Austeri si snodano i Pirenei.
L’alba è rosea, ramo di glicine,
ed io qui esule, solo, senza lei.
Tra le forre, grave eco di buccine,
soffiano i venti in gemmei scrosci.
Fulgide le vette, luce di miele,
sulle irte balze gruppi di camosci.
Profumano i boschi, serti di mele.
Si specchia il cielo nella rugiada,
s’infinita nei laghi scintillanti.
Pare ora un miracolo accada,
fra i raggi, riflessi di diamanti.
Che cosa mi portò in questi luoghi,
dove la pioggia ha dita sonore,
spartiti sublimi le valli e i gioghi,
dove il suono palpita nel colore?
Screziato d’oro, ottobre occitano,
dolenti sinfonie e veli di brume,
tu nel cuore, eppure così lontano,
voce che odo nella voce del fiume.
Spumeggia il gave, rive di sassi,
acque iridescenti di carpe e lucci…
Vorrei tu ancora m’accompagnassi,
vorrei dimenticare i miei crucci.
Potremmo ammirare l’arcobaleno,
quando nella sera sbocciano i gigli
nei prati verdi azzurri del sereno,
punteggiato di silenzî e bisbigli.
Ma un’ansia inquieta mi porta via:
già sfumano distanti i Pirenei,
stride il convoglio sulla ferrovia.
Torno nel tempo vano ove non sei.
0-10 EE
Commenti
perpetuo il ricercar del volto amato,
accorgerti non sai che si connette,
l'anima sua alla tua è amalgamata.
Vive con te ogni piccolo pensiero,
segue con te il medesimo sentiero!
Ciao
Confermo tutto quello che ho scritto!
Medita su quel "accorgerti non sai ...
Ciao, buona giornata.