Ogni volta che apro gli occhi
il nero si ritira di un passo.
Non cede. Si sposta.
Come l'acqua che sa
che tornerà a coprire tutto.
Quante albe ho tradito
fissandole fino a farle svenire.
Ma questa volta non guardo.
Tocco.
La superficie sa di scaglia
di margine affilato
di qualcosa che ha dovuto
farsi male per esistere.
Il vetro non riflette.
Resiste.
E nel resistere tiene
quel barlume che non si lascia
addomesticare.
Forse è questo il punto.
Non trattenere la luce.
Farsi tagliare da lei.
Venezia non c'entra.
L'acqua non c'entra.
C'entra solo quel confine
tra il buio che conosco
e l'oro che non imparerò mai
a possedere.
Quante volte ho creduto
che bastasse aprire le palpebre.
Invece bisogna
spaccare tutto.
il nero si ritira di un passo.
Non cede. Si sposta.
Come l'acqua che sa
che tornerà a coprire tutto.
Quante albe ho tradito
fissandole fino a farle svenire.
Ma questa volta non guardo.
Tocco.
La superficie sa di scaglia
di margine affilato
di qualcosa che ha dovuto
farsi male per esistere.
Il vetro non riflette.
Resiste.
E nel resistere tiene
quel barlume che non si lascia
addomesticare.
Forse è questo il punto.
Non trattenere la luce.
Farsi tagliare da lei.
Venezia non c'entra.
L'acqua non c'entra.
C'entra solo quel confine
tra il buio che conosco
e l'oro che non imparerò mai
a possedere.
Quante volte ho creduto
che bastasse aprire le palpebre.
Invece bisogna
spaccare tutto.
