preavvisi apocalittici di ventura
Minosse fugge dall'Ade tutto tremante
di Gerico ricade il muro fumante
In pericolo il tesoro intellettuale
trema il Palazzo Marchesale
benchè di pietra vacilla anche il Santo
Eolo scappa con le Muse dall'incanto
La Terra trema il cielo è coperto
tra fulmini e saette arriva Don Alberto
come stèntore alle baccanti
con un grido stordisce tutti quanti
...e pròdigo non traverserà l'Acheronte
andrà in Paradiso con l'obolo di Caronte.
E' arrivata la tua macchina nuova ….
oh è bellissima nera e metallizzata
con cerchi in lega
il cambio automatico
Sei molto cool seduto al volante,
ora andremo di nuovo al mare
la sabbia accarezzerà la mia pelle
ed il sole asciugherà
le mie lacrime
quando tra le onde ti vedrò nuotare
le dita palmate
le gambe come la coda di Tritone
E come Tritone sarai il dio del mare
il mio signore, io la tua sirena
tra le onde il corpo tuo
avrà nuova vita sarà sinuoso ed elegante,
dei fondali marini faremo
il nostro mondo
nuotando tra coralli pesci dalle mille foggie
anemoni meravigliosi
Un ricordo lontano la vita terrena
dove gli sguardi rilasciano pena,
le teste si girano al passaggio
della tua nuova macchina
un paraplegico è uno spettacolo da non perdere
e ci si può fare un bel po
di chiacchiere, poverino così giovane ...
Al diavolo tutti e tutto
noi siamo i regnanti del mare
dal mare quando il momento verrà
spiccheremo il volo direttamente
in cielo ...
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Ultimamente i miei scritti sono quasi sempre riferiti alla mallattia
che ha colpito mio marito la SLA ... è una malattia devastante
si fanno ricerche continue ma non esiste cura, non si sa perchè arriva e da cosa è scatenata,
l'unica certezza è che paralizza gli arti colpisce gli organi interni, ma mai il cervello perchè
non è un muscolo e quindi non si perderà mai la lucidità di vedere te stesso morire pian piano ...
Grazie per la comprensione ... un abbraccio a tutti !!!!
sotto un lampione
mi assento,
fiero del mio paragone:
con la fascia
tra le unghie,
mi mastico
e sputo certezze,
raffreddando
le mie convinzioni...
Sono così,
come un quadro
senza cornicione
e un tetto
senza cornice,
ma nessuno
se ne convince,
diverrò
un'ameba...
Forse,
in questa balestra,
ho dei coltelli
da lanciare,
ma se la lama
la mangia l'arrotino,
se ne andrà
solo il manico...
E come onda
tra le fauci
del cartone,
mi stritolo
tra le coperte:
costeggio così
sulle orme dell'airone...
il tempo del chiarore
incastrate tra gli aghi
del pino verde senza olezzo
e senza pece.
Nel sereno delle
notti le lampade come stelle
brilleranno e tra i rami
scalderanno i nidi
di carta nascosti tra le pigne
mentre il pettirosso muto
ingannerà il tempo.
verso il calore del sole
ancora più su oltre le vette del cielo.
Ancora più in là dei margini del mare
oltre gli orizzonti amanti dei pensieri fuggenti
oltre ancora oltre la fantasia.
Avrei voluto assaporare quel raggio
rubino che meriggia al tramonto per
tinteggiare di fresco il mio mondo.
ancora più su
avrei volato con le ali d’ Angelo
fino a trovare Dio.
per gli spazi sconfinati
lavorerò con le mani e
con la mente
colorerò il cielo in un minuto
il ferro incandescente io trasformerò
in un cuore innamorato
osserverò l’arcobaleno
e prenderò i suoi colori
per colorare il cielo in un minuto
guarderò le stelle
nelle sere silenziose
chiederò alla luna di te
di noi
prenderò un po’ d’oro
anche da loro
per colorare il cielo in un minuto
saluterò il vento
salirò in alto con gli aquiloni
ti penserò
e colorerò il nostro
cielo in un minuto
Vidi
paesaggi innevati
e raffiche di vento
allontanare le nuvole
Apparvero
castelli di ghiaccio
dalle guglie nebbiose e
uccelli giganteschi dal volo assordante
Tu pensiero m’ avvolgesti
con fili di seta
e nelle nebbie ghiacciate m’addentrasti
ti trovai piangente m’abbracciasti
in quella selva labirintica
di figure indecenti
lo sguardo s’adagiò sui fili di seta
e gocce di rugiada vidi posate sul tuo viso
e fu la vita.
nella notte
all’interno di zucche gialle
ubriache di dolci
e schiamazzi
arriveranno sulle ali
delle ramazze
saluteranno gli zombi
nel bosco dei morenti
a festa canteranno
lontano dai carboni
ardenti
per non schiarire il viso
s’allontaneranno gli gnomi
ed i passerotti
voleranno
corvi e pipistrelli
fino alla fine della notte
quando nella foschia
ogni magia scomparirà
con l’accendersi del giorno
La vera fantasia
sta nel notare
un pittore
che fa un autoritratto,
e prende spunti
il poeta come
fare l'autoritratto
della sua ode.
Scrivere poesie
significa trovare
la tua melodia
personale, ed
in ognuno di noi
c'è qualcosa
di nuovo da
poter comunicare
con la poesia
e con passione
e tanta tenerez
za da dare a
chi se la merita.

Chiudo gli occhi,
in balia delle onde...
come un vascello
mi faccio cullare,
dai raggi del sole
mi faccio riscaldare,
salsedine
sulla pelle,
lontano
le onde s'infrangono
sugli scogli...
e ti vedo,
tu
immersa nell'acqua
come una
sirena...
rimango rapito
la tua bellezza
m'acceca
allungo la mano
voglio toccarti...
ma tu svanisci ...
come una chimera
sfumi lontana
mi rimane
la tua
essenza.
m’aspetto spuntar rami esotici, zampe d’uccelli
forme nuove di vita, exploit di stagione
la calura mi fa riva di sale, ad ogni modo
piango a sprazzi sulle note di “cry me a river”
una lucertola si prende gioco di me,
si tuffa beata nel gorgo
mia madre ha interrato un fagiolo,
salvezza sarà, svanire domani
su una scala di nubi
e tu mi presenti formule
sulla gravità
Mi ricovero in un sogno
e mi ricordi
della fase rem
Divinizzo una costellazione
e mi confondi
di congiunture planetarie
Se per me un fiore
è un universo di abitanti
per te è un organo
di replicazione
Mentre ascolto Vangelis
non proferire su crome
e chiavi di violino
I versi
sono missive a sorpresa
seminate da Hermes
e non architetture sullo stile
Se facciamo l’amore
non citarmi il progesterone
So bene che l’homo è sapiens…
ma lascia stare l’amigdala
quando ti rubo gli occhi
e t’incateno
Orfano
tra catafalchi in disuso
inchiodo casse e bare,
alla bisogna
traccio zinco, stagno a sigillare
e lustrini di corredo doppio uso...
certo le misure son importanti
tutto è lindo lavorato con i guanti,
è nel tappezzare interni il gran da fare
la scelta dei rasi e dei cuscini preposti all'uso
e all'accoglienza di chi diparte.
Quale onor
vostra eccellenza
il rimirar di vostra grazia sul cuscino
dei drappi e dei merletti non fui avaro
per tanto quello sguardo cupo lo lasci a casa...
qui mi guasta immagine e presenza
si metta quieto si sdrai in pace che ancor
non ho chiodato.
Lei comprenda
chi lavora e sposa l'arte
e nel servir la morte
compiendo l'ultimo viatico
chiude la cassa anche ad un commenda.
Certo ci si tappa il naso
a lavorar in quest'uso,
di mestieri non trovai se non l'abuso
umili mestieri da tirar su cinghia
o altri da sgrassar denaro all'unghia...
qui almeno seguo l'estro
e l'improvvisazione
casse di ogni volume e dimensione
legni pregiati
e d' OC ed anche non piallati
tutto al giusto prezzo senza dar capestro...
non siamo in banca
siamo al cimitero,
questo è il mio regno di questo son maestro...
Quando appesa la sera
nell’aria
la Luna è rossa
mi volgo al cielo e guardo
la sua veste pudica
che in verità
m’appare
solo una messinscena
Creatura virtuosa
…che sotto sotto
è puttana
Mendace luna…
favilla incantatrice
come angelo argenteo
affascina nobili pensieri
e romanticismi
poi ad ogni tentazione
si concede
la fèmme fatale…
di tutti i poeti è la concubina!
Raccolsi fin da bambina
piccoli pezzi di vetri colorati
spuntavano per la strada
come fiori ma senza profumo
Vetrini blu perchè poco apprezzata
e non capita mi sentivo,
alcuni verdi vestivano la rabbia provata
I vetrini gialli color del sole radioso
non li amavo
provocavano in me delusione
della poca stima data
Cercavo quelli rosa
poiché in me sentivo il desiderio
di dare affetto e riceverne
ma spuntavano verdi
perchè costretta a fare scelte
da me non volute
ed aspirando una spiegazione
ecco apparire un vetrino nero
segno di un “no” radicale”
esente da ogni ragione
Odiavo i vetrini rossi
l' agressività di me si impossessava
non volendo far del male
mi nascondevo dietro un sipario
di mutismo e tristezza
Un dì raccolsi diversi vetrini viola
nacque in me l'amore inconscio
per l'arte
il desiderio di contatto
con chi come me sentiva
le ferite di questi vetrini
piovvero nel mio cuore parole e parole
riempii mille e mille fogli nivei
di pensieri emozioni
tradotte in poesia
La solitudine ancora era parte di me
speravo in una cura con poca speranza
Sul cammino un giorno come tanti
vidi gocce di sangue
nate da piedi feriti di un ragazzo
che come me raccoglieva vetrini colorati
uno sguardo e fu amore,
poche parole
un abbraccio intenso
ed ecco trovata la miracolosa cura
i vetrini mutarono in fiori profumati
nuova vita si aprì
come un bocciolo di rosa
rossa di passione
colmi i nostri cuori di pace
FANTASIA PRORPIO NON E', ALMENO NEL FINALE. IL SIGNIFICATO DEI COLORI NON E'
INVENTATO DA ME MA E' IL SIGNIFICATO DEI COLORI NELLA CROMOTERAPIA.






