Lunedì apro ad Aprile/
Arrivo forse tardi, -
stregato da notizie,
la giugulare inferocita dal galoppare
nella nebbia che m’intinge.
Allargo sulla tovaglia di plastica amaranto
pezzi di pelle strappata
dallo scoppio del razzo prima che frenasse
scoprendo difetti tesi
dell’atterraggio di fortuna.
Martedì Pezzente/
Ci sono troppi contrattempi nella lettera:
fossi sui mille metri
saprei sperdere chi mi segue,
ma qui posso solo ritrarre le unghie
e sperare
che non distinguano i chiodi ben piantati
da quelli arcuati dal recitare.
Mercoledì di Diaspore /
A discesa, nei giorni dispari,
piazzo una bottiglia al centro dei tepee,
voglio ubriacare il Rolex che non rallenta
sui tuoi ciuffi bianchi da Dakota
mentre leggi come spellare un bisonte
prima che il bianco goda nell’ammanettarti.
Niente coperte quando cavalco
fin dentro al midollo,
le mani sui fianchi.
La neve morde la pista,
provo a lavarmi la faccia,
a svegliarti.
Giovedì accanto a Luglio /
Lo scavo nel pavimento
produce i suoi effetti:
ormai posseggo il mare,
le tue conchiglie,
la sabbia nei sandali,
il tuo respiro roco,
l’eco.
la cipria cola sulla carta carbone,
le piante grasse le posso dimenticare,
sogno bucce candite siciliane
e datteri blu di Tripoli.
Venerdì Retrocede Agosto/
La pioggia sussegue sui nodi
rendendoli piombati,
però ho una maglietta in filo di panama
che mi rende spettacolare per l’intervista.
Custer mi parla dell’ebraismo degenere
battendo i tacchi nell’uniforme grigio ratto,
il tempo lo venera biondo,
la sifilide, come i pidocchi,
alimentano la cagnara soldatesca,
poco importa se un popolo fiero
inarca la schiena,
poco importa dove viene piantato l’amo,
poco importa se l’anima non è un budello,
poco importa se il cigno non è nato anatroccolo,
l’importante è essere eroi a Little Bighorn.
Sabato la Shoah/
Abito in un porcile tra ghiande e metafore,
dal corridoio alla mangiatoia
mi radono la testa,
mantengo i colori con cui guardo il cielo.
Spero che almeno Al Jazeera
ammetterà come brucio.
Di sicuro aggiungeranno sale alla pasta
mentre scorrono le immagini
senza volume,
nel ghetto ci accoltella la Gestapo,
tra le risa promettono un’altra Birkenau.

Commenti