Dallo squarcio inver turchino,
entr’all’imbrunito ciel sì birichino,
sovra 'l marinaro borgo,
capolino fece 'l sol e
in aggiunta l’occhiolino,
per mostrar suo buonumore,
nell’epilogo d’Inverno e primaveril esordio.
Ea propenso in brillantezz’ad agir in tutta frett’a
prosciugar, nonché scaldar fradice ossa,
allor insane, pell'umidità crescente,
a cagione della pioggia imperversante.
A lavar a più non posso, s'adopraron le massaie,
pria di metter quei lor panni, stesi al sol, ad asciugare
sotto un lieve venticello vispo e lesto,
disperdente, del sapone, alfin l’odore atto
l’aria, di novello canto ebbr’a profumare,
pel gradir di Primaver’appena nata.
Gronde d'acqua, le giornate ormai trascorse...
Troppo corte, onde permetter di far cose oltre l'orario,
allorquando, reo, 'l buio, fatalmente l'accorciaa
e in un lampo 'l meriggio parea sera,
emulante, anzitempo, plena notte,
appropriat’allo scopo di dormire...
Anzi, no... Innanzitutto, a far l'amore!
Sana cos’assai invitante, di cui ‘l freddo ringraziare.
Senza odor, nonché furia di burrasca
molestante, inver, assai la buona pesca,
indi fu 'l rientrar sì favorente
- nel seguir, del faro, luce, nel suo circolare fascio -
di lampare allor solcant'in largo e in lungo
'l lor mare prediletto,
ond'issar straripant'infin le reti.
E d'infant'i cortili si gremiron fin a tardi,
in concordi’aì circostanti e vasti prati;
poscia spiagge,
di bagnanti titubant’in più agghindati,
nel nasconder proprie membra all'altrui vista.
E, d’allora, di già pregni, molti ventri poi s'accrebber, delle spose
ch’a contar, per nove mesi, s'ean accint’eludendo soste,
sin al giunger delle rispettive lune, pria davver bramate alquanto,
ond’ offrir vital germogli, a tal genuino mondo.
