Luca salì in macchina spensierato per la prima volta in un anno; gli venne anche voglia di inserire nel lettore cd “Superjudge” dei Monster Magnet : album che da sempre adorava e che necessitava una rispolverata.

Una volta a casa preparò una parmigiana coi fiocchi, dimenticando tutti i cibi precotti che nell’ultimo anno lo avevano esposto ad un rischio di ulcera elevato. Accese la televisione ancora impostata su IRIS; questa volta venne trasmesso “Io, Emmanuelle”. Gli parve che Lia Rho-Barbieri assomigliasse vagamente a Laura, la quale non aveva abbandonato i suoi pensieri dal mattino.

Durante la giornata fece il conto alla rovescia ansioso che giungesse l’ora dell’appuntamento. Era la prima volta che usciva con una donna di maggiore età e la cosa gli provocava un senso di adrenalina. La cara vecchia tensione lo colse in pieno ancora una volta. Però questa volta fu quasi felice di avvertila, visto le sgradevoli sensazioni provate per più di un anno.

Decise di non mettere una maglietta che dasse “troppo nell’occhio” : scelse la t shirt dei Devastation raffigurante solamente il logo della band. Sapeva che Laura era una tipo semplice e senza pregiudizi, ma ci teneva comunque ad apparire presentabile.

Finalmente giunse sotto casa di Laura. Aveva guardato l’orologio della sua macchina per tutto il breve tragitto, sperando che non fosse in ritardo. Fu minuziosamente puntuale : alle 20.00 fece uno squillo al suo cellulare. Lei non si fece attendere per molto : alle 20.06 aprì il cancelletto d’ingresso del suo palazzo di Pontenuovo, frazione di Magenta (MI).

Sembrava un'altra donna : per tutta la lunghezza della maglia a sfondo bianco, vi era raffigurata una tigre decorata in più punti con delle perline; la sua forma permetteva di scorgere la spalla sinistra nuda e la spallina nera del reggiseno.

Alle braccia portava un infinità di braccialetti che risuonavano in un leggero tintinnio; i jeans leggermente aderenti di colore nero; le scarpe fortunatamente a tacco basso, lontane dai trampoli che calzava in redazione. Luca giurò che nel pomeriggio era stata dal parrucchiere a ridefinire la sua acconciatura, questa volta più accurata. I contorni del rimmel meno marcati rispetto ai suoi standard, decisamente più dolci; le labbra tinte di un rossetto rosa molto fine e delicato.  Un grande orecchino a sezione circolare andava ad abbracciarle il lobo destro, mentre in mano, stretta tra le unghie smaltate di indaco (in tinta con gli occhi della tigre) teneva una piccola borsetta Chanel nera.  

“Non me la ricordavo cosi bona!”. Questo il primo pensiero di Luca mentre lei apriva la portiera della macchina. Quando la salutò con il solito rituale dei tre baci sulla guancia, avvertì un sublime profumo di bagno schiuma felce azzurra.

Vista l’eleganza di Laura, si sentì un poco in imbarazzo ad indossare la maglia dei Devastation. Tuttavia la barba se l’era fatta; si era anche spalmando del dopobarba che la commessa dell’ “Erboristeria Ninfea” di Magenta gli aveva dato in omaggio in diversi campioncini.

“Che giornata! Quella alluvione maledetta! Ho messo online l’articolo alle 18.00! Ci stavo lavorando da stamattina… vedo i palloni davanti agli occhi!”. Luca adorava sentirla parlare, trovando una dolce sensualità nel suo accento bergamasco.

Laura prese il via a parlare di lavoro; ma questo non lo esaltava particolarmente; oltretutto non se la ricordava neanche così logorroica.

Prese la palla al balzo :

“Ma dobbiamo parlare per forza di lavoro? Stiamo andando a mangiarci una pizza…”. Le disse ironicamente.

“Hai ragione, scusa! Che hai fatto oggi?”.

“Mi sono messo a guardare “Io, Emmanuelle” su IRIS”.

“Che film è?”.

Adorava soddisfare la curiosità di Laura, che anche se non aveva mai sentito nominare Erika Blanc e Adolfo Celi, ascoltava attentamente.

Giunti al parcheggio del ristorante, Luca le stava ancora parlando del film in questione tra i suoi sorrisi ad ammettere la poca cultura cinematografica.

“Magari tu sai molte cose che io non so!”. Le disse Luca aprendole la porta del ristorante.

“Beh, chi ti ha insegnato a intraprendere la tua soddisfacente carriera di giornalista online?”.

Il sorriso non era mai scomparso dalle labbra di Laura e ciò, pensò Luca, era buon segno.

Non pensava a Cèline dalle otto di mattina; gli sembrava un ricordo lontano, ma ancora pronto a stringergli lo stomaco con le sue viscide morse. Gli occhi della sua mente cercavano di chiudersi di fronte al volto di Cèline : ora ne aveva davanti un altro alquanto dolce ed affascinante.

Le pareti di legno della “Grotta Verde” e l’ intenso profumo di grissini gli rimandarono alla mente le abbondanti mangiate con i suoi genitori, quando, alla tenera età di sei anni, era ancora un pischello ossessionato dal cartone animato  ”La leggenda della valle addormentata”.

Su di un ripiano accanto alla porta che conduceva alle cucine, vi era la volpe imbalsamata che lo inquietava da piccolo. Il cameriere era lo stesso; decisamente invecchiato ma ancora arzillo a riconoscerlo dopo tanti anni. Suo padre lo chiamava simpaticamente “Baffo”, e con lui discuteva sempre di calcio ricordando i vecchi tempi in cui erano entrambi calciatori semi professionisti.

“Ma ti conoscono qui?”. Gli domandò Laura.

“Si, da piccolo non sai quante pizze e quanti piatti di patatine ho mangiato con i miei!”.

Si accorsero che entrambi non avevano mai parlato delle loro infanzie. Raccontarono una sfilza di aneddoti sulle loro rispettive famiglie, sulla scuola e le festività in famiglia. Tra tutti questi, a Luca fece particolarmente sorridere il fatto che alle scuole elementari, la madre di Laura le metteva sempre una banana in cartella da mangiare durante l’intervallo.

Ridendo e scherzando, non si accorsero che Baffo era giunto al loro tavolo,  posto nei pressi della volpe imbalsamata, a prendere l’ordine.

Luca (come sempre) andò sul classico : “Una pizza al prosciutto”.

Laura si scusò per non aver consultato il menù, decidendo per una pizza margherita.

“Margherita? Come mai?”. Chiese Luca, convinto del suo sano appetito.

“Sono a dieta, oggi a pranzo ho mangiato una mozzarella…”.

“Ma dai, davvero?”.

“Sì, non ci credi? Devo dimagrire! Ancora un po’ e rotolo!”.

“Ma smettila, agli uomini piace l’abbondanza!”.

Appena pronunciò la parola “abbondanza” vide Laura abbassare lo sguardo e arrossire. Le parve così tenera che per un momento pensò di stringerle la mano appoggiata al tavolo.

“No!” pensò. “Troppo presto! Troppo imprudente!”.

Baffo arrivò con le bevande ordinate : una birra media per lui e una bottiglia di acqua minerale naturale per Laura.

“Non possiamo fare il brindisi ora che hai ordinato l’acqua!”.  Scherzò Luca.

A Laura venne istintivo sorridere; quei suoi occhi neri così grandi e profondi avevano creato in lui un certo scompiglio : lo osservavano con una amabile dolcezza mista a malizia. Inizialmente fu convinto di trovarsi in imbarazzo di fronte a lei, ma a quanto pareva sembrò lui a tenere in mano le redini. Apprezzò maggiormente la personalità della sua collega che fin dall’inizio, fece di tutto per farlo sentire a proprio agio; ascoltava e commentava le sue storie raccontando a sua volta le sue.

Le pizze giunsero al tavolo senza lunghi tempi d’attesa, essendo il ristorante occupato da poche persone (una anziana coppia di coniugi e una giovane famiglia per fortuna non troppo chiassosa). Luca, preso da un appetito invitante, iniziò a gustarsi la sua pizza ancora deliziosa dopo tanti anni. Notò che Laura mangiava in silenzio, concentrata a tagliare fette ordinate che portava delicatamente alla bocca.

“Come va la tua battaglia contro il fumo?”. Le disse rompendo il silenzio.

“Insomma”. Disse lei che da poco aveva acquistato una sigaretta elettronica per disfarsi da quel vizio insensato. “Oggi sono riuscita a fumarne cinque.” Un miracolo viste le abituali ventitrè.

“Anche per me è stata dura, ma vedrai : ci riuscirai!”.

“Lo spero! Sto mantenendo l’abitudine di uscire sul balcone a fumarla”.

“Brava! Anch’io facevo così”.

Laura scelse il liquido al gusto cocco : un’altra riflessione di buon gusto per Luca. Le sue labbra si appoggiavano delicate ad avvolgere il bocchino della sigaretta, inspirando lunghe boccate a creare una nube di vapore profumata.

“So quanto è dura disfarsi dalle abitudini e dai vizi”. Disse Luca masticando l’ultima fetta di pizza.

Laura annuì sorseggiando dell’acqua dal bicchiere : “Servono tanta pazienza e forza di volontà”.

“Certo… sai, io ne so qualcosa da quando Cèline mi ha lasciato”. Non voleva parlare di Cèline, ma decise di mettersi a nudo davanti a lei per dimostrarle che si sentiva a proprio agio.

Sentendo il nome di Cèline, Laura abbassò lo sguardo pulendosi i lati della bocca con il tovagliolo : “Anche io ne so qualcosa, ma poi ho capito che perdere la vita dietro una persona non ha senso… ti svuota, è una perdita di energie continua”.

Le parole pronunciate da Laura gli fecero avvertire una fitta allo stomaco che si ramificò lungo le gambe. Forse non era stata una buona idea rimembrare le sue sofferenze.

All’improvviso Laura disse : “Io ti vedevo sempre sofferente, questa storia come normale che sia, ti ha distrutto.” Luca si limitava ad annuire tirando lunghi sospiri, ma Laura proseguì : “Volevo venire da te e parlarti, insomma in qualche modo aiutarti, ma mi sono detta : magari non ne vuole sapere.”

Una lieve commozione si impadronì di lui : “Grazie Lau, hai già fatto molto  ad accettare di uscire con me questa sera…”.

Gli occhi di Laura si mescolarono ai suoi.

“Era da tanto che aspettavo me lo chiedessi… la mia vita è una tale noia : casa, lavoro, lavoro, casa…”. Disse lei con un tono un po’ sarcastico.

“Non credo che la tua vita sia così noiosa… hai tanti sogni, tante speranze… l’importante è quello!”. Laura bisbigliò un debole “grazie”; forse mai nessuno le aveva parlato così.

Luca le chiese se gradiva un dolce, dimenticandosi che lei poco prima aveva affermato di essere a dieta. Alla sua domanda sorrise ancora una volta, rispondendogli che era soddisfatta dell’ottima pizza. In fin dei conti era a posto anche lui e il caffè lo detestava : non lo beveva neanche dopo  pranzo, mentre Laura ne aveva già bevuti dodici durante la giornata. Le propose di lasciare il ristorante, recandosi alla cassa per pagare il conto.

Mentre Baffo digitava il totale, pensò a quanto avrebbe voluto baciare quelle labbra a forma di cuore e sentire la sua lingua roteare nella bocca. La passione cocente cominciava a chiamare il nome di Laura, appena alzatasi dalla sedia con il mano la borsetta. Poteva osservarla dalla cassa, ammirando i suoi fianchi abbondanti e accantonando il pensiero dei nove anni di differenza : appariva forte e determinata, ma nel profondo del suo animo possedeva una dolce sensibilità da ragazzina.

La voce roca di Baffo annunciò l’importo totale, facendogli distogliere lo sguardo da quelle curve su cui stava facendo viaggi senza ritorno. Pagò e aprì ancora una volta la porta principale a Laura; la macchina era subito lì nel piccolo parcheggio.

Giunse il momento della fatidica domanda : “Andiamo a bere qualcosa?”.

“Si, volentieri… dove andiamo?”.  Domanda spiazzante.

Era stato tutto il tempo a fantasticare il suo corpo nudo che non aveva ancora pensato ad un posto decente.

“Tu dove vorresti andare?”. Domanda di riserva.

“Uhm… portami in un posto dei “tuoi”! Dove ci sono i capelloni che muovono la testa! Non ci sono mai stata, mi piacerebbe…”. Luca la guardava stupito; non aveva ancora messo in moto la macchina.

“Davvero?? Poi se ti ci porto non mi parlerai più!”.

“Perché non dovrei parlarti più? Ti sto dicendo che mi piacerebbe andarci, dai…”.

Old Skull. A Luca vennero in mente queste due parole, ovvero il nome di una discoteca rock situata a Vigevano. Unico problema : per raggiungere il locale si doveva passare a fianco del Jack Bikers, ovvero il locale dove aveva incontrato Cèline per la prima volta.

“Al diavolo Cèline! Al diavolo il Jack Bikers!”. Pensò mentre si accingeva a proporre a Laura di andare all’Old Skull. Era anche l’unico locale rimasto da quando tutte le discoteche rock e gothic avevano chiuso i battenti in quel di Milano.  

Laura accettò la proposta, entusiasta e curiosa di ritrovarsi in un ambiente che non aveva mai frequentato. Gli disse anche di farle ascoltare qualche CD che aveva in macchina. I titoli erano molti e tutti incentrati sul Metal estremo, esitò un attimo prima di sceglierne uno.

“Fammi sentire il tuo preferito”. Disse Laura notando la sua indecisione.

Era difficile per lui trovare un album “preferito”, ma si accorse che ci stava pensando troppo :  decise di mettere “Hell’s Unholy Fire” dei Nunslaughter.  

Con la coda dell’occhio sbirciò l’espressione di Laura. Non vi era alcun segno di disgusto sul suo volto anzi, ma piuttosto uno sguardo attento a decifrare le note del combo americano.

Quando la title track giunse al termine, Luca le chiese : “Ti piace?”.

Laura inspirò la sigaretta elettronica : “Si, non è male… da come suonano si sente che hanno la passione per certa musica”.

La riposta lo stupì ancora una volta. Ebbe campo libero di sfoggiarle la passione che nutriva da sempre per la band.

Lei spiegò che i suoi ascolti si incentravano sulla musica New Age, Folk e Ambient; ma non disdegnava per niente una canzone se riusciva a provocarle emozioni. L’apertura mentale di Laura lo affascinava; avrebbe voluto somigliarle tempo addietro quando nella sua mente esisteva solamente il Metal estremo e nient’altro. 

La rotatoria che conduceva in via Piemonte era vicina. Svoltando a sinistra,  giunsero sulla strada dissestata che conduceva all’ Old Skull. Una volta superata una discesa, si ritrovarono il locale alla loro sinistra abbracciato dalla boscaglia del Parco del Ticino.

L’Old Skull era formato da due sale : nella prima vi era il ristorante, il bar e diverse poltrone in pelle nera. Le luci all’interno erano basse e l’arredamento tendente al macabro : diversi teschi erano appoggiati sul  bancone del bar, finti pipistrelli pendevano dal soffitto, candelabri gotici a cinque braccia al centro di tavoli in legno; le candele consumate rendevano l’atmosfera un poco mistica.  Alle pareti erano appesi quadri che ritraevano le icone più influenti del rock :  Ozzy Osbourne, Alice Cooper, Gene Simmons, ecc.

L’altra sala si trovava all’esterno, con la funzione di pista da ballo. Ai suoi lati erano allestiti diversi tavolini e poltrone, un piccolo palco frontale per i live e l’immancabile angolo bar. A quell’ora appariva ancora deserta, ma si sarebbe presto popolata appena passate le 23.00.

Laura continuava a guardarsi intorno con fare curioso e interrogativo : “Forse non le piace l’ambiente” pensò inizialmente Luca.   

“Cosa prendi da bere?”. Le chiese mentre lei osservava il ritratto di Lemmy a fianco del bar.

“Un sex on the beach.” Rispose lei.

Nonostante fosse quasi astemia e non ricordasse l’ultima volta che assaggiò un bevanda alcolica, decise di optare per quel dolce cocktail.  Luca ordinò una birra media :  i cocktail lo disgustavano e non si era abbuffato per aver bisogno di un amaro. Si offrì di pagare entrambe le consumazioni, tra le proteste di Laura riguardo il fatto che le aveva già pagato la pizza. Consegnò per primo i soldi al barista, un po’ per mantenere la galanteria ma anche per ringraziarla di essere in sua compagnia.

Andarono a sedersi ad un tavolo.

“Ti piace qui?”. Le chiese dopo aver finalmente brindato.

“Sì! E’ particolare, affascinante! Questi candelabri sono bellissimi…” Le sue unghie smaltate andarono ad accarezzare il candelabro in ferro battuto.  “Non ci sono mai stata in posti come questo! E’ una nuova esperienza per me…”.

“Sono felice che ti piaccia, sai non immaginavo apprezzassi certi posti…”.

“Nella vita bisogna provare di tutto prima o poi!”.

“Hai ragione, io una volta ero molto selettivo, poi con il tempo ho imparato ad interessarmi un po’ di tutto”.

“Non è mai troppo tardi per cambiare”.

Si accorse che la conversazione stava prendendo una piega troppo filosofica e ciò lo stava annoiando a morte (e forse anche a Laura).

La sapiosessualità lo affascinava, ma pensò che era anche tempo di farla ridere un po’. Incominciò a raccontarle certe divertenti (e folli) storie riguardo la sua carriera di musicista. Non scese nei dettagli per non darle l’impressione di essere un ex alcolizzato, ma stando comunque nel vago riguardo le sbronze colossali post concerto.

“Sai, quella sera ero un po’ brillo…”. Esordi così per ben tre volte mentre le raccontava quei folli episodi.

Laura rise; sembrava trovare divertenti quattro “metallari” ubriachi fuori da un locale. Il punto di forza di Luca fu quello di descrivere i suoi ex compagni di band in modo pittoresco; particolare che divertiva Laura.   

Intanto la sala esterna aprì i battenti : musica assordante provenne dall’esterno.

“Usciamo dai! Incomincia la serata!”. Disse Luca a Laura.

Lei annuì divertita. Appariva entusiasta di volersi buttarsi nella ressa; Luca non capì se ciò era merito dei suoi racconti alcolici o del sex on the beach. Poco gli importava : era riuscito a farla entrare in serata.

La folla li investì immediatamente : trecento persone che si agitavano alle note distorte del Metal erano presenti in ogni angolo. Luca riconobbe “Psyco Terror” degli Schizo, così veloce e vulcanica aveva appena mandato in delirio la sala. Cercò di farsi strada con Laura alle sue spalle, lottando tra gli spintoni. Le prese la mano; quella mano che non aveva ancora osato sfiorare. Lei strinse la sua : non si ricordava quanto calore potesse trasmettere una mano femminile. Finalmente trovò un piccolo spazio dove non vi era gente che li spintonava.

“Ce l’abbiamo fatta!”. Urlò questa volta Luca.

“Ma è incredibile come muovono la testa sincronizzati!”. Gli stordì l’orecchio Laura.

Luca sorrise : “Una volta anch’io lo facevo, poi mi è venuta la cervicale e ho dovuto smettere!”.

Gli occhi di Laura osservavano divertiti un mondo a lei sconosciuto, che come disse poco prima le apparve “affascinante”. A Luca non sembrava vero : sentì ancora l’adrenalina scorrere nelle vene come quando da adolescente frequentava l’Old Skull e tornava a casa con il collo rotto. Avrebbe desiderato che quella serata non finisse mai.

Bevvero ancora : sempre birra e sex on the beach. Ormai Luca aveva letteralmente finanziato la serata a Laura, troppo presa dalla musica Heavy Metal per pagare. Non gliene fregava niente : si sentiva felice; questo era quello che contava maggiormente in quel momento.

Le canzoni scorrevano infinite, una dietro l’altra a spazziare da tutti i generi di Metal e senza che se ne accorsero, giunse l’orario di chiusura.   Avevano urlato e “ballato” per due ore intere, tra i tentativi di Luca ad insegnare l’headbanging a Laura.

“Devi seguire il ritmo con la testa!”. Le disse più volte, tra i suoi buffi tentativi di cimentarsi in quell’atto.

Ormai sfiniti, lasciarono il locale raggiungendo la macchina. Luca si sentiva  euforico, ma ancora desideroso di baciare quelle dolci labbra. Gli era rimasto nelle narici il profumo di bagno schiuma di Laura, ancora vivo sulla sua pelle delicata. Lei, non essendo abituata a bere, si scusò del fatto di essere un po’ brilla, ma lui le rispose di non preoccuparsi e che se era un po’ su di giri significava che aveva goduto la serata.

“E’ stato bellissimo… ci dobbiamo ritornare!”. Disse mentre salivano il ponte sopra il Ticino. 

Quel “ritornare” suonò così  bene a Luca. Significava che la serata le era veramente piaciuta e che le probabilità di baciarla fossero salite.

Non vedeva l’ora di essere sotto a casa sua. “Se non la bacio, stanotte non dormo!”. Pensò.

Giunsero finalmente a Pontenuovo in via Matteoti;  in fondo abitava Laura.

Luca fermò la macchina davanti al cancelletto; nessuna anima viva in giro : erano le 3.20 del mattino.

“Grazie infinite della serata Luca”. Disse lei sfiorandogli il braccio.

“Figurati, grazie a te non mi divertivo così da un sacco sai…”. Questa volta era riuscito ad accarezzarle leggermente la mano.

Lei osservò la sua mano che teneramente le accarezzava le dita, gli anelli e le stupende unghie color indaco. Alzò lo sguardo verso di lui : una frazione di secondo interminabile. Lentamente si avvicinò al suo viso e chiuse gli occhi. Le loro labbra vennero a contatto assaporando i dolci aromi delle bevande che avevano consumato quella sera; in un attimo le loro lingue si incontrarono lussuriose. Luca accarezzò il volto di Laura, lasciando libere le sue mani ad esplorare il suo corpo. Avverti’ la dolce abbondanza del suo seno sotto i polpastrelli, fino a quando senti’ la bocca di Laura staccarsi dalla sua piano piano.

“N-no… io, scusami…”. Laura si era distanziata da lui con tutto il suo calore.  

“Che c’è?”.

“Io… non me la sento, ti prego di scusarmi”.

“Non te la senti, perché?”.

“Non voglio correre il rischio di affezionarmi ancora… ho sofferto molto, non ce la faccio scusami… Ciao”.

“Laura!”. Luca non fece in tempo ad afferrarla che già era balzata fuori dalla macchina chiudendo la portiera.

“Laura! Non ti ho mica chiesto di sposarmi! Ma che ti prende? Torna qui!”.  La rapidità di un giaguaro : si era volatilizzata dietro il cancelletto bianco in due secondi scarsi.

Luca osservò la scena con gli occhi sgranati : non gli restava nient’altro da fare che mettere in moto la sua Alfa Giulietta. Come se non bastasse aveva cominciato a piovere : un fastidioso temporale estivo ad accrescere l’amarezza. Amarezza che era tornata a tormentarlo puntuale.

Guidò in trance verso casa, senza quasi vedere la strada già di per sé offuscata dalla pioggia incessante. Vi era solamente una certezza : lo aspettava un’altra notte insonne.

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Profilo Autore: luke676  

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