana.

 

La sera scende

severa e generosa

di inoperosità

bofonchiando fragilità

e forza

nel balbettio inestricabile

che genera straniamento

e stupore.

 

Ancorato alla mia umanità

che dona un’aura

di nobiltà

all’ovvio e al banale

mi lacero e perturbo

nell’ampia ruga

che solca il volto

denso e vischioso

della notte

attorcigliata in una stanchezza

immane.
Profilo Autore: Salvatore Nuzzo  

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Commenti  

Silvana Montarello
# Silvana Montarello 07-12-2017 21:27
Scende la sera, lasciando il corpo stanco ma ispirato alla poesia, anche qua non so se è una lettera, ma mi piace ciao.

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