Il sig. Dentalio stava stravaccato sulla sua poltrona in polpastrelli di topo, con un bel bicchierone di sangue canino in mano, quando entrò in cucina la moglie Dentalina per preparare la cena a base di piastrine e globuli bianchi. Con la fronte corrugata, il sig. Dentalio pensava alla fame che aveva patito quel mese: fu scarsa la raccolta di sangue, pertanto il suo datore di lavoro non gli aveva dato neppure una lira.
Dentalio guadagnava 200 lire per ogni 10 provette da 100 cl che consegnava al suo datore, nell’arco dei giorni componenti un mese solare. Qualora, arrivati all’ultimo giorno del mese, la raccolta non avesse raggiunto quel minimo quantitativo, Dentalio non avrebbe ricevuto denaro e il pagamento sarebbe slittato al primo mese di raggiungimento dell’obbiettivo minimo. Il problema più grosso era che il sig. Dentalio aveva confezionato sì 10 provette, ma nell’arco di 60 giorni. Il lato più macabro di questa storia è che il suo datore di lavoro avrebbe dovuto pagarlo l’indomani, ma per quale motivo? Niente, saltò anche questo mese, come il precedente. Forse Dentalio avrebbe ricevuto qualche lira al termine del prossimo periodo, se fosse riuscito a non farsi trovare stecchito, consumato dalla fame e con qualche bella provettona tra le mani …
“E’ pronta la frittata di globuli con crema di piastre, tato!” Lo chiamò entusiasta Dentalina, consapevole di aver fatto anche troppo per ingolosire quello stupidone di suo marito. “Evvai grand…” Dentalio stava per ultimare la lode, quando vide la porta principale della sua baracca scaraventarsi al suolo, con una botta incredibile …
Fasciato da capo a piedi con un rotolo di carta igienica, come al suo solito a gambe divaricate, la mummia si bloccò davanti al varco appena creatosi. “Brutto stronzo, non mi dai più una cazzo di provetta da 2 mesi, ti senti intelligente?” Disse quello strano essere. Dentalio si spaventò all’istante, tremava come un ghiacciolo. “Nnnoooo …” Rispose e volò un piatto in direzione dell’intruso, lo schivò per un pelo. “Ah, tenti di uccidermi! Vedrai la tua fine stasera, muahahahha …!” Uscirono vermi da quelle fasce, vermi che infestarono rapidamente tutta la dimora. Dentalio si ritirò di corsa a letto, molto provato. Dentalina rimase invece a lavare i piatti, come se niente fosse successo. “Fifone, fifone, hai paura di un mammalucco ancora in fasce!” Lo schernì la donna. “Bene, io ho già detto tutto. Sogni sereni a tutti voi! Bye bye!” Così dicendo, la mummia svanì, nelle tenebre della notte.
Con i lombrichi sulle gambe, Dentalina salì le scale, per coricarsi sulla piazza del letto a fianco del marito. Si abbandonò subito tra le coperte calde e sognò di fare l’amore con il partner, atto fisico che forse avrebbe potuto tranquillizzare lui. Mentre l’inconscio prendeva il sopravvento, quelle brutte bestiacce marroni strisciavano tra le lenzuola, fino a quando un rumore sospetto provenne dalla finestra che dava sull’esterno ... Un sobbalzo e Dentalio si trovò a sedere sul letto, respirando compulsivamente, senza tregua, troppo velocemente per un vecchiaccio come lui. Poté così vedere tutti quegli schifosi mostriciattoli dirigersi verso la finestra, dove stava affacciato un drago giallo, osceno e dagli occhi verdi. La bestia li inghiottì uno ad uno per poi sputare, con tutta la forza che aveva in gola, altrettante bisce lunghe mezzo metro ciascuna. Le serpi iniziarono ad aggrovigliare il letto dei due innamorati. Dentalio era paonazzo e vibrava come un Trudy di quelli con la cordicina, mentre Dentalina non si sarebbe destata nemmeno se qualcuno le avesse mollato un peto in faccia. Il padrone di casa la scosse violentemente, urlandole nell’orecchio: niente da fare, sembrava in coma …
Il drago ruppe la vetrata che lo divideva dall’interno della casa e si allungò per scrivere sul muro, col sangue: “Fai schifo … Non riesci nemmeno a fare un po’ di prelievi fatti bene, ora sarai tu il prelevato … La Mummia”. Dentalio passò da uno stato di terrore acuto ad una vera e propria ira, così si mise in piedi sul materasso senza toccare a terra, caricò le gambe e saltò la coltre di serpenti creatosi attorno a quelle doghe. Andò in cucina correndo per prendere un pezzo di legno resistente e tornò subito in camera. Con un balzo esagerato, si ritrovò in piedi sopra alle lenzuola, così iniziò a picchiare ovunque con quell’arma, preso da un istinto omicida irrefrenabile; peccato che indirizzò per sbaglio un colpo atroce sulla schiena di Dentalina …
Ella si rivoltò a terra dalla sua parte e fu lentamente consumata dagli esseri viscidi. Dentalio, preso dallo sconforto, perse i sensi e cadde, con il corpo duro come un mattone, sbattendo la testa contro lo spigolo del letto. Per fortuna, si riprese dopo venti minuti, tutto lacero, con qualche brutta ferita sul viso. Guardò la moglie, cercando di soffocare un urlo straziante: Dentalina posava a terra con le labbra divorate, gli occhi spalancati a morto e le vesti strappate a brandelli. Appena realizzò, Dentalio si chinò sul suo corpo, sulle spalle il peso struggente delle serpi maledette. Iniziò a piangere per qualche lungo minuto: aveva perso la donna che più lo faceva vincere nella sua vita, come avrebbe potuto stare in questo mondo senza di lei? L’unica soddisfazione possibile sarebbe stata la vendetta, andando a prendere la mummia, ovunque essa si fosse rifugiata.
Casualmente, Dentalio mise la mano sotto al letto e sentì qualcosa di duro al suo tatto: fece per tirar fuori l’oggetto, era una padella di plastica. Decise di colpire le 10 serpi che gli stritolavano il corpo, stordendole. Corse rapido verso l’uscita della camera, chiuse la porta con 4-5 giri di chiave e accelerò verso l’uscita al pianoterra, con una certa dose di adrenalina nel sangue. Prese il suo giubbotto dall’attaccapanni e si improvvisò velocista, girovagando per tutto il quartiere. La prima a destra, la seconda a sinistra, sempre dritto ed eccoci a casa della bastarda! Scavalcò il muretto e calpestò senza fare rumore il giardino pieno di fiori appassiti.
Carico di frenesia, Dentalio si affacciò alla finestra dall’esterno, senza destare sospetti: la mummia guardava una partita di calcio alla televisione, come entrare a disturbarla? Il grande uomo fece un giro di perlustrazione del giardino e, nella zona anteriore, vide un utensile conficcato in un’aiuola per la punta. L’arnese era attaccato con un filo alla presa della corrente e la punta in ferro era sepolta nella terra … Quello stupido usava il trapano per solcare la terra, bravo deficiente! Il nostro amico sfilò l’attrezzo dal suolo e lo puntò sullo stipite della porta, azionandolo …
Vzzzz, e la porta si bucava; Dentalio continuò a forare, fino a quando si avvicinò l’acerrimo nemico alla serratura … Aveva attirato la sua attenzione, ci era riuscito alla grande, peccato che Dentalio iniziò a sentire qualcosa di morbido dall’altra parte della punta, qualcosa di molto assimilabile ad un cervello … La porta si spalancò e si presentò un immagine terribile: la mano fasciata della Mummia era sospesa sulla maniglia, mentre la sua testa andava in frantumi. La punta penetrava sempre più nelle sue cavità cerebrali e Dentalio restava incastrato nella porta con il braccio sinistro. Il trapano era perfettamente funzionante e il suo componente più devastante continuava a roteare a velocità stratosferiche. Con il suo movimento, l’eroe staccò la porta dai cardini e avanzò dritto verso la sala d’ingresso …
“Pensavi di farla franca, lurido pezzente?” urlò violento Dentalio, spegnendo il Black & Decker. Restò immobile, a gambe divaricate, a contemplare la poltiglia di carta confusa sul pavimento, il suo nuovo datore di lavoro, insomma. Le sue mani erano ormai deboli e lasciarono cadere l’arma del delitto sulla “nuova Mummia”: non parlava più ormai, non chiedeva più nemmeno una provetta di sangue, quella sottospecie d’uomo!
Il grande Dentalio sorrise soddisfatto, con l’ingombro degli stipiti che lo trascinava gobbo verso la cucina. Sogghignando come un cretino, aprì tutte le credenze e divorò ogni provetta a portata di mano, finché il peso della porta non lo seppellì in quella orribile mangiatoia …
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Profilo Autore: Diego Crozzolin  

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Allora potrò conoscerlo finalmente vedere i suoi occhi, potrò amarlo non solo di parole ma potrò baciarlo con passione e vivere la canzone di Mina “ancora”.
Nel giro di pochi giorni fu a Parigi con una luce dentro gli occhi e con una felicità che quasi non toccava per terra, non vedeva l’ora di scrivere a Tommy per dirle che era lì nella sua città e che finalmente potevano amarsi. Le scrisse la sera in albergo dopo aver fatto un bagno caldo  “amore sono qui a Parigi per te amami” dimmi dove ci si può vedere e ci sarò.
La mattina dopo nessuna risposta, lei aspettava con ansia, ma niente, per giorni interi nessuna traccia si era dissolto nel nulla, Tommy non c’era più forse era stato solo un sogno il suo, ma l’aveva sentito sulla pelle quel brivido d’amore. Niente di niente la donna era triste sconvolta, persa tra le strade di Parigi, passeggiava per distrarsi, era confusa dov’è Tommy?
Guardava tutti i passanti  con la speranza di incontrare i suoi occhi, la delusione era dentro lei stava morendo di dolore di crepacuore per un amore che nemmeno conosceva, che non aveva mai visto. Non sapeva cosa fare Parigi era bellissima ma passava inosservata  Notre Dame, Monmartre, le chance elisee non le suscitavano niente, nessuna emozione, il suo cuore era vuoto, era stremata, stanca, amareggiata. I giorni passavano nessuna traccia della sua stella, quella che l’avrebbe dovuta guidare per sempre, era sparita,  forse mai esistita. Era avvilita dispiaciuta tanto che non poteva nemmeno raccontare, nessuno l’avrebbe creduta. Lasciò Parigi il giorno dopo rassegnata che il suo Tommy non esisteva, piangeva e  la sua bellezza svaniva giorno per giorno dietro a un amore fatto di parole che adesso si erano perse chissà dove. Tutto così assurdo eppure aveva sentito quel bacio come fosse vero, l’amore che le aveva donato l’aveva fatta vivere, aveva acceso la smania in lei, non era possibile. La confusione era incontrollabile. Era solo un sogno si chiedeva. Domande senza risposta si susseguivamo ma  a lei mancava il suo Tommy le sue dolci parole, l’amore che le donava ogni giorno le mancava disperatamente, era triste, senza sorriso e i suoi occhi spenti come non mai.

 
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Profilo Autore: Tiziana Rosella  

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Non c’era svago per lei se non quello di aspettare le parole, quelle che poi l’amavano così tanto con passione e desiderio infinito. Non poteva fare a meno di tutto ciò ma  un giorno nessuna parola scritta  ci fù, allora la donna cadde in una tristezza infinita, la mente sbarellava e diceva. “Ho perso la mia stella”.
Preferisco morire.
Solo il giorno dopo tornò il sorriso sulle sue labbra quando lesse “eccomi amore sono qui per te”.
Il tempo passava e la donna sempre più attratta dalla sua stella di nome Tommy  aveva un desiderio pazzesco di vedere i suoi occhi, di essere sfiorata e amata veramente, di sentirsi donna e coronare quel sogno bellissimo.
La donna scrisse: “vorrei vedere i tuoi occhi e abbracciarti dolcemente” ma lui rispose che non era possibile che il sogno era bello anche così e che l’avrebbe amata per sempre.
Una lacrima scese sugli occhi di lei ma non disse nulla. La donna chiese di dove sei Tommy?  Qual è la tua città? La mia città è Parigi rispose. La città dell’amore la città che fa per noi.
Intanto arrivò l’autunno e  poi l’inverno, la neve aveva imbiancato la città,  lei non sentiva freddo c’era il suo Tommy pronto a scaldarla con le sue parole d’amore. Arrivò anche la primavera e la donna era stanca, il mondo fuori era solo un ricordo il sole non la scaldava più, aveva dimenticato anche il colore del cielo perché non si fermava più a guardarlo.
Solo il suo Tommy, la sua stella, ma dentro il suo cuore un po’ di nostalgia l’affiorava  per quel cielo e quel sole che la baciava tanto,
Un giorno la trasferirono per un lavoro importante a Parigi, sarebbe dovuta rimanere una settimana, la donna si illuminò e pensò! E’  la città di Tommy.
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Profilo Autore: Tiziana Rosella  

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Si era fatto tardi la donna doveva andar via il suo orario stava per finire, le dispiaceva spegnere quel computer che  stava dando luce al suo viso. Quella sua stella la salutò donandole un bacio e dandole appuntamento per la mattina dopo. Il cuor suo era contento, sentì quel bacio come se si posasse sulle sue labbra, sensazione bellissima che a lei sembrò vera.
A malincuore andò via con il sapore di quel bacio che la seguiva per tutto il percorso, finalmente a casa si guardò allo specchio, aveva una luce negli occhi che non vedeva da tempo, i suoi occhi brillavano, era felice non vedeva l’ora di leggere ancora le parole della sua dolce stella.
La notte fu lunga, il pensiero sempre lo stesso, dolce e curioso di qualcosa che non aveva mai provato, si sentiva felice per quelle parole scritte e per quel bacio che aveva sentito vero su lei. Una cosa da non credere. Dormì poco quella notte , al mattino era un po’ stanca ma si alzò con l’energia addosso e con un desiderio soltanto.
Ecco di nuovo alla scrivania davanti al computer e la sua stella che le scriveva, giorno dopo giorno, parole sempre più belle, parole che la rendevano forte, sicura, si sentiva importante, mai nessuno gli aveva scritto parole d’amore che colpivano il cuore. Mai nessuno gli aveva dedicato quelle canzoni che la lasciavano senza fiato, soprattutto un pomeriggio che lui la sua dolce stella le aveva detto di ascoltare una canzone di Mina “Ancora” e con quella canzone l’aveva amata come non mai.
La donna era stordita d’amore, non aveva mai pensato che dietro un computer si potesse nascondere un amore così grande. Aveva quasi voglia di romperlo per vedere i suoi occhi, ma che andava  a pensare? Tutto così strano, strano ma le sensazioni erano vere, anche se lei non toccava o sfiorava nessuno.
Passarono i mesi e di parole scritte tante da riempire il cuore, la donna era sempre incollata al computer, il mondo era lontano da lei, il suo mondo stava lì, la sua stella era li dietro
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Profilo Autore: Tiziana Rosella  

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Era un giorno d’agosto, un giorno qualunque, la calura si faceva sentire anche in quella stanza, una donna era dietro la scrivania immersa tra carte di ogni tipo, faceva fatica a concentrarsi, la fronte grondava di sudore, il suo bel viso era rosso color di una mela.
Ma non era tanto il caldo a disturbarla ma i pensieri tristi che si susseguivano, una solitudine infinita l’assaliva e ogni tanto una lacrima scendeva bagnando il suo viso già umido di sudore. Distrutta tra caldo e pensieri passava da un sito all’altro, il computer le faceva compagnia, in un baleno la mente si illuminò voleva distrarsi, cercare un qualcosa che potesse allontanare quei pensieri maledetti, allora cominciò a svirgolare e dopo un po’ si aprì una chat amicizia, lei che non sapeva di cosa si trattasse e nemmeno come entrare, fece per cliccare e si aprì una finestra. C’era una scritta che lei lesse in un attimo.
C’era scritto “una stella è qui per te e ti guiderà per sempre”.
Lei rimase perplessa, il cuore iniziò a battere di un battere che non voleva fermarsi.
Chi sarà pensò.
Allora la scritta continuò.
Ciao come stai?
E li scoppiò a piangere tanto che non riusciva a fermarsi, a poco a poco si calmò, allora iniziò a rispondere a quella scritta  a lei sconosciuta.
Si sfogò scrivendo tutti i suoi pensieri tristi, le sue delusioni  che le bloccavano il respiro ma che pian piano svanivano come le nuvole nel cielo. Iniziò a sentirsi meglio, fresca come una rosa, le parole   uscivano spontanee anche dall’altra parte del computer entravano dolcemente su lei. Parole su parole, scritte velocemente piovute dal cielo in quel giorno d’agosto.

(racconto di fantasia su quello che succede virtualmente e come le persone si lasciano prendere da queste cose 1 parte)

 
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Profilo Autore: Tiziana Rosella  

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Alla ricerca del passato
 
... Quelle montagne a specchio di neve, mi guardarono negli occhi, cercai di andare avanti, ma mi dicevano che il passato era lì, era vicino a fior di bacio, ma cosa potevo fare, sapevo che era troppo tardi ormai scoprire chi era stato a darmi la seconda vita da bambina.
L'idea di conoscere il mio creatore, mi aprì la porta verso la gloria del futuro, corri a piedi nudi sulla neve ghiacciata, sentì la trasformazione di me stessa in qualcosa di nuovo.
A poca distanza sentì il dolore del vento ardente sul viso, mi fermai, perchè sentì una voce rauca e decisa, dicendomi chi sono, ma io non lo sapevo, ero appena tornata tra questo magnifico mondo da scoprire.


 
 

 
 
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Profilo Autore: Maddalena  

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Una bufera di neve nella contea di Wolsburg, una notte di Dicembre,un triste Natale  per Sharon,rimasta sola al mondodopo l'incidente automobilistico  in cui avevano perso la vita i suoi genitori.Era rimasta sola in quella casa ,troppo grande, troppe spesee lei non poteva affrontarle con le sue traduzioni ,così'  era andata a vivere nella casa della nonna .. una casa vecchia fredda ,umida .ma era la sola cosa che possedeva.Nel pomeriggio era stata in libreria a scegliere dei libri  , dei romanzi d'amore,qualche giallo,qualcuno fantasy, una bella collezione per le serate insonni.Da quando erano morti i suo genitori non era più riuscita a dormire.Tra i libri scelti , uno aveva attratto la sua attenzione,la sua copertina ritraeva uno scenario lugubre, un pipistrello  volteggiava attorno ad una donna bruna con i capelli lunghi e ricci, quella donna le somigliava molto anche se non riusciva a vederne il viso.Quella copertina l'aveva attratta, come se una forza arcana l'avesse spinta a scegliere quel libro, ed ora era lì adagiato sul comodino.Lo prende,ne legge poche righe, gli occhi le bruciano ,la lettura di quei righi la stanca come se quella carta color avorio, opaca emanasse un calore , stenta a leggere  sente dei brividi ma la carta nelle sue mani scotta.. come se volesse prendere fuoco.
Era  una  sera fredda, neanche la stufa riusciva a riscaldarla , la persiana sbatteva,ma lei non aveva la forza di alzarsi perchiuderla, si sentiva bloccata , sentiva degli scricchiolii, un lupo che ululava ,sentiva un respiro, una presenza, che la terrorizzava.
Ad un tratto la finestra si spalanca ed una luce rischiara la stanza,Sharon è impietrita dallo spavento.La luce si avvicina,si sente sollevare dal letto ,non sente calore umano,vorrebbe gridare ma non riesce ad emettere alcun suono,vorrebbe fuggire, ma le sue gambe sono immobili, sta volando,....solca i monti  ammantati di neve, ma non ha freddo, non sta sognando,i suoi occhi sono aperti.Le ore passano,il volo di Sharon finisce davanti ad un castello.attraversa un ponte levatoio e una grande porta di ferro si spalanca al suo passare.Sharon entra in un gran salone, alle pareti immensi specchi, la sua immagine viene proiettata  30 .40 volte, si sente imprigionata dalla sua stessa immagine.cerca di uscire da quella stanza ma non trova più la via di uscita , tocca quegli specchi nella speranza di trovare  qualcosa che si sposti, ma niente.poi si guarda intorno,ci sono  degli animali,la testa di un cervo su un tavolino,su un'asse un pipistrello,sembra vero con quegli occhi che si muovono. emanano calore, ed ecco, solleva le ali, diventa enorme.Sharon vuole scappare ma se lo vede addosso come se volsse abbracciarla, la copre con le sue ali nere poi gli rtigli prendono forma,il becco si modella il suo corpo si trasforma, diventa un uomo.Un uomo bellissimo è davanti a lei.Sharon non riesce a dire nulla è lui a parlare." benvenuta Sharon  è tanto che ti aspettavo ti ho cercata per tanti anni ed ora ti ho trovata ,ora sarai mia per sempre.Sharon ora aveva paura pensava di aver a che fare con un pazzo, ma si sentiva stanca, senza forze, all'mprovviso  la luce del giorno illumina la stanzaed il giovane uomo sparisce tra gli specchi.Un respiro di sollievo,poi si adagia su un tappeto e chiude glli occhi.Il suo sonno dura  parecchie ore,ed al suo risveglio, ha accanto un tavolino con tanto cibo, mangia con avidità , della frutta,beve dell'acqua .Nella stanza c'e' un letto con una coperta di raso rosso , le finestre hanno  delle  tende di velluto rosso, anche i tappeti sono rossi e rossa è la tovaglia sul tavolino ..i bicchieri  a calice anch'essi rosso con un bordo dorato.Sharon non  sa l'orario , nessun orologio nella stanza , non sa che giorno è.. nessun calendario.Nessun rumore all'esterno della finestra, riesce a vedere solo il verde delle piante , un fitto bosco , nessuna casa attorno, nessun animale , niente di umano.Ora pensava alla sua casetta, ai suoi libri, a Mirko il suo ragazzo che sicuramente  l'avrà cercata, forse mai come in quel momento ha sentito la sua mancanza, sente che le lacrime arrivavano sul tappeto, vorrebbe  scappare da quel posto ma si sente chiusa in gabbia.Le ore passano,, nessun rumore , e si fa sera.Dagli specchi , come se fosse un fantasma , appare il pipistrello,Le sue grandi ali nere diventano braccia,il suo viso diventa umano, un viso bellissimo con grandi occhi azzurri  tristi..ed ecco...la sua voce  sembra venire da un luogo lontano, Sharon rabbrividisce, sente un freddo nel suo corpo , è pallida si sente mancare. Hulderich parla:vivevo con mia moglie Elisabeth, eravamo felici.
Alla festa del nostro venticinquesimo anno di matrimonio , un principe si presentò senza essere invitato ,non so quale diavoleria bevvi quel giorno , non fui più cosciente... mia moglie ballò tutta la sera con lui , si appartarono nella saletta  .. fu sua.. la mattina dopo il principe era scomparso, Elisabeth stette male , chiamai tanti medici. e solo uno scopri che sul collo c'era un livido , con dei segni , si dei segni lasciati da denti.mia moglie era stata morsa da un vampiro.. Fu durante una notte che mia moglie si alzò dal letto sembrava in delirio, non capivo cosa diceva.. cercò di uscire dalla finestra ma io la trattenni e lei nel divincolarsi, mi morse  ..alla vista del sangue si buttò sul mio collo come un lupo famelico.. io svenni ..al mio risveglio.. io ero come lei ,un vampiro ...Nella contea le vittime si facevano numerose e tutti cercavano di stare attenti si chiudevano nelle case, ma un giorno entrammo in una casa dal camino ..un ragazzo stava affilando un coltello e quando Elisabeth si gettò su di lui per morderlo , lui le pantò il coltello nel cuore.Io raccolsi il corpo di mia moglie sbattendo l'uomo contro il muro e fuggiii sotto le sembianze di un pipistrello.Portai Elisabeth in questo castello , chiamai i medici ma  per Elisabeth non c'era più niente da fare.Un vampiro  mi disse che sarei vissuto a lungo, ma al centunesimo anno di età sarei morto se non avessi trovato una donna identica ad Elisabeth  ed Elisabeth sarebbe tornata in vita .Ho cercato per anni una donna che le somigliasse, ora mi resta poco da vivere ma ho trovato te, sarai tu la donna che mi restituirà  Elisabeth,sarai tu a ridarle la vita e insieme vivremo ancora per secoli e secoli.Avrai il tempo di sette lune piene , dovrai innamorarti di me, io verrò tutte le sere  e resterò con te tutta la notte. Non ti toccherò , non ti bacerò, non ti morderò non devi temere,, alle prime luci dell'alba sparirò.Sharon ora è terrorizzata ..sa che non sarebbe uscita viva da quella casa , capisce  che il suo sangue sarebbe servito per dare la vita ad Elisabeth e doveva escogitare un sistema per scappare ma non sapeva come.I giorni passavano lenti,monotoni , .non sa come poter fuggire da quel luogo maledetto.ed a sera.. solo le candele illuminano la stanza ,niente luci alle pareti, solo specchi e dagli specchi appare Hulderich .deve esserci qualcosa , qualche pulsante per poter aprire . Tocca minuziosamente ogni angolo, centimetro per centimetro.. e sul lato esterno trova un piccolo rigonfiamento.schiaccia ed ecco che improvvisamente lo specchio si sposta...ma è sera... Hulderich fra poco sarà nella stanza.... deve rimandare ... Ora si sente più serena ..troverà la via di uscita , tornerà a casa .... ed eccolo, appena in tempo , a richiudere  lo specchio ..ed adagiarsi sul lettoHulderich è davanti a lei..la guarda , sembra scrutarla, sembra leggerle negli occhi ..

poi contrariamente alle  altre volte, esce..sparendo tra gli specchi.. Sharon vorrebbe aprire di nuovo vedere dove porta il passaggio.. ma cerca di avere pazienza .. deve rimandare alle prime luci dell'alba..deve stare sveglia ..non deve addormentarsi... e passano le ore...la luce entra nella stanza .. Adagio , ricomincia a toccare lo specchio...ecco il sollevamento...schiaccia ..e lo specchio si sposta ..Ora finalmente  potrà uscire ,  passa attraverso uno stretto corridoio.. arriva in una stanza piena di armature.. alle pareti ci sono dei pugnali di diverse grandezze... ne stacca uno...il più affilato e lo nasconde nello stivaletto.. Attraversa stanze e poi corridoi lunghissimi ..ed arriva in una stanza ..in ogni angolo ci sono armature..ed uccelli imbalsamati...pipistrelli ..teschi..rabbrividisce..quando al centro della stanza vede una cassa ...il coperchio è aperto.... ed al centro   c'e' una donna  ...bellissima ...sembra dormire...è proprio identica a lei... è Elisabeth... fa un balzo... urta in un teschio... e qualcosa si muove... E' Hulderich... sbucato da una tenda.... Ha in volto l'espressione del diavolo  ..
<< maledetta! non dovevi entrare in questa stanza ! doveva essere tutto alla settima luna piena , ora dovrò ucciderti e dovrò trovare un'altra donna identica ad Elisabeth!
fa per avvicinarsi a Sharon ma lei estrae il pugnale e glielo conficca nel cuore..
Elisabeth dalla cassa ha un sobbalzo, sembra si stia alzando ma Sharon rapida conficca nel cuore il pugnale anche a lei ed il suo corpo comincia a sgretolarsi, si sgretola anche il corpo di Hulderich emettendo un puzzo infernale e fumo:
Sharon scappa ..mentre il castello comincia a crollare..
e si ritrova su una strada..tante macchine passano veloci, fa segno, agita le braccia e una macchina si ferma.
Sharon ritorna alla realtà alla sua piccola casa..a Mirko che l'aspettava preoccupato.
Non ricorda più cosa è successo, dice di essere uscita , non sa dove è andata:
Ha fatto solo un sogno, un brutto sogno ma ora l'incubo è finito:
Sul comodino, nella sua stanza ci sono tutti i libri presi in libreria, ne manca solo uno: le ali del pipistrello
su un vassoio:la cenere di alcuni fogli bruciati.
 



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Profilo Autore: rosy d'agostino  

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La luce del sole cominciò a scaldare la valle
gli alberi quel giorno parevano volessero parlare
e all'orizzonte il cielo diventò più chiaro....
Era l'inizio della primavera, si! Un'altro anno era passato
con il freddo, la neve e i problemi di sempre.
Quella mattina un leggerissimo tiepido vento,
bussò a quella porta  fatta di forma curiosa, praticamente
con disegni strani che solamente in fantasia puoi vedere.
<Toc toc c'è qualcuno?> Disse il vento, ci fu un attimo di silenzio,
<Chi è che bussa a quest 'ora stiamo ancora dormendo,
siamo  in pieno inverno,lasciateci riposare. >
Era mamma orsa forse ancora insonnolita non s'era resa conto
ch'era già primavera.
<Ma che dice signora!> Ribattè il vento,<mica busso per niente,
provi solo a guardare fuori vedrà i prati già pieni di piccoli fiori.>
<Oh mio Dio! E' proprio vero > disse mamma orsa.
<Siamo già in primavera ed io ancora non son pronta!
Guarda un pò che faccia ho! come faccio a presentarmi?
Ora vò un pò a truccarmi non mi posso far vedere in codeste condizioni.>
<Vada ,vada;> disse il vento, <svegli pure i suoi orsacchiotti,
dica a loro ch'è primavera ,la stagione più sincera.>
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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