Autobiografia dell’autore.


Nacqui. E forse già da quel momento fui come sono oggi: sconclusionato. Mi piacerebbe spiegarvelo bene raccontandovi di come arrivai alle prime poppate, ai primi sorrisi, ai primi versi, ai primi passi, alle prime parole… ma in realtà non ricordo nulla dei miei primi mesi, i miei primi ricordi sufficientemente nitidi risalgono al periodo delle suore, l’asilo con tanti altri bambini simili a me (più o meno, non proprio uguali) controllati a vista da questi autoritari guardiani vestiti di nero che erano le suore. Lì disegnavamo, lì cantavamo, lì imparavamo filastrocche e tante, tante preghiere per rabbonire quei mostri da horror che erano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma soprattutto lì giocavamo e bisticciavamo. A dire il vero io non bisticciavo molto, le suore dicevano che ero un bambino bravo, un modello da seguire. Seguire per andare poi chissà dove?! Non è che abbia mai avuto l’indole del condottiero che traccia la strada per sé e per gli altri! Però ero un osservatore abbastanza attento e guardando bene gli altri bambini avevo capito che si dividevano in due categorie: i bambini propriamente detti, come me, e le bambine, che erano diverse, più interessanti, più belline, più gentili… mi piacevano! Un po’ tutte, ma una biondina in particolare mi affascinava tanto che pensavo spesso a lei anche quando non ero all’asilo, persino a volte la sognavo! La chiameremo Filomena (giusto per darle un nome che non c'entra nulla con il suo nome vero). Filomena aveva begli occhi, bei capelli, bella bocca, bel nasino, belle guance, bella faccia, bella testa, bel corpo, tutta bella! Educata, gentile, intelligente! La elessi quindi a mia Principessa. Sì, mi piaceva e la sognavo, ma cercare di parlarle mi intimidiva un po’; io ero un genio della scienza, avevo ormai capito che le bambine poi si trasformano, come vedevamo sui libri che i bruchi si trasformano in farfalle, così avevo capito che le bambine si trasformano e quando passa il tempo entrano in un’altra categoria. Anzi due. Beh, abbiate pietà, non ero ancora approdato all’università e quindi un po’ di confusione sulla fisiologia umana ce l’avevo, anche sull’anatomia non è che fossi certo al 100%, che io avevo ancora fratellini solo maschi. Però che le bambine non avevano il pisellino lo sapevo già! Non sapevo il perché, ma sapevo che quella è la cosa che più distingueva i bambini dalle bambine. Oltre al fatto che le bambine erano più belle e più gentili. Lo sapevo perché le suore avevano grande fiducia in me e quindi se stavano troppo indaffarate ed a qualcuno scappava la pipì, delegavano me per accompagnare in bagno e starci attento, sia che fossero bambini, sia che fossero bambine! Ero l’unico jolly, altri maschietti che accompagnassero in bagno una femminuccia in emergenza non ce n’erano. Ma dicevo del mio aver capito che poi le bambine si trasformano, quindi diventano o mamme o nonne! Or/or! Le due categorie erano ai miei occhi nettamente separate, le mamme erano belle, dolci, protettive, le nonne erano brutte, antipatiche e incomprensibili. Questo perché la mia mamma, giovane e bella, era sempre disponibile, capace di aiutare me e i fratellini, parlava bene, in italiano, con toni rassicuranti. La nonna invece, che viveva di fianco, era rude, parlava un dialetto nient'affatto forbito, era sempre nervosa, ci sgridava e poi a me non piaceva la sua abitudine di prendere, ogni volta che la gatta bianca sfornava una nuova cucciolata nel giardino, i gattini neonati, sbatterli con forza contro un muro e poi gettarli nella spazzatura! Mi veniva da piangere. Così mi ritrovavo a pregare talvolta il misterioso Signore delle suore, chiedendogli (perché lui poteva tutto, ce lo spiegavano sempre) di fare in modo che Filomena crescendo si trasformasse in una mamma e non in una nonna! Sperando anche che non le crescessero però le tette (che le mamme e le nonne le avevano, a volte specialmente le mamme decisamente ingombranti ed a me, diversamente da altri bambini, quelle grosse mongolfiere sul petto non piacevano). Sperando soprattutto che stesse sempre con me! Mi piaceva davvero, Ma non glielo sapevo dire. Arrivai a fare a botte con un altro bambino per lei, perché la infastidiva, fino a fargli sanguinare il muso, e le suore rincararono la dose quando lui le chiamò piangendo, perché sostenevano che se io, proprio io, lo avevo picchiato, allora sicuramente lo avevo fatto per un motivo giusto, per punirlo di qualche marachella grave. Invece l’avevo fatto solo per gelosia, ma non lo dissi alle suore né a Filomena. Filomena non seppe mai che animava i miei sogni, l’asilo finì perché diventando grandi passammo alle scuole “vere” e non la vidi mai più. Fu la prima della serie di stelline che entravano nel mio cuore senza che la mia bocca trovasse il coraggio di dire nulla. Del resto, com’ero (e son rimasto) inconcludente in amore, sono inconcludente anche in tutto il resto.

Troppo insicuro per impegnarmi sufficientemente in qualsiasi ambito.

Son sempre stato così nelle relazioni interpersonali, ma anche nel rapportarmi con il mondo del gioco, dello studio, del lavoro… qualcosa vorrà dire se non mi sono laureato!

L’insicurezza e la sconclusionatezza mi hanno accompagnato in tutte le tappe della mia vita, specialmente in quelle più importanti, impedendomi di portare a felice conclusione alcunché.

Diventato grande e cominciata la scuola elementare, infatti, ricordo ancora, dopo quasi una cinquantina d’anni, quella mattina in cui io timido bimbo tra gli altri nuovi compagni

21/06/2024

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Profilo Autore: ioffa  

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