Tra un pianerottolo che non c'è
e un ascensore bloccato a metà corsa,
il corridoio trattiene il fiato.
Odore di bianco che invecchia
(o vernice fresca d'un parcheggio sotterraneo,
uno stillicidio di ricchi chissà dove).
Piastrelle che non toccano mai terra,
qualcuno le ha incollate al vuoto.
Il neon scoppietta come una radio spenta;
ogni lampo illumina lo stesso angolo
dove una sedia guarda il muro
che guarda la sedia.
Le porte non hanno maniglie.
O forse sì, ma dietro ecco un altro muro.
Il silenzio pesa come una coperta bagnata,
e la luce è gialla, quella delle sale d'attesa
dove nessuno verrà mai a chiamarti.
Cammino ma il pavimento cede
appena un millimetro, giusto per farmi dubitare.
Un’impronta sola avanza,
l’altra resta lì a chiedersi se partire.
L'orologio fa le ore con le falangi mozzate.
Il tempo non passa,
si siede accanto a me sulla moquette
e mi fissa con gli occhi di un bimbo perso.
Io sono il visitatore senza corpo,
l’affittuario di un volto già sfrattato.
Ogni passo che compio per andarmene
allunga il corridoio come un addio che mente.
Fuori, forse, c'è ancora quel mondo.
Ma chi ha visto quella luce
sa che non tornerà indietro.
e un ascensore bloccato a metà corsa,
il corridoio trattiene il fiato.
Odore di bianco che invecchia
(o vernice fresca d'un parcheggio sotterraneo,
uno stillicidio di ricchi chissà dove).
Piastrelle che non toccano mai terra,
qualcuno le ha incollate al vuoto.
Il neon scoppietta come una radio spenta;
ogni lampo illumina lo stesso angolo
dove una sedia guarda il muro
che guarda la sedia.
Le porte non hanno maniglie.
O forse sì, ma dietro ecco un altro muro.
Il silenzio pesa come una coperta bagnata,
e la luce è gialla, quella delle sale d'attesa
dove nessuno verrà mai a chiamarti.
Cammino ma il pavimento cede
appena un millimetro, giusto per farmi dubitare.
Un’impronta sola avanza,
l’altra resta lì a chiedersi se partire.
L'orologio fa le ore con le falangi mozzate.
Il tempo non passa,
si siede accanto a me sulla moquette
e mi fissa con gli occhi di un bimbo perso.
Io sono il visitatore senza corpo,
l’affittuario di un volto già sfrattato.
Ogni passo che compio per andarmene
allunga il corridoio come un addio che mente.
Fuori, forse, c'è ancora quel mondo.
Ma chi ha visto quella luce
sa che non tornerà indietro.
