Sulla schiena di un tramonto
affaticai parole d’universo,
anagrammai i battiti
d’una latitudine d’immenso
in un nascondiglio d’orfani pensieri
e sei quel significato sgualcito
sgretolatosi nel destino,
la stagione dei miei dubbi,
il gesto spezzato
d’una quiete immobile.
Raggira l’orizzonte esausto
l’ombra di questo fior
colata sulle pagine inferibili
d’un mattino impolverato,
siam pioggia d’autunno
ad abitar le coordinate dell’animo.
