Stava chino
con la sua mano protesa
mentre l'altra
accarezzava l'animale.
Fissi gli occhi sul selciato
schiena curva
tanta strada già percorsa.
Troppo giovane così.
Su di me
solo gli occhi del suo cane
riconoscere
la miseria degli umani.
Mi guardava,
mi implorava
mi chiedeva solo pane
da dividere al padrone.
Donai gocce
delle mie tante illusioni.
Poi girare la mia testa,
come tutti
scomparire nella fretta.
con la sua mano protesa
mentre l'altra
accarezzava l'animale.
Fissi gli occhi sul selciato
schiena curva
tanta strada già percorsa.
Troppo giovane così.
Su di me
solo gli occhi del suo cane
riconoscere
la miseria degli umani.
Mi guardava,
mi implorava
mi chiedeva solo pane
da dividere al padrone.
Donai gocce
delle mie tante illusioni.
Poi girare la mia testa,
come tutti
scomparire nella fretta.

Commenti
Ma occorre assolutamente, FERMARSI qualche volta accanto a loro...non continuare il nostro cammino in fretta...Troppo grande è la loro sofferenza, solitudine! E meno male quando hanno un CANE!...Meravigliose creature dal cuore più umano del nostro...
MERAVIGLIOSA poesia la tua, Carlo.
GRAZIE! Vera