Promesse elargite in pioggia invernale
strali infiniti squarciano la sera
scagliati dal volto di una luna fiera,
gemme innamorate della terra e custodi
emergono sottili dal dominio nel vento
pulsando vibranti generano sogni,
sentiero naturale al costello di suoni
vasto e profondo è l'eco del respiro
al solco tremante nei sentori di primavera
Germogli di brina
scrivono sui fragili petali
nuovi spartiti di luce
e sulla lavagna del vento,
dimenticata dal cuor dell’inverno,
lo scialle d’aprile
bacia un nuovo morso di cielo
ed una farfalla gioca
sulle gote imbrunite di un’altalena
spezzando il suo sguardo
in un profumo di viole e margherite.
La luna scarcera il suo leggio
ricamando morbide ombre
sul vecchio mulino abbandonato,
veste i timidi fili d’erba
con diamanti d’orizzonte
ed il tramonto infuoca
pallide zolle di terra
scarcerando la passione
d’un grumo di papaveri,
calici solitari,
diari d’una poesia a primavera.
Tutto verge su nuove tinte
tra il campo e il cielo,
qui la brina si fa rugiada
e una primula sbiadita
s'appresta alla vita.
Avanzo come sabbia nel deserto,
le mie velleità arse nel vento.
Immune all' utopica euforia
di una ciclica rinascita
Eppure
tra i miei passi di ghiaccio
s'ostina la vita
appena traspare
il fioco baluginar
di tremule stelle.
L'anima galleggia
tra nuvole basse,
aspettando le luci
della prossima alba.
Mentre un timido
riflesso di Luna
si tuffa, nel pacato
ondeggiar del Mare.
sboccia una foglia di fronte la mia dimora.
appar timida tenue e piccolina,
il sole la bacia sin dalla mattina.
Si affaccia al mondo curiosa e attenta,
il vento primaverile non la spaventa,
anzi si culla con esso nelle tiepidi serate,
non sa che bruto la tradirà dopo l'estate.
Una margherita guarda dalla sua altezza,
prova per lei tanta tenerezza,
le dispiace perché essa verrà calpestata,
mentre lei a tre metri da terra svetta beata.
Ignora che il vento che ora la accarezza,
sarà per lei fonte di futura amarezza,
in autunno infatti la adagiera' sul prato,
che sarà teatro del suo triste commiato.
La scissura serale
e si riveste di luce e di colore.
L’usignolo intona melodie
portando leggerezza per le vie.
Tutto sembra bello, più vivace.
Il giorno si riveste della luce
si allunga e ci regala più calore.
La sera conta ormai le poche ore
e mesta si ritira in santa pace.
Il mare ormai si placa e il vento tace.
Dopo un inverno rigido, lungo e pieno
con l’abbraccio dell’arcobaleno
il cielo con la terra fanno pace,
avanza la luna lenta, sempre più audace.
Svolazzano tra i campi le farfalle,
gli armenti abbandonano la valle
diretti verso i pascoli sui monti.
L’acqua fresca sgorga dalle fonti
sempre più pura, limpida e cristallina.
Una rondine romita si avvicina
tradizione vuole che sia la messaggera
annuncia l’atteso arrivo della Primavera.
tra onde d’ovatta
timone o bastone
fa lo stesso
tanto in un mare di ricordi
lo scafo impatta
così naufrago al tormento
riparo all’osteria d’angolo
senza insegna
anche la tua spenta
i personaggi al tavolo
sono gli stessi
a dare le carte
si giocano una vita
perdendo tempo
bevo
che passa la notte
intanto
pure all’oste
non riportano i conti
lingua lunga il vento
di fuori
a sfogliare altri racconti
e di primavera
altre stagioni
poco importa
agli avventori
se ha già suonato
giù nei vicoli
la campanella
di monache in adorazione
ma nessuno ascolta
alle bestemmie sui tavoli
Sulle ali di una rondine
il canto di un’Africa lontana
il fischio di un’attenta sentinella
una marmotta esce dalla tana
l’allegro gorgoglio di un ruscello in lacrime
l’amaro scricchiolio della neve che ci lascia
in alto un boato cupo di valanga
nei giardini torna il profumo di lavanda
il cinguettio melodioso degli uccelli
lo squittio prolungato di scoiattoli ribelli
un grillo frinisce e un inverno finisce
al mattino mi risveglio al canto del cucù.







