Correvo nei prati
dai monti giù a valle,
Sotto il sole di maggio
Col mare alle spalle.
Miravo, seduto,
La volta infinita
Quando una farfalla,
Leggiadra,
Mi volò sulle dita.
Lucente, brillante,
D'azzurro il colore
L'aria tingeva
Di bello e stupore.
Facile, così
Com'essa vola,
Mi fissò l'occhi
E mi rivolse parola:
"Oh! Divino,
Non provare paura
Se riesci a sentirmi
Senza fatica alcuna.
Natura possente
M'ha donato la vita,
E la stessa m'ha sempre
Condotto alle tue dita."
Come fosse uno spettro
Fu stupito il mio sguardo,
Sfregandomi L'occhi
Come stessi sognando.
Ma mai più reale
Realtà m'era parsa
Che dopo tre attimi
Non era scomparsa.
Coraggio alla mano,
Riavuta la lingua
Chiesi:
"che vuoi che faccia?
A che magia attinga?"
Sicura e forte
Volava da mano
E la voce potente
Echeggiava lontano
"Nel tempo, nei mesi
La vita si stende,
Scorre sovente
Fugace e silente.
Ciò che per me è vita
È un pugno di ore
Per te mio divino, che
Hai in petto quel cuore.
È con somma pietà,
Caritatevolmente,
Che ti propongo in custodia
Il mio frutto del ventre.
Affinché tu lo possa
Proteggere al vento,
Al fuoco, al mare
E ad ogni infausto evento.
Tu che vivrai
Dove per me sarà morte,
E salvarlo potrai
Dalla cattiva sua sorte.
Se in grembo tu avrai
Questo dolce mio senso,
Se si mi dirai
Perirò qui in silenzio."
Commosso dal gesto
Ebbi in cuore sconforto,
Fu nel tempo della scelta
Che il suo cuore fu morto.
Colsi il baccello
In un pianto amaro,
Cullato dal vento
Quel frutto ebbi in mano.
Tra l'acque del tempo
E la corse dell'ore
Passarono i giorni
E nacque il suo cuore.
Non fu una parola
Ne forma di vita,
Ma pura coscienza
A sfregarmi le dita.
Di questo e dei giorni
Che son volti a seguire,
Son frutti su frutti
Nei tempi a venire.
Guardiano sovente
Degli indifesi
Passando la vita
A protegger gli illesi.
Ed ora che i giorni
Mi contan la fine,
Ricordo quel cielo
Li in sù alle colline.