A troppe miglia da me
sei stata,
nascosta a meraviglia
tra i vigneti...
O mio affabile segugio,
dissolto
nei miei ettari,
campavi a maggese
nella sterile stagione,
ti buttavi nel fienile
a dormire coi piccioni,
russavi...
Ti ricordi
quando ti calpestavo,
nel tuo spazio minuto,
e tu mi urlavi,
con il latrato di un mulo?
Ed io di te
non mi ero scordato,
soltanto che
d'autunno
si accende la stufa,
si scioglie la luce
e si seda inermi
la siringa di concime...
E tu,
sposa eremita,
mi osservavi,
senza mania alcuna
di richiedermi l'anello...
In realtà,
stavo stordito tra le talpe
che divorano
le mie cellulose:
ormai,
le ho già rovinate,
forse tu
le avevi strabiliate,
quando di noi due
si leggevan le marachelle...
Ora ti vengo a cercare,
spero ci sarai,
sotto una coltre
di argilla,
o sotto la forca
del bracciante feudale:
aprimi il cranio,
squartami i pantaloni,
raggiungimi
nella goccia di verderame:
soltanto tu,
mio contadino fedele...
sei stata,
nascosta a meraviglia
tra i vigneti...
O mio affabile segugio,
dissolto
nei miei ettari,
campavi a maggese
nella sterile stagione,
ti buttavi nel fienile
a dormire coi piccioni,
russavi...
Ti ricordi
quando ti calpestavo,
nel tuo spazio minuto,
e tu mi urlavi,
con il latrato di un mulo?
Ed io di te
non mi ero scordato,
soltanto che
d'autunno
si accende la stufa,
si scioglie la luce
e si seda inermi
la siringa di concime...
E tu,
sposa eremita,
mi osservavi,
senza mania alcuna
di richiedermi l'anello...
In realtà,
stavo stordito tra le talpe
che divorano
le mie cellulose:
ormai,
le ho già rovinate,
forse tu
le avevi strabiliate,
quando di noi due
si leggevan le marachelle...
Ora ti vengo a cercare,
spero ci sarai,
sotto una coltre
di argilla,
o sotto la forca
del bracciante feudale:
aprimi il cranio,
squartami i pantaloni,
raggiungimi
nella goccia di verderame:
soltanto tu,
mio contadino fedele...
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