
Pare lontano
visto da qui
perso negli anni
lattiginoso alone di memoria
e in fondo che cos'era...
un sentimento
forte
legato a doppio filo
un'emozione che toglieva il fiato
pura attrazione
o forse vera essenza
qualcosa che ti cambia e ti travolge
ti rivolta
e lascia un segno imperituro
le cicatrici mai scompaiono del tutto
e se le sfioro
il cuore mi racconta ancora
di un amore
che resta l'unico nel tempo e nello spazio
distante
eppure il solo
prigioniero
stretto nel palmo della mano.
ricreare un profilo sbiadito negli anni
Gli argini alti imbrigliano il corso del fiume
come il tempo che arido incalza
arginando speranze
Resta solo una traccia lontana
l'azzurro degli occhi ed un sogno ferito
Coraggio mancato di urlare quel nome
chiamare quell'ombra per farla fermare
raccontarle il dolore di un amore suicida
che le tue mani
i tuoi occhi
la tua bocca
mi donavano
ora sono in astinenza
ho freddo
tremo
la mente non crea più
chimica
il bacio è sterile
il rispetto è essenza
il patos è nubile
le porte un dì sbarrate
per occasioni al volo
sono ora spalancate
e caste
la complicità ha cambiato numero
i monologhi si cullano da soli
le eccezioni sono rare
come un dono a sorpresa
voglio slegare quel fiocco
gettare quella carta
per rivedere noi
in porcate
ora solo
sognate.
Incalzante aspirazione:
trovare equilibrio sulla
punta dei piedi
tra spine di ginepro
vertigine di una voce
pungi nell'anima...
Malinconia per memoria
se mi vieni accanto
Accetto le lacrime
quando arrivano
perché mille volte ancora
m'innamorerò di te
Se nei lustrini della vita
da sola penso
ad una carezza in più
Da quanto non ci sei
è impiastricciata
l'ombra nei miei occhi
ma dura il tempo di una poesia
scritta al tavolino di un bar...
Ti perdo nel punto finale.
che defluisce rigoglioso
che gratta nella pelle
che esige estro
che incalza fiera
se ogni volta che ti penso
gli angeli che mi hanno sorriso
piegano le ali, incapaci di volare....
Non so, se la collera è compagna al dolore
se fuori per sempre piove,
Se la voglia di credere,
ti può bastare,
se ti basta
e se ti serve ancora sognare.
Non so pregare, ma ho pianto tanto
non riesco a vivere, senza averti accanto.
Fermati ancora, stammi vicino
credici amore,
nella notte e al mattino,
dammi un sorriso, ti prego,
ti amo
angelo mio, fammi andare lontano.
Lo so che le foglie stanno cadendo,
ma non voglio che siano,
buttate nel vento.
Nel vento che spira, e fermarsi non sa
mi volto e ti guardo,
prima poi passerà.
Come passano gli anni,
e la polvere posa,
perchè possa di nuovo fiorire una rosa,
perchè possa una stella
dar luce al tuo orgoglio
sussurrandoti ancora....
ti amo e ti voglio
Vieni a cercarmi nel tuo destino,
ti aspetto da sempre
sai?
Sono dentro ai tuoi sogni,
dentro alle tue mani,
dentro al tuo respiro
che non sà dove trovar dimora.
Mi chiamerai amore,
quello che sai d'esser amore,
quello per cui moriresti
quello di cui vivresti,
di me,
in me.
Mi chiamerai passione
quando sentirai sulla pelle
il fuoco ed il gelo insieme,
quando vedrai i miei occhi dentro al tuo specchio,
ed il tormento sarà delizia,
sarò io!
mi chiamerai passione.
mi chiamerai amore.
AnnA Bonarrigo
(bell'Anima)
Non capisco
questo cieco parlare
di strade deserte
che mi ferisce
dove cammino
le nostre parole
dove i colori
hanno ancora
i contorni negli occhi, e tu
che di un riso gentile
mi respiravi amore
- dove mi dimentichi
ogni sera
s'accende una luce
forse
è un tuo pensiero
rimasto memoria
ad aspettare
E se davvero
non vi fosse altro
che queste poche righe
incise dal mio amore?
Un amore
che seppe supplir
le carezze sognate
e mai date,
e che si espande
ancora, come
l'acerbo sole d'aprile
sui verdi colli,
che squaderna
il suo calore tra le valli
che festanti
proteggono le
vecchie cascine
arroccate sul fiume.
Fu proprio il sole
d'aprile,
quell'acerbo sole d'aprile,
a portarti via.
Come se solo
il gelido inverno
riuscisse a tenerci stretti.
Quando trovammo il
coraggio di esser liberi,
la forza per distrugger
le incombenti incertezze
che si dischiudono
al presagir
di un vero amore.
Ancora mi struggo
tra le parole accasciate,
tra i baci strozzati
dalle labbra tue, così pallide.
Tanto amara
è l'idea che trascina alla resa.
All'orizzonte,
la meta lontana che
allevia l'arduo naufragare,
è svanita,
tra la foschia
e il vano morir.
Porgi la tua mano Venere
scegli di vivere
soffoca l’ombra che giace sul tuo corpo
lasciando il sole riscaldare il tuo cuore
sentendo le parole lasciate dal tuo profumo,
dai tuoi pensieri.
Non lasciarti venire e poi andar via
ho il sole in faccia e non vorrei perdere
il tuo sorriso
che regala attimi di gioia.
Son triste e giaccio tra le nuvole del cielo
aspettando un perché
e senza conoscerlo
starò li senza un pensiero
aspettando un raggio del tuo sorriso
che accechi il mio viso.
S’imbarazza il mare
placo e geloso
di carezze che si levano
nel brillare degli occhi,
forzato a mirar
baci e abbracci
e dei sorrisi s’infuria,
issando i suoi flutti,
astioso della sabbia
intenta a cullar,
un amore appena sorto
e con l’oblio mai saturo,
abbarbaglia la luna
che versa l’ultimo sogno.







