Splendide creature
di misteriosi guizzi e tuffi attrici,
lunghi i capelli e confusi a volte,
tra anemoni e coralli,
in turchine e verdi acque del creato,
a volteggiar leggiadre.
Son lí da sempre,
ad incantar gl'ignari,
sempre cantando,
del mar le meraviglie,
e di ancor nascosti tesori,
a risvegliar la cupidigia,
di tanti e piú.
Con suoni e voci,
di melodiosa forma,
suadente quanto basta,
a perder l'intelletto,
e gettarsi nel blu profondo,
senza piú scampo.
Esse temevan solo,
reti ad imbrigliarle,
e arpioni a dilaniar le carni.
Nemico era l'umano,
da un tempo indefinito,
che nella notte dei tempi,
si disperde.
Ma da allora,
è cambiato il mondo.
Non piú vascelli
di legno scricchiolante,
con grandi vele
a catturare il vento.
Non piú temerari
ed animosi equipaggi,
di valenti e coraggiosi capitani.
Oggi,
quest'oggi amaro,
porta natanti,
si ma,
carichi e malconci,
di troppe anime e bisogni.
Volti emaciati,
assetati,
pance vuote
e sguardi assenti.
Venuti da lontane terre,
da miseria e campi sterili.
Madri coi bimbi al petto,
a sognar di vita,
a sperar di possibile futuro.
Sotto un sole,
che secca anche i pensieri,
e notti fredde che segnano la pelle.
Cosí ammassati,
gli uni agli altri,
con unisoni respiri,
con sensibili speranze.
Cadono a volte o son gettati,
nel blu profondo,
da chi non tien conto della preziosità,
dell'umano esistere.
Bestie senza nome
e senza Dio.
E i flutti chiudono,
sulle innocenti vite,
le schiume di tempesta.
Grida e suppliche si lèvano,
ma invano.
Scendono i corpi esanimi,
con le braccia inerti,
giù negli abissi,
da smorfie di terrore
accompagnati.
Attonite stanno,
finànco le sirene,
di fronte a tanto scempio,
nulla potendo.
Solo spettatrici,
di tanto umano dolore.
Non cantan più di meraviglie...
Non farnetican più di tesori...
Solo, piangono,
tutte le lacrime di sale,
che gli occhi loro possono,
in tutte le notti senza luna...
di misteriosi guizzi e tuffi attrici,
lunghi i capelli e confusi a volte,
tra anemoni e coralli,
in turchine e verdi acque del creato,
a volteggiar leggiadre.
Son lí da sempre,
ad incantar gl'ignari,
sempre cantando,
del mar le meraviglie,
e di ancor nascosti tesori,
a risvegliar la cupidigia,
di tanti e piú.
Con suoni e voci,
di melodiosa forma,
suadente quanto basta,
a perder l'intelletto,
e gettarsi nel blu profondo,
senza piú scampo.
Esse temevan solo,
reti ad imbrigliarle,
e arpioni a dilaniar le carni.
Nemico era l'umano,
da un tempo indefinito,
che nella notte dei tempi,
si disperde.
Ma da allora,
è cambiato il mondo.
Non piú vascelli
di legno scricchiolante,
con grandi vele
a catturare il vento.
Non piú temerari
ed animosi equipaggi,
di valenti e coraggiosi capitani.
Oggi,
quest'oggi amaro,
porta natanti,
si ma,
carichi e malconci,
di troppe anime e bisogni.
Volti emaciati,
assetati,
pance vuote
e sguardi assenti.
Venuti da lontane terre,
da miseria e campi sterili.
Madri coi bimbi al petto,
a sognar di vita,
a sperar di possibile futuro.
Sotto un sole,
che secca anche i pensieri,
e notti fredde che segnano la pelle.
Cosí ammassati,
gli uni agli altri,
con unisoni respiri,
con sensibili speranze.
Cadono a volte o son gettati,
nel blu profondo,
da chi non tien conto della preziosità,
dell'umano esistere.
Bestie senza nome
e senza Dio.
E i flutti chiudono,
sulle innocenti vite,
le schiume di tempesta.
Grida e suppliche si lèvano,
ma invano.
Scendono i corpi esanimi,
con le braccia inerti,
giù negli abissi,
da smorfie di terrore
accompagnati.
Attonite stanno,
finànco le sirene,
di fronte a tanto scempio,
nulla potendo.
Solo spettatrici,
di tanto umano dolore.
Non cantan più di meraviglie...
Non farnetican più di tesori...
Solo, piangono,
tutte le lacrime di sale,
che gli occhi loro possono,
in tutte le notti senza luna...

Commenti
Questo ho evinto dal tuo sentito verseggio... Lieta giornata Maria