
Son nata a Naracauli
la mia casa non c'è più
qualcuno l'ha distrutta.
Uomo, tempo e incuria
han spento tutto,
solo la miniera
nell'incanto vive
testimone di gioie
fatiche e sudori.
Cimeli d'un passato
giacciono in rovina
tra pietre frantumate.
La natura si ribella
prepotente rifiorisce
emanando i suoi profumi.
Son mentucce, lentischi
giunchi, ginestre,
euforbie e tamerici
a colorare ricordi
d'un infanzia lontana.
E quel mare testimone
di gioie e tragedie
di minatori e pescatori
continua a brontolare,
mostrando la sua forza
senza ragioni o torti
rotolando e accarezzando rena
dorata come il sole.
Modellate da un Dio scultore
son le dune che ho nel cuore,
trascinate dai maestrali
non soccombono agli strali
impietosi della vita,
mirando albe e tramonti
continuano a mutare
per i vivi e per i morti
come fossero risorti.

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