Sotto tutto vostro.
Delle vostre esili ombre
miseramente arrese ad una finestra aperta.
La lampadina zampilla luce,
presto un ultimo getto fatale.
I grandi, intanto,
dondolano di sotto in cigolii perversi
di poltrone storte e sbiancate.
Sono piranha che incattiviti
mangiano l'aria intorno e il loro mare sporco
solo perché da salmoni
sono morti controcorrente.
Ed io sono vostro, finché notte sarà.
Porgo le mie braccia disossate
come nastri al vento di ragazze a Pasquetta
lungo il terrazzo
di un mare non ancora pronto
per fare mezzanotte.
I piccoli giocano anche loro,
sotto al cuscino collanine di denti
che si sogneranno per vent'anni;
davanti serie televisioni
di angoscianti Platinette
da sentire in dormiveglia.
Eppure ridono come noi si russava.
Un respiro profondo
è la setticemia nel corpo della malattia.
Un sangue avvelenato
che non può più avvelenare.
Un respiro profondo è il sollievo
dell'eviscerato.
Vedo un macello, non più il macellaio.
Sono vostro mentre tremate
e lasciate che cadano i quadri.
Una festa, seria, mi segue
e mostra un sorriso raccolto.
La sto sudando questa ansia da fotogrammi.
L'occhio è un pendolo senza ipnosi.
Sono vostro. E non lo sono più.
Delle vostre esili ombre
miseramente arrese ad una finestra aperta.
La lampadina zampilla luce,
presto un ultimo getto fatale.
I grandi, intanto,
dondolano di sotto in cigolii perversi
di poltrone storte e sbiancate.
Sono piranha che incattiviti
mangiano l'aria intorno e il loro mare sporco
solo perché da salmoni
sono morti controcorrente.
Ed io sono vostro, finché notte sarà.
Porgo le mie braccia disossate
come nastri al vento di ragazze a Pasquetta
lungo il terrazzo
di un mare non ancora pronto
per fare mezzanotte.
I piccoli giocano anche loro,
sotto al cuscino collanine di denti
che si sogneranno per vent'anni;
davanti serie televisioni
di angoscianti Platinette
da sentire in dormiveglia.
Eppure ridono come noi si russava.
Un respiro profondo
è la setticemia nel corpo della malattia.
Un sangue avvelenato
che non può più avvelenare.
Un respiro profondo è il sollievo
dell'eviscerato.
Vedo un macello, non più il macellaio.
Sono vostro mentre tremate
e lasciate che cadano i quadri.
Una festa, seria, mi segue
e mostra un sorriso raccolto.
La sto sudando questa ansia da fotogrammi.
L'occhio è un pendolo senza ipnosi.
Sono vostro. E non lo sono più.
