Stava chino
con la sua mano protesa
mentre l'altra
accarezzava l'animale.
Fissi gli occhi sul selciato
schiena curva
tanta strada già percorsa.
Troppo giovane così.
Su di me
solo gli occhi del suo cane
riconoscere
la miseria degli umani.
Mi guardava,
mi implorava
mi chiedeva solo pane
da dividere al padrone.
Donai gocce
delle mie tante illusioni.
Poi girare la mia testa,
come tutti
scomparire nella fretta.
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Profilo Autore: Carlo Marconcini  

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Commenti  

Vera Lezzi
# Vera Lezzi 13-10-2016 17:01
BARBONI!...E l'anima ti si fa in pezzi a pensarli...Tu me ne hai fatti VEDERE DUE: lui, e il suo cane...Con una intensità poetica straordinaria.
Ma occorre assolutamente, FERMARSI qualche volta accanto a loro...non continuare il nostro cammino in fretta...Troppo grande è la loro sofferenza, solitudine! E meno male quando hanno un CANE!...Meravigliose creature dal cuore più umano del nostro...
MERAVIGLIOSA poesia la tua, Carlo.
GRAZIE! Vera
Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 05-11-2016 17:48
Molto toccante, poi tocchi il tema dei cani, il compagno fedele per sempre, bravissimo, ciao.

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