Le quattro vene scorrono come il Volga
ma non lo si capisce subito
all’inizio si notano solo gli occhi,
la mia condanna,
e gli effetti che mi distraggono,
quelli del vento.
Le quattro vene si gonfiano di sangue
e scendono alle mani,
un po’ sempre,
ma soprattutto quando piove
e quando fa freddo,
quando sono solo,
quando guardo e non mi guardano.
Poi c’e l’arteria dell’amarezza,
e i capillari della paranoia,
ma loro defluiscono un po’ ovunque
e immobilizzano tutti i pensieri,
e gelano le mie vene di genio,
talvolta su di un rettangolo di canapa
talvolta su un poligono di carta
talvolta sull’ovale del mio volto
quando gli occhi si fanno più grandi,
nel tentativo fallito di farsi più piccoli.

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