Oggi è già tempo di esaltare Orazio Flacco
e cogliere l’attimo di Epicuro sol conviene;
andare quinci e quindi, sollevando il tacco,
perché il rubro sangue non stagni nelle vene.
Brindiamo con le coppe al crèmisi tramonto
e che le stesse onori Ebe, mescendo il meglio
dei neri grappoli di Bacco, allievo di Sileno.
Viviamo! La barca di Caronte è lì in fondo,
dalla senescenza poscia non v’è più risveglio,
il nulla regna nel tanto decantato ultraterreno.
Libiamo a Cupido, perché d’amor c’impregni
il cuore per onorar ancora il talamo di Venere;
la bella dea, che l’uomo mai ridusse in cenere,
ma che protesse, se di lei applicò i bei disegni.
Afrodite, fulgida dea della venustà e dell’amore,
che il desiderio erotico infondi in ogni creatura,
fai in modo che io non perda tutto il mio fervore,
che, tra tante elargizioni, mi offrì madre natura.

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