premessa: questa poesia parla dell'ipocrisia della giornata della memoria, ricorrenza in cui, almeno per un giorno, cerchiamo di scordarci della nostra indifferenza nei confronti degli orrori del passato
C'è una bestia, a Birkenau
Che mi segue fino al letto
C'è una bestia, a Birkenau
Che mi segue fino al letto
Si arrampica, con l'ombra cinerea
E le impronte di scarpe
E di sangue
Si sente sul petto
Riempie di sogni la mente
Di sogni di lamenti, nero
E di sangue
Si sente sul petto
Riempie di sogni la mente
Di sogni di lamenti, nero
Neve, fuoco e freddo malato
I lividi e il corpo secco
Un campo, ma non prato
Di fiori di filo spinato
E tutto è così vuoto e senza senso
E tutto è così vuoto e senza senso
Ma pesa e mi pressa, ostinato
Come il grilletto di quel ferro
Come il grilletto di quel ferro
Che ho voluto tante volte
Che a me togliesse il fiato
Che a me togliesse il fiato
E non ai morti
Che non ho mai conosciuto
Ma allora lor chi sono?
Queste lacrime che verso
Ma allora lor chi sono?
Queste lacrime che verso
Su carta e su schermo son finte
L'elegia di compianto
Che canto è finta
Che canto è finta
La memoria è finta
Io non vi conosco, spiriti tristi
Perché la bestia vera sono io
Perché la bestia vera sono io
Che non provo l'empatia
Per essere umano
Per essere umano
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