Le regole certo, le regole vanno rispettate ed ogni infrazione va punita. Ok!
Ma quella maglietta alzata verso la tribuna, gli spalti; quella maglietta stretta al cuore, baciata, custodita, quella maglietta alzata, è un esemplare gesto d'amore.
Invece quel cartellino giallo è stato uno schiaffo non meritato, azzardato, esagerato.
Le decisioni dell'arbitro non si discutono ma la contrarietà di questa sua sentenza è collettiva, plateale, condivisa.
Questo pomeriggio del 23 aprile 2017, nello Stadio in località Mannis, l'angoscia è palpabile, il dolore è nell'aria, si respira.
All’ingresso in campo il battimani indirizzato a Gregorio, poi si gioca per lui perché si è con lui; ogni lancio, ogni azione è un abbraccio continuo; il pensiero è là e i ragazzi vanno avanti, stringendo i denti, mordendosi la lingua, soffocando l’emozione, il pianto.
Da questo prato, a loro così familiare, lottano per trasmettergli energia.
C’è silenzio e il vento, questo freddo vento d'aprile, sferza, punge, continua a ferire.
E la sofferenza è corale.
Ancora, ancora una volta, questa squadra tiene alti valori che sfidano l’erosione del tempo, la vacuità delle frenesie quotidiane.
Adesso non desiderano altro che ritrovarsi insieme, tutti, ancora, di nuovo, insieme; nient'altro.
È un'attesa, una prova dura, che ha spento ogni fame, ha raffreddato comuni entusiasmi, li ha stretti in preghiera;
ci ha stretti in preghiera.
Ma quella maglietta alzata verso la tribuna, gli spalti; quella maglietta stretta al cuore, baciata, custodita, quella maglietta alzata, è un esemplare gesto d'amore.
Invece quel cartellino giallo è stato uno schiaffo non meritato, azzardato, esagerato.
Le decisioni dell'arbitro non si discutono ma la contrarietà di questa sua sentenza è collettiva, plateale, condivisa.
Questo pomeriggio del 23 aprile 2017, nello Stadio in località Mannis, l'angoscia è palpabile, il dolore è nell'aria, si respira.
All’ingresso in campo il battimani indirizzato a Gregorio, poi si gioca per lui perché si è con lui; ogni lancio, ogni azione è un abbraccio continuo; il pensiero è là e i ragazzi vanno avanti, stringendo i denti, mordendosi la lingua, soffocando l’emozione, il pianto.
Da questo prato, a loro così familiare, lottano per trasmettergli energia.
C’è silenzio e il vento, questo freddo vento d'aprile, sferza, punge, continua a ferire.
E la sofferenza è corale.
Ancora, ancora una volta, questa squadra tiene alti valori che sfidano l’erosione del tempo, la vacuità delle frenesie quotidiane.
Adesso non desiderano altro che ritrovarsi insieme, tutti, ancora, di nuovo, insieme; nient'altro.
È un'attesa, una prova dura, che ha spento ogni fame, ha raffreddato comuni entusiasmi, li ha stretti in preghiera;
ci ha stretti in preghiera.
