Oggi che forse davvero conta
chi prenderà la mia presenza?
Ora che piango veramente,
non per ravvivare una lezione,
chi mi vedrà farlo?
Qualcuno può contarmi le lacrime per favore?
Quanto valgono poco
in un tempo costruito per piangere
e contenerle.
Quel nostro, fantastico odio
sorto dall'identico mistero
che mascherava i nostri ruoli,
e poi gli occhi di chi non
spara cazzate che non servono,
perché sa che la vita è una merda,
e sa di non poterlo gridare a squarciagola,
e sa che in fondo era anche giusto
costruirsi una sfida tra i banchi
in cui nessuno avrebbe mai mollato,
perché troppo inutile vincere.
Questo è per ricordarmi ancora una volta
che non posso fare niente,
per arginare un fiume,
o domare correnti,
che sono impotente di fronte alla vita,
alla mia vita
e a tutto quello che m'illudo di possedere.
 
Tu mi hai insegnato non parlandomi.
 
Non come si tiene una squadretta,
non l'ho mai voluto...
Ma come si tiene un corpo in vita
dopo l'ustione di un inferno che
s'incendia dentro un quadro,
dove le muse vomitano
sugli orrori dei tratteggi
e sui cadaveri dei fiori finti.
C'è un vento divino e lieve
sulla natura morta
che le sue bestie più rare e complicate
crudelmente estingue.
 
Professore, se puoi ascoltarmi,
quel giorno in classe
non piansi per finta.     

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Profilo Autore: Kenji  

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Commenti  

Debora Casafina
+1 # Debora Casafina 29-05-2012 11:27
molto interessante e coinvolgente
Charlie
+1 # Charlie 29-05-2012 11:41
bella, un po' scomposta ma bella.
onestamente mi sarebbe piaciuta di più se avessi usato un linguaggio meno forte... un po' più curato.
il tuo è uno stile indubbiamente fuori dagli schemi, e per questo sempre molto interessante e di piacevole lettura.
apprezzo tantissimo questa tua capacità di trovare poesia in tutto.
bella così kenji!!!
Kenji
+1 # Kenji 29-05-2012 12:08
Charlie ti ringrazio per le acute osservazioni. Diciamo che il inguaggio un pò "colorito" che spesso mi capita di usare (uso capita perchè in casi come questi è l'ispirazione a comandare le parole, ma non in tutte allo stesso modo, ovviamente) deriva da un'esigenza di imprimere a fuoco le parole sul foglio, di mostrare la stessa amarezza/rabbia che sento in quel momento. In questo caso, parlando di "vite violente", come quella del mio prof (ma anche della mia se vogliamo) non mi sembrava giusto alleggerire o "beneducare" lo scorrere delle parole. ovviamente questo lo sai bene, infatti la tua era opinione di gusto al più. Per capirla meglio è giusto che spieghi il fatto del pianto in classse. Era un brutto periodo spettacolarmente adolescenziale (una girl, la Wonder delle mie poesie, non mi filava manco de striscio XD) allora siccome il prof mi strappò l'ennesimo disegno, feci finta di piangere (i miei compagni sapevano che scherzavo) per quasi una mezz'ora impedendo al professore di spiegare ahahahahahaah e lui diceva ai miei compagnic he se la ridevano: " non dategli corda!" . Nonostante questo evento è ricordato come divertente, io dentro di me, sapevo che avevo bisogno di piangere, davvero.
Charlie
+1 # Charlie 29-05-2012 12:26
grazie Kenji, ho capito.
è molto più scorrevole da leggere quando "spiegata".
comunque tu sei speciale, mi sarebbe piaciuto averti come compagno di studi.
good luck man!! :D
Francesco Losito
+1 # Francesco Losito 29-05-2012 12:13
Direi che charlie ha ragione; un po' troppo scomposta forse nella logica, non molto comunicativa ma penetrante ad una lettura attenta. L'utilizzo di parole forti...nel contesto non sembrano tali.
Francesco Losito
+1 # Francesco Losito 29-05-2012 12:17
La penultima strofa di gran lunga la più bella, da sè copre le imperfezioni precedenti in quanto coniuga la forza di immagini dirompenti con la leggerezza dell'intento didascalico del componimento che negli ultimi versi finali assumono le connotazioni d'un pistolotto fermo nella stasi del tempo.
Franco
+1 # Franco 29-05-2012 12:19
Piangere.... è dare un pò di se.... un dono umano e del cuore.... Fr.

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