Da qualche giorno aveva una sensazione di disagio interiore che non sapeva identificare né da dove giungesse, si era ritrovata dalla morte di suo marito in quella casa in riva al lago diventata troppo grande per lei, sola e senza più obiettivi da raggiungere. Tutta immersa in questi pensieri, scese nel suo giardino, si tolse le scarpe ed iniziò a camminare sul tappeto erboso appena tagliato. Le piaceva molto camminare scalza sull’erba e la rilassò un poco la morbidezza del prato carico del suo bel verde smagliante e stare ad osservare il lungo filare di rose che costeggiavano il vialetto che portava verso il lago; aveva tanta voglia di lasciarsi andare come i suoi stessi sospiri ma il tempo impietoso continuava il suo cadenzato fluire mentre quella clessidra immaginaria segnava inesorabilmente lo scandire delle ore. In quel tardo pomeriggio, la luce iniziava lentamente a ritrarsi dal giorno lasciando spazio al buio di invadere anche i più remoti angoli del giardino. Due occhi pareva osservassero dal cielo nascosti dietro le corpose nubi.
Il tempo e le distanze le vedeva diverse oggi da come le apparivano un tempo e le sembrava che il suo destino fosse ormai al termine, non riusciva a ritrovare più l’antico sorriso né altri stimoli che le dessero motivazioni per sentirsi appagata. Si rendeva conto come, mentre era alla ricerca di una rinnovata luce interiore e di altri sogni, l'oscurità le contrastasse il cammino. Si girò verso casa per ritornare sui suoi passi pensando che avrebbe potuto il giorno successivo all’alba andare fino al lago alla ricerca di risposte e pensò che forse l’abbraccio del sole l’avrebbe aiutata a trovarne.
Il giorno dopo si preannunciava una bellissima giornata con le sue magnifiche lunghe ombre create dall’inclinazione del sole al suo levare. S’incamminò Elsa verso l’imbarcadero e si sedette immergendo i piedi nell’acqua pensando di nuovo a questa sua vita fatta di silenzi e solitudini, ultimamente unici suoi nostalgici compagni.
Più triste che mai, ora guardava il lago ed una piccola lacrima s’affacciò timidamente tra le folte ciglia. E cadde dal viso di Elsa quella lacrima salata piena di rimpianti dentro l’acqua del lago sciogliendosi in mezzo ad essa fino a confondersi e diventare un tutt’uno con le acque del lago.
Tornando a casa Elsa ripensò a quella piccola lacrima che aveva perso, cadendo nell’acqua, la sua individualità e a quanto sarebbe piaciuto anche a lei abbracciare l’insieme del Tutto.
Il giorno successivo trovò un impeto diverso che la spinse di nuovo sull’imbarcadero a guardare il lago, avrebbe voluto essere come la sua lacrima del giorno prima, non sapeva che anche la lacrima era triste, sconsolata e malinconica …..
Era di nuovo una bella mattinata soleggiata, il sole sentendo oltre la malinconia di Elsa anche quella della lacrima si commosse, la fece evaporare e salire in alto nel cielo insieme alle nuvole, chiamò l’amico vento che la prese con sé portandola in luoghi mai visti pensando di renderla felice, ma la lacrima era più triste che mai, voleva tornare da chi l’aveva creata. Fu allora che arrivò il turbolento temporale con i suoi tuoni e fulmini, la mescolò con la pioggia affinché avesse compagnia tra tante amiche sorelle.
Ma lei era una lacrima salata, si sentiva diversa ed allora l’amico temporale capì ed esaudì il suo desiderio. La fece scendere giù su quel viso invecchiato dal tempo, da dove il giorno precedente era scivolata nel lago.
Elsa con il naso all’insù accolse quella goccia salata di pioggia.. e ritrovò il sorriso.. e ritornò a cantare e a ballare felice.. e a sognare, sognare più che mai.. e rise.. e rise ancora..
Ogni giornata si chiude con un miracolo in armonia con ogni cosa.
I miei pensieri si perdevano sulla riva del lago stando ad osservare quel che accadeva sotto il pelo dell’acqua … e gorgogliava quell’acqua come un canto di primavera, pesciolini nuotavano tranquilli guizzando qua e là felici come era nella loro natura. Le insidie erano tante, dal luccio minaccioso che s’aggirava intorno, all’amo del pescatore che penzolava dall’alto; mamma trota in silenzio mostrava loro dove e da chi starsene lontani in una forma protettiva di madre.
Dal bordo di quella sponda andava il mio pensiero ai miei sogni ricorrenti che erano ritornati a farmi visita dopo tanti anni mentre mi domandavo chissà mai perché … in quei sogni ricorrenti tra un dormiveglia ed un altro mi trovavo ogni volta come in un “déjà vu” in un certo senso in un loop-temporale, continuando a sognare gli stessi sogni di momenti vissuti in età adolescenziale; le ombre della notte tornavano a ripresentarsi attraverso i ricordi di ieri.
Avevo in quel periodo il desiderio di esprimermi attraverso il disegno e adoravo soprattutto i cavalli, animali nobili che catturavano la mia attenzione con la loro possente muscolatura che mi veniva facile disegnare a matita in bianco e nero, trovando così modo di evidenziare con luci ed ombre quell’ammasso di muscoli imponenti nell’atto di una corsa libera senza freni.
I miei sogni di allora si ripetevano sovente in una sfrenata corsa su un destriero bianco cavalcato senza sella: io e lui in un tutt’uno correvamo sulla rena del mare tra mille schizzi d’acqua cristallina o su un terreno imbiancato dalla neve che mossa dagli zoccoli della creatura, s’alzava in una bianca nube fino a confondere le tracce.
Oggi dopo un lungo periodo di assenza quel destriero è tornato a farmi compagnia quasi tutte le notti in un sogno che, secondo me, rappresentava allora e rappresenta ancora oggi un grande senso di libertà da ogni momento di costrizione della naturale realtà che viviamo o almeno io sarei propensa così a darne una spiegazione plausibile. Il fatto è che le mie notti, oltre ad affondare in quelle radici antiche e profonde dell’infanzia, sono riapparse nell’attuale a mostrarmi il bellissimo senso di quella libertà che non abbiamo più oggi nel mondo reale costretti e circondati da regole d’ogni sorta.
Non riesco a spiegarlo in modo diverso se non come: “… i misteri del divenire …”
Era scritto e lei lo sapeva già nel profondo dell’anima sua, ma dovendolo affrontare non se ne dava pace di quel patto preso allora nel mondo degli eterni universi che lei, come individuo umano, non ricordava, ma che sentiva incombere negli eventi del suo destino.
Ora l’anima sua, si disperava ogni sera, quando il sole tramontava per lasciare spazio alla notte, tutto pareva magico e la natura tratteneva il respiro mentre il tempo sembrava sospeso, immobile, in ascolto.
Ma lei purtroppo, non voleva più sentire quel nodo alla gola nell’avvicinarsi di quel giorno, per lei sempre prematuro e che nell’oggi aveva perso nel suo cuore il vero senso d’essere.
La domanda che si poneva era una sola:
che senso aveva vivere oggi quel Karma del passato che lei più neanche ricordava di quelle brutte azioni fatte allora, che lo avevano generato e affrontarne ora in una vita successiva le conseguenze!
L’aveva al momento della nascita pattuito, ma ora nel suo cuore buono, le sembrava tutto così tremendamente difficile da accettare!
“Il destino e la Legge del Dare e Ricevere”
Molti eventi nella nostra vita sono predestinati, a partire dalla nostra nascita e dalla scelta della famiglia in cui nasciamo. Si nasce in una famiglia in cui le condizioni sono favorevoli al compimento del proprio destino e dove si ha un significativo conto del dare-prendere.
Secondo la “legge del Karma” ogni azione ha il suo riscontro, vale a dire che un’azione positiva genera dei meriti, mentre un’azione negativa genera dei demeriti e quindi di conseguenza, con il Karma, si raccolgono i frutti delle proprie azioni; sia buone che cattive.
Ora era tempo della raccolta, della resa dei conti e la sua anima lo sapeva molto bene!
Fiocco di neve, così qualcuno lo chiamò quel giorno. Il suo arrivo, non era il preludio di una bella nevicata ma era semplicemente un fiocco di neve intirizzito e ghiacciato sulle ali del vento che sembrava sperso.. ma Fiocco aveva scoperto che nel freddo inverno poteva ghiacciare e col vento veleggiare qua e là senza problemi ed era quindi alla ricerca di nuovi luoghi da esplorare, era solo indeciso sulla direzione da prendere.
Da tempo lui abitava lontano dai suoi genitori ed inoltre si sentivano poco, solo qualche volta per telefono; telefonate brevi e veloci accompagnate da frasi formali del tipo. “come state, come va”.
Molto preso dal suo lavoro che lo costringeva lontano, non si era mai domandato veramente se loro stessero bene veramente in quel paesino e in quella casa in cui aveva passato tutta la sua infanzia e adolescenza.
Al momento dei funerali aveva lasciato entrambi, per le esequie, in quella dimora dove avevano sempre abitato tranquilli e sereni, mentre lui si era preso una camera in un albergo.
Tutto finì in pochi giorni, le esequie, la sepoltura, gli amici, i conoscenti e i personaggi importanti del piccolo paesino e poi se ne era andato per tornare successivamente, su invito del notaio per l’apertura del testamento.
Non era più andato in albergo, questa volta, ma aveva aperto ancora quella casa e si era stabilito nella sua vecchia camera da letto cosa questa che, ora, gli stava scatenando moltissimi vecchi ricordi che in un certo senso, nell’andare del tempo, aveva quasi dimenticato.
Si soffermò stanza per stanza, ora con maggiore chiarezza, a ripopolare la mente del suo vecchio passato.
Ricordi su ricordi si alternavano a fargli sentire la mancanza dei genitori che ora non c’erano più veramente e fisicamente! Scosse la testa e poi pensò che l’indomani sarebbe andato dal notaio per l’apertura del testamento, che essendo lui figlio unico, sarebbe stata veloce e semplice dopo di che avrebbe preso le decisioni del caso ed in men che non si dica sarebbe potuto ritornare alla sua vita di sempre superando in qualche modo il caotico caos che turbava ora la sua mente.
Dopo un pasto frugale, si preparò il letto nella sua vecchia camera e ci si infilò.. gli parve strano quanto tutto fosse ritornato stranamente famigliare, come se quella stanza lo stesse avvolgendo insieme a tutti i suoi bei ricordi!
Trastullato da quei ricordi, pian piano si addormentò.. i sogni in quella stanza si alternavano come fossero realtà.. poi uno strano frastuono, forse uno schianto, lo destò di soprassalto!
Tese l’orecchio attentamente, ma non udì alcun altro rumore e fu in quell’istante che tutto gli parve avvolto come in un sogno..
Solo ora.. per la prima volta si sentiva a casa.
Mentre sbatteva le sue ali di color angelo, bianco, luminoso, nel fuoco torrido, senti' un brivido di gioia vedersi ancora " nuotare" fra quel luogo, poi sali' sempre piu' su nonostante tutto finche' riusci' ad uscire.
Tania appena uscita dal profondo del cuore del vulcano senti' il vento delle emozioni di gioia, ma per poco ha potuto restare a sentirle, perche' qualcuno gridava aiuto, ma non c'era piu' nessuno che poteva aiutare, solo lei, gli altri erano tutti scappati via, pensavano solo a se' sessi.
Senza piu' paura di nulla " nuoto" fino a dove si sentivano le grida, ma ormai non c'era piu' nulla da fare, ma si promise a se' stessa che non avrebbe piu' lasciato che nessuno morisse fra le sue braccia da ora in poi.
Ando' ancora piu' lontano per vedere se c'era qualcun altro da poter aiutare, ma nulla, soltanto un paese che pareva un gigante gelato squagliato, mentre stava da sola a testa in giu', si sentiva persa, sola al mondo, senti' ad un tratto una mano sulla spalla incenerita, nera dalle bruciature e sporca, non voleva nemmeno voltarsi, si sentiva arrabbiata con il vulcano, ma anche con se' stessa per essere rimasta li' senza poter nemmeno piangere per sfogarsi.
In tanto che tutto era andato a rotoli sapeva che qualcuno era li' per lei, soltanto per lei, anche se adesso era solo una semplice perla, non piu' come una volta, bella splendente come un raggio di sole, ma sapeva che per lui sarebbe stata la sua amata, la sua amata perla nera in viaggio per la destinazione di una vendetta.
Un giorno pero' Michael ebbe una sorpresa completamente inaspettata, qualcuno le apri' la porta, prese a correre ma dietro a lui senza alcun sforzo si ritrovo' l'uomo di cui era fuggito, lo prese per il collo e le chiese semplicemente dove andava e perche' continuava a fare quegli scherzi di cattivo gusto, non sapeva cosa rispondere, allora Jason lo prese con se' in casa e le disse che avevano da parlare di molte cose, soprattutto di una particolarmente.
Il ragazzo era un po' spaventato, perplesso, ma anche curioso, che cosa poteva dirle uno sconosciuto proprio a lui?
Michael si diceva che nulla poteva andare peggio di come andava gia' tutto.
Appena arrivato si sedette sulla poltrona accanto alla scrivania, Jason le diede un libro e le disse di leggerlo, ma al ragazzo gia' dalla copertina le pareva qualcosa di conosciuto, comunque lo apri' e incomincio' a leggere qualche pagina fino a che trasali' come bruciato e lo chiuse dandolo a Jason con gesti rapidi come qualcuno le avesse messo una pistola alla tempia.
<< Lo sapevo che la tua reazione sarebbe stata questa, nonostante tutto o deciso di farti vedere la verita' >>
<< Quale verita'? >>
<< Mi pare che tu non abbia letto attentamente cio' che ti ho dato da leggere, nemmeno quelle poche pagine>>
<< Non ho letto interamente, perche' una simile cosa puo' essere solo che in una storia, in una favola, in un film, ma non nella nostra realta' >>
<< Pensavo che ormai eri pronto per sapere tutto, ma mi sbagliavo>> disse Jason mentre apriva una porta di pietra con un tocco solo di un dito e poi scese nei sotterranei per continuare con il suo lavoro di una vita affinche' Michael sarebbe stato pronto per affrontare la dura verita'.
Jason non sapeva cosa l' avrebbe spaventato esattamente, anche perche' poi...
<< La dura verita', si..>> disse lui ridendo e prendendo un altro libro per studiarlo
<< Questo e' solo l' inizio dell' aventura Michael>> rise di nuovo e poi senti' la voce di Michael dicendo:
<<Puoi aprirmi per favore?>>
<< Perche' dovrei farlo?>>
<< C' ho ripensato, voglio sapere tutto, soprattutto le mie origini antiche e di chi sei tu veramente>>
Jason penso' bene prima di aprire la porta e farlo scendere insieme a lui e mostrarle la sua proprieta', ma poi lo fece scendere e il ragazzo rimase a bocca aperta vedendo quel mucchio di libri e pensare che storia avrebbe nascosto ognuno di loro, sperando che non solo la propria storia, ma anche la storia dell' antichita' perduta, delle cose mai trovate da nessuno.
Michael piu' pensava e piu' si ritrovava fascinato da tutto, ma aveva anche una paura pazzesca di non essere ancora mandato indietro nel tempo per non aver messo "il pezzo del puzzle al posto giusto", voleva rimanere li', in quel passato presente e continuare finche' avrebbe trovato la strada per uscire da questo "labirinto".
in questo mondo tutto
matto ,il carbone porterà sia
ai cattivi che ai buoni in
gran quantità.
In questo mondo senza
più regole la befana non sa
più a chi credere.
Buoni cattivi chi sceglierà
povera befana senza età.
La befana sta arrivando
corre corre ,mai stanca ,
dal cielo scruta quaggiù
questo mondo senza
più virtù ,povera befana
che non sa a chi credere più.
Con dolci e giocattoli in gran
quantità sta per scendere in
ogni città. Non fa differenze
la sua bontà è grande .Tutti
i bambini attendono con ansia,
e per un attimo il viso cambia,
per un attimo sorrisi
li allieteranno
dimenticando le sofferenze
di tanti.
Cara befana ti stiamo
aspettando
donaci allegria e gioia tanta
ti prego anche in quei paesi
abbandonati
dove la sofferenza è tanta ,
dona a loro
serenità, mostra
per un attimo
tanta bontà .
.
Hai mai sentito parlare del clan degli anonimi autori?
Sono uniti da un patto, anche se non si sono mai incontrati.
Forse provengono tutti dallo stesso luogo e ne sono inconsapevoli.
A volte quel patto si fa sentire con un richiamo di vento gaelico.
Lassù, nello spazio tra le nuvole, qualcuno li ama.
Sono cresciuta tra tette e grondaie.
Rotaie cominciavano a sferragliare lungo linee parallele.
Lui, bello e dannato.
Nei suoi occhi vendeva droga.
Nel buio che lo precedeva, le geometrie si incurvavano al passaggio.
Nella sua visione il passato di tanti: erano braccia lunghe e spaventose, come rami di fine novembre.
A sforzar la memoria, li rivedi tutti i piccoli mostri della tua infanzia: occhi gialli e grandi bocche.
Minacciosi!
Di selvaggio anarchismo, si trascinava dietro un disgusto totale per la vita.
Io avevo attraversato i tempi camminando tra carni imputridite.
Per casa avevo quattro ruote tra andate e ritorni e una wicca.
E adesso, in cerca di ristoro, scendevamo alla fine del mare.
Un patto è un patto, come un nodo eterno.
Io l’ho tatuato sulla pelle.
U2?
Tutti si diedero molto da fare e molte belle cose furono scritte.
Tu sei veramente grande, ma sei anche troppo statica. Non trovi che sia un peccato? Coi poteri che tu hai, chissà quante nuove cose potresti creare.
Tu che governi tutti noi piccoli pensieri e sogni perché hai smesso di sognare?>>.
Fu mandata in un piccolo pianeta dell’universo: un posto chiamato Terra che era appunto deserto e completamente disabitato. Il giorno della partenza solo i suoi amici gemelli erano venuti a salutarla. In segno di amicizia vollero regalarle le due pietre che avevano vinto insieme a lei nel concorso. <<le terrai come nostro ricordo>> le dissero.
Certo in quel posto non c’era veramente nessuno e faceva tanto freddo.
Anzi non gocciolava neanche più.
Dopo un po’, però, la pietra cominciò di nuovo a gocciolare.
A questo punto fu chiaro che era il calore della pietra gialla che nuoceva alla sua pietra bianca mentre all’altra pietra non dava nessun fastidio. "Forse", pensò, “i gemelli non erano sinceri con me quando dicevano di essermi amici. Forse mi hanno dato queste pietre solo perché distruggessero la mia”.
Quel liquido trasparente le arrivava oramai quasi alle ginocchia.
Anche la terra cominciò a girare. Sembrava che quella massa l’attirasse verso di sé.
Chiuse gli occhi e decise di non aprirli più, finché la terra non avesse smesso di girare.
Dormì per lungo tempo. Nemmeno lei seppe dire quanto. Infine, un giorno fu destata da un canto.
Aprì gli occhi e si guardò attorno.
E la più importante, quella che tu avevi dato proprio a me, l’ho nascosta sottoterra, ma non ricordo più dove>>.



