E’ sera. L’orario di lavoro è scaduto da un po’.I colleghi sono già scappati vero le rispettive abitazioni. Io sono rimasto, non per un eccessivo attaccamento al lavoro, mai stato stakanovista, ma solo perché avevo iniziato a scrivere un nuovo racconto e quando lo faccio sono preso da fibrillazioni varie che mi impediscono di smettere. Certo, a volte, sarebbe meglio trascurare il desiderio di distendere i propri pensieri su un foglio di carta e magari trasferirsi su una spiaggetta isolata, sulla costa amalfitana, meglio, sdaiarsi sulla sabbia davanti al mare mentre una leggera brezza fresca elimina la calura del giorno e…sognare. Ma non ce la faccio proprio, mi piace scrivere e mi piace tutto quello che avviene attorno a me, mentre lo faccio. Perché, quando mi prende la smania di scrivere, attorno a me, è un pullulare di personaggi, maschili e femminili, di storie già scritte, che mi ronzano attorno e mi soffiano nelle orecchie le situazioni in cui vorrebbero entrare in ciò che scrivo, apportando alla mia fantasia idee, a volte, geniali. Poi ci sei tu, ora, che sei venuta a prendermi per portarmi nel nostro covo. Il tuo girare attorno a me è garbato, discreto ma impaziente. Anche tu ti accosti alle mie orecchie, mordicchiandole, soffiandoci dentro delicatamente. Movenze che sono promesse. Le recepisco, ma non riesco a smettere. Proprio ora il personaggio più importante delle mie storie, in cui mi piace riconoscermi, ma solo per evitare la somiglianza con persone della vita reale, mi guarda e mi sorride canzonatorio. Come a dire :”Se fossi io…”. Si, perché a lui faccio spesso fare la parte del playboy, dell’uomo per ogni stagione in cui non m’identifico affatto ma che mi crea, di tanto in tanto, problemi con alcuni miei lettori, specie quelli di sesso femminile, che, invece, credono che egli sia il mio alter ego. Niente di più falso, ma ormai, a questo ho dovuto, seccato, rassegnarmi. Di botto, mi alzo e ti guardo negli occhi, tu sei la donna, l’unica, fra non molte, che ho trovato ed amato veramente. Mi avvicino e ti abbraccio. Ora non sei più evanescente ed accendi i miei sensi. Ci accoglie il divano, capiente e poco usato, di quell’ufficio. I respiri diventano ansimanti, quasi si sovrappongono, durante i movimenti inconsulti di due corpi, che attraverso quella forma di piacere cercano la rispettiva anima. Impreco osservando quanti capi di vestiario indossi una donna ! Infine, l’apoteosi dell’amore. Ma non finisce lì ! Il “dopo” lo riempi di dolci parole appena sussurrate, di dolci frasi dettate da un grande sentimento, parole di ringraziamento, di approvazione e apprezzamento, non so quanto meritate, delle mie qualità fisiche e “meccaniche”. Oggi, però, hai terminato con una frase infelice che qui riporto : “ Come sei bravo a fare l’amore ! Chissà con quante donne lo avrai fatto…”. Questo no, amore, non me lo dovevi dire ! Anche tu devi credere : Non sono un playboy !

Commenti
Ma poi scusa, l'importante è che tu lo faccia con la tua donna, no?...
Poi vedi, come scrivi di certe cose? Da play....scusa, volevo dire da uomo intenditore...
Ciao...
Ciao Bronson!
Poi conviene sempre negarlo , almeno quando siamo in azione la donna si stupisce del contrario.
Se si vola bassi ,senza darsi arie ed un tono , poi alla fine si emerge con positivo stupore , per Lei ...intendo
Ciao.
Diciamo che tutti gli uomini lo sono,ma fa parte della natura che vi ha scolpiti in questi panni..
A parte gli scherzi,trovo molto scorrevole la tua scrittura e il testo è ben articolato,si legge con la dovuta leggerezza e simpatia che in questo caso viene innescata proprio dallo stile impostato.
Molto divertente ,piaciuto.
Complimenti .
Un saluto