Il desiderio mi desidera.
Mi assilla.
Mi vuole letterato che conta
e matematico che decanta.
Stamani ha il volto del capo:
il classico tizio idiota coi capelli bianchi sparigliati
che sorseggia vino parlando d'arte in cravatta.
Zittisco, ho gli scarponi.

Vinco solo se perdo.
Domani altre casse, a centinaia.
Non ne rimarrà granché,
solo un colore alle braccia.
Allora sì: sono ergofobico.

L'angoscia avvelena l'aria fresca dell'alba
e nella guazza sguazza la pesantezza.

Mi ammalerò di sicuro. Morirò di fatica.
Un malore, niente più casa. Futuro.
Ramanzine incidenti sparlate dolore fatica
Mi terranno oltre l'orario d'ufficio,
sequestro di persona.

La gabbia è questa: ti lasciano libero
di muovere passi falsi.
Non respiro all'aria aperta;
è come aver sete su un'isola deserta
avendo intorno acqua salata.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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