Fui tombarolo in riposo
sulla collina del Granarone,
sotto l'ombra di un ulivo,
al dolce profumo di tigli.
Gli occhi chiusi in un profondo ristoro
e al contempo sveglio al sogno.
Donna Agylla,
Signora di Cerveteri,
venisti dal mare
ad abbondare in Etruria.
Capelli biondi come ginestra
e riccioli sulle spalle come lunghi viticci.
La brezza, a scomporti le ciocche e la frangia,
fu a mostrarmi il tuo volto ovale,
impreziosito da dorati gioielli, dai lobi pendenti.
Gli occhi tuoi di forma allungata eran di trucco pittati,
come le labbra rosee e sorridenti.
La veste leggera e sobria,
ricamata al petto e ai fianchi da rosette ed edera,
fu a donarti regalità da dea.
Con un intreccio di corde a farti da sandali,
camminasti come fossi a piedi nudi.
Leggiadra verso di me dormiente
ti facesti per accarezzarmi
e trasalito mi svegliai.
Il dolce profumo dei tigli
ancor più mi pervase nell'anima.
Fui desto senza volerlo,
parvenza ebbi d'una carezza
o d'una foglia caduta sul viso.
Ti cercai, ti sognai e,
ritratta su un bucchero ti trovai.
