Terzine a rime incatenate di endecasillabi canonici a maiore. (Purtroppo una delle rime incatenate si ripete uguale più volte, in 18ª, 19ª, 20ª e 21ª terzina ritroviamo 6 volte -àto, che già c'era anche nelle 6ª e 7ª: sono un disco incantato!)


 

Avrei dovuto smettere per tempo,
prima che lo squarciassero il mio petto
sentendomi già vuoto perditempo

che andava avanti quasi per dispetto
avendo già mancato gli obiettivi
e avendo già dolori dentro il retto.

Rimasi a rischio perder gli incisivi
tentando ancor di mordere una vita
che in modi a dire poco sbrigativi

m’andava urlando d’essere finita.
Ma sordo l’ignoravo e andavo avanti
senza riuscire a stringere le dita

tra cui mi scivolavan sabbia e pianti
tentavo d’afferrare il vuoto nulla
mentre si susseguivano gli schianti.

Se fossi soffocato nella culla
sarebbe stato men dilapidato
per questa mia esistenza assai fasulla

pure il bilancio netto dello stato
per mantener l’inutile reietto
che sempre in vani sogni è naufragato.

Eppure tristemente ancora ammetto
di non riuscire a spegnere la luce
seppure tutti i giorni riprometto

di far quanto nel vuoto poi conduce…
ma quando serve scema ogni coraggio
e Vita in Pace ancor non si traduce.

La Pace eterna resta ancor miraggio
ed io continuo solo ad osservare
lo stanco e senza meta triste viaggio

che mi continua assurdo a trascinare
lungo un tragitto che io non capisco
di fianco alle vetrine da ammirare

senza poter toccar mentre appassisco
cercando della logica quel filo
che non ritrovo più, quindi impazzisco…

Guardo lo specchio e trema il mio profilo
su questo sfondo ch’è parete bianca
sguarnita e sporca, giro e mi defilo:

cercare d’osservarmi più mi stanca
e il suono della valvola dannata
rimanda ad una vita che s’arranca

senza velocità, sconclusionata
nel tempo che inclemente sempre fugge
di cui insoluta è più di qualche rata.

Pensare troppo in fondo mi distrugge
però non ho da far proprio nient’altro
fintanto che la sveglia ancor non rugge

per ricordarmi in modo poco scaltro
ch’è giunta l’ora in cui il relitto piglia
(non me ne scordo mai però, tutt’altro!)

l’ennesima amarissima pastiglia;
non che sia amara invero pel¹ palato:
è il cuore che ogni volta si scompiglia

chiedendo quanto sia gesto sensato
seguir più volte al giorno le scadenze
per cure che non posson ridar fiato

ai sogni, alle illusioni e alle presenze
che il tempo via lontano ha già portato.
Per quanto paian gravi le incoerenze,

dai sogni so che son stato fregato.
Però saltarle² non risolverebbe
perché non ne verrebbe cancellato

l’esistere all’istante e soffrirebbe
fisicamente il corpo in agonia
che settimane intere durerebbe.

È questa la paura ad andar via:
provare ancora il senso di dolore
come ultima ed estrema compagnia
nelle ultime lunghissime mie ore.


¹: per il;
²: le varie pastiglie che assumo nei vari orari.


 

22/08/2026


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Commenti  

Simona Nardi
+1 # Simona Nardi 23-08-2026 13:00
Un abbraccio solidale
Poesia come sempre efficace

Toglierei quel "vigliaccamente"
che non ti si addice
ioffa
# ioffa 23-08-2026 21:52
Grazie. No, no, mi calza a pennello, credo ormai dopo mezzo secolo di conoscermi abbastanza.
Sisifo Gioioso
+1 # Sisifo Gioioso 23-08-2026 18:33
Ti seguo da tempo ioffa, e forse questo testo è quello più di tutti disperato. Una disperazione direttamente proporzionale alla sua complessità e perfezione formale. La quale presuppone molta dimestichezza con la cultura e la composizione poetica e quindi, a mio parere, con la cultura tout court.
Possibile che uno così non trovi modo da uscire dalle tante difficoltà che lamenti? o almeno di venire a patti con la vita, malgrado le vicende pregresse che in parte conosco?
ioffa
# ioffa 23-08-2026 21:51
Ma sì, credo sia tra i più disperati, per il precipitare del mio mondo: tra aggravamenti rapidi della mia salute con anche nuove patologie che le vecchie non bastavano più ad abbattermi, delusioni varie in molti campi, latitanza di quelli che un tempo consideravo in qualche modo amici man mano che la valutazione del mio stato economico/salutistic o/debitorio/mobilist ico si è palesata e problemi di salute nuovi e seri che ora affliggono i familiari che finora si stanno prendendo cura di me materialmente e/o moralmente, quindi genitori, fratelli e sorelle… dobbiamo fare un qualche abbonamento massivo per sconti famiglia alle sale chirurgiche mi sa… e poi stanchezza, caldo, noia, affanno, obesità famelica cui non riesco a porre un freno vedendo il cibo come l'unico piacere rimastomi… no so se è una fase che passerà, non lo so.
catilo*
+1 # catilo* 30-08-2026 16:15
Caro ioffa, questa tua
amara descrizione della tua vita (pur non condividendone, e tu lo sai, la sostanza), a mio parere, è una delle più belle fra quelle che ho letto.
Ho rischiato mi sfuggisse alla lettura per via del poco tempo che ho in questo periodo.
Stupenda la poesia: a te trovare la risposta!
Buon pomeriggio domenicale di fine agosto.
Ad majora semper!
Caterina

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