In verità si era dissetato abbastanza; avrebbe portato volentieri nuovamente la bottiglia di tè giù, staccata dalle labbra. E si, anche perché poi, in fondo, quella posizione così scomoda per il bere: capite vero? testa inclinata verso dietro, ossa della cervicale messe a dura prova...ma si, credo che chi ha la cervicale sappia fin troppo bene cosa vuol dire inclinare il capo verso dietro, e chi non ha la cervicale sappia che..che fa dolore, che altro dire? Che si berrebbe meglio da un bicchiere, e senza inclinare troppo la nuca all'indietro. Insomma, fatto sta che, nonostante non avesse più sete, nonostante avesse deciso ormai da tempo che fosse meglio bere a piccoli sorsi durante l'estate e non, a maggior ragione, bevande gelide, nonostante avesse portato volentieri la nuca nuovamente in posizione normale per il dolore alla cervicale....niente: seguitò a tenere la bottiglia di tè....così:...sollevata, in alto, come se stesse a suonare una tromba; e poi sai, davvero nel color castagna dei suoi occhi potevi quasi ascoltare chissà che brano di assolo di tromba che gli stava passando per la testa: Oh! se lo avessi conosciuto un po' meglio sai cosa avrei fatto? Sarei andato lì e gli avrei chiesto: "dai...dimmi: a quale assolo stavi pensando?"; ma forse invece l'ho conosciuto bene, o forse molto molto bene; forse l'ho conosciuto molto meglio della madre che mai dicono la si abbia vista lì, da quelle parti, o di quei quattro sedicenti amici che credeva di avere. E sai perché dico ciò? Si, vero: devo specificare che mai e poi mai ho parlato con lui...accidenti: neanche un leggero cenno di capo gli regalavo, sfiorando un leggero sorriso, quando lo incrociavo per il viale, comunque....dicevo:"sai perché dico ciò? perché un bel tardo pomeriggio d'estate, lui era giù, in fondo al lungo viale ed anche abbastanza distante da me, camminava nella mia stessa direzione e nel mio stesso verso, quindi, trovandomi ad una certa distanza, non poteva né vedermi, né sentire i miei passi dietro. Ad un certo punto gli sentii uscire dalle labbra che pose appena socchiuse, un verso di tromba; e riconobbi benissimo quel pezzo; ah! si se lo riconobbi! ed era anche un pezzo di un brano....insomma, non era una canzoncina, dovevi essere appassionato di musica per conoscere quel pezzo di tromba. Fermai i miei passi a quell'assolo improvvisato e scanzonato a quel modo. Mi nascosi dietro un albero e sbirciai avanti: il signor Ricardo si voltò di scatto, io ritrassi immediatamente il viso, l'assolo terminò lì; comunque, lo avevo sentito e riconosciuto: era la tromba di Luis Gasca in Faith Interlude; o meglio, le labbra del signor Ricardo Rey, socchiuse a quel modo, imitavano la tromba di Luis Gasca, nel brano su riportato. E volete che da questo non si deduca che lui, Ricardo...fosse...solo? Si, si, solo: intendo solo; intendo....solo. Ed il poter dire che una persona è sola, equivale a dire che la si conosce; intendo dire che quei sedicenti amici del bar, no, non conoscono davvero dico: "Faith interlude", suonata da Luis Gasca, né quando Luis l'ha suonata; né tantomeno con chi; e allora...cosa ha da dire il signor Ricardo quando va lì al bar, se non può parlare di tromba, di musica, di assoli, di Gasca, ma deve parlare solo di...non so cosa; eh! Pace all'anima sua. Dicevo quindi che Ricardo, quel pomeriggio estivo, restò lì, con la sua bottiglia di tè sollevata verso l'alto. Ad un certo punto, mi accorsi che guardava con una certa intensità, il terrazzo del fabbricato di fronte, ancora in costruzione. I lavori erano fermi da alcuni giorni; ah! non so perché: qui si inizia, si interrompe, si riprende, si butta giù....quindi davvero non saprei il motivo dell'interruzione di quel fabbricato; o forse....era....Domenica? Comunque lui, il signor Ray, guardava lì, in alto; guardava la sommità del fabbricato da finire; o forse la gru ancora più alta del fabbricato. Erano le 15 e 15, ricordo bene, che il campanile batté tre rintocchi pieni, ed uno acuto. Mi voltai un solo istante verso la mia sinistra: due ragazzi, seduti su di una panchina, si stavano baciando con una passione che, se la somma delle parti, in matematica, dà l'intero, ecco, non c'era alcuna somma da fare: quel bacio fra i ragazzi era la somma stessa: uno solo dei ragazzi era la somma intera; e l'altro pure. Tornai con lo sguardo verso il signor Ricardo...non era più li. Ruotai lo sguardo, tutto era isolato: la panchina, i due ragazzi, il fabbricato e....null'altro; tutto era fermo. Il campanile distanziava da lì almeno trecento metri. Restai attonito. Dove sta? Dove è finito il signor Ricardo? Provai a cercare aiuto nello sguardo dei due ragazzi che non avevano alcuna intenzione di staccarsi l'uno dall'altro. Il frinìo delle cicale si era fermato improvvisamente, guardai su verso il cielo: le nuvole che poco prima viaggiavano quasi ferme, a velocità trascurabile e mosse da un vento che certo giù, in basso dove ero, non si avvertiva affatto, erano ora immobili. Tornai con lo sguardo ai ragazzi sulla panchina, con un attimo di preoccupazione portai lo sguardo verso il petto di uno dei due ragazzi per vedere se respirava: si; almeno quello.
Non so come, portai ora lo sguardo su, in cima alla gru che sovrastava il fabbricato; il signor Ricardo era lì, dritto in piedi all'apice della gru; portò la bottiglia del té alla bocca, e si lasciò scivolare nel vuoto.
Ho lavorato successivamente, per almeno cinquantadue anni ai terminali petroliferi; ero solo un cuoco, però avevo le mie soddisfazioni nel sentire i tecnici, gli ingegneri, gli operai che mi facevano i complimenti per la cucina. Trascorso questo tempo, sentii l'esigenza di riavvicinarmi al mio paesino. Avvertivo finalmente e nuovamente l'odore dei campi d'orzo, di grano, della terra bagnata quando iniziava a piovere; l'odore dell'erba bagnata e dell'erba appena tagliata dalla primavera in poi; uscivo appositamente fuori, in strada, durante le piogge, per vedere le lumache uscire, scivolare lentamente sui fili d'erba; quell'odore di petrolio ci mise un po' per andar via dai miei abiti. Girando una mattina...era davvero molto presto, saranno state anche le...5,00; si, ma d'estate sapete, le 5,00 insomma...è giorno, incrociai il nuovo Viale, costruito a dire il vero da alcuni anni; ora...proprio nuovo...non potrei dirlo; nuovo per me, ecco, questo si; per me era nuovo quel Viale. Mi fermai all'inizio dello stesso. Lessi il nome del Viale: Viale San Ricardo. Domandai subito, alla prima persona che ebbi la fortuna di incontrare: "E' una Via nuova questa vero Signora?"; era la proprietaria del negozio di verdure, che decenni addietro era solo un buzzico di chiosco che quasi neanche si notava...e che non era lì di certo, in quel Viale intendo, che neanche esisteva. La signora mi sorrise e chiese: "quanto è che manca da qui signor...." "Zenti", risposi: "Alessandro Zenti"; "ma lei è il figlio di Zenti...."; "il trattore" conclusi io; "si, certo; Zenti-seguitò la fruttivendola- il trattore giù passato il paese; la prima trattoria che incontravi vero?"; "si, io...io, proprio io" come a cercar conferma della mia identità. "ma -seguitai- questo Viale...come mai..dico..come mai questo nome? Viale San Ricardo?". "Ma come, non lo sa?"; "è diventato il Santo del paese: San Ricardo...". "Perché? -chiesi con una certa apprensione trattenendo il respiro, ed aspettando la risposta come concessione a riprenderlo. "Due ragazzi....era il....1900....non ricordo....due ragazzi insomma, videro un certo signore, che qui era conosciuto come signor Ricardo...Ah! dicono che era un bravissimo suonatore di tromba, solo sembra nessuno mai lo abbia sentito suonare..."; "si signora...due ragazzi....che hanno fatto?", incalzai nell'ottenere la risposta, ma più che altro per poter riprendere a respirare; "Due ragazzi dicono che lo abbiano visto scendere dalle nuvole, lì, dove è quell'edificio da finire ha capito dove? Con una tromba dorata in mano e che era seguito da una schiera di Angeli che, a loro volta suonavano chi il piffero, chi il ciufolo, chi il flauto, chi la tuba, chi il corno, chi la cetra.". Nell'elencare tutti questi strumenti angelici, la signora delle verdure iniziò a muovere le spalle avanti ed indietro: quasi danzava. "Si, d'accordo signora e poi? che cosa è accaduto?". "Nulla, tutto qua, solo che da quel giorno, il signor Ricardo non si è più visto e, alla base di una gru che era lì per lavori, fu trovata una tromba tutta d'oro". "Ma...cercai timidamente di azzardare io...non sarà stata forse un...sa...i ragazzi....un...barattolo....che magari somigliava ad una tromba...o non so...una bottiglia di tè o di acqua...sa, i ragazzi come sono...." insistetti. "La signora mi fissò, mi girò le spalle ed aprì la saracinesca del negozio oramai divenuto quasi un Supermercato. "Vuole rovinare tutto adesso? E' tornato da chissà dove e...poteva restarsene lì dov'era...". "Come crede che io abbia questo Supermercato? - seguitava la signora - è grazie al Santo....signore mio!"- poi concluse: "lo invoco ogni....sempre lo invoco...sempre! E ora arriva lei?".
Comunque, dato che io, e solo io ho sentito suonare il signor Ricardo, un benedetto pomeriggio d'estate di circa sessanta anni prima, quella stessa notte mi presi il diritto di togliere la scritta sul marmo che riportava il nome del Viale: "Viale San Ricardo", e la sostituii con una stessa di legno, ovvio, improvvisata da me, che riportava: "Viale Ray: musicista" Si, che stia bene o che stia male, il signor Ricardo, sono abbastanza convinto, non voleva essere Santo, ma solo....parlare con qualcuno di musica...tutto qui. Ah si, certo! quel fabbricato...si, è lì:..... quasi un Santuario; Ah! qui non aspettano altro per non finire.
Non so come, portai ora lo sguardo su, in cima alla gru che sovrastava il fabbricato; il signor Ricardo era lì, dritto in piedi all'apice della gru; portò la bottiglia del té alla bocca, e si lasciò scivolare nel vuoto.
Ho lavorato successivamente, per almeno cinquantadue anni ai terminali petroliferi; ero solo un cuoco, però avevo le mie soddisfazioni nel sentire i tecnici, gli ingegneri, gli operai che mi facevano i complimenti per la cucina. Trascorso questo tempo, sentii l'esigenza di riavvicinarmi al mio paesino. Avvertivo finalmente e nuovamente l'odore dei campi d'orzo, di grano, della terra bagnata quando iniziava a piovere; l'odore dell'erba bagnata e dell'erba appena tagliata dalla primavera in poi; uscivo appositamente fuori, in strada, durante le piogge, per vedere le lumache uscire, scivolare lentamente sui fili d'erba; quell'odore di petrolio ci mise un po' per andar via dai miei abiti. Girando una mattina...era davvero molto presto, saranno state anche le...5,00; si, ma d'estate sapete, le 5,00 insomma...è giorno, incrociai il nuovo Viale, costruito a dire il vero da alcuni anni; ora...proprio nuovo...non potrei dirlo; nuovo per me, ecco, questo si; per me era nuovo quel Viale. Mi fermai all'inizio dello stesso. Lessi il nome del Viale: Viale San Ricardo. Domandai subito, alla prima persona che ebbi la fortuna di incontrare: "E' una Via nuova questa vero Signora?"; era la proprietaria del negozio di verdure, che decenni addietro era solo un buzzico di chiosco che quasi neanche si notava...e che non era lì di certo, in quel Viale intendo, che neanche esisteva. La signora mi sorrise e chiese: "quanto è che manca da qui signor...." "Zenti", risposi: "Alessandro Zenti"; "ma lei è il figlio di Zenti...."; "il trattore" conclusi io; "si, certo; Zenti-seguitò la fruttivendola- il trattore giù passato il paese; la prima trattoria che incontravi vero?"; "si, io...io, proprio io" come a cercar conferma della mia identità. "ma -seguitai- questo Viale...come mai..dico..come mai questo nome? Viale San Ricardo?". "Ma come, non lo sa?"; "è diventato il Santo del paese: San Ricardo...". "Perché? -chiesi con una certa apprensione trattenendo il respiro, ed aspettando la risposta come concessione a riprenderlo. "Due ragazzi....era il....1900....non ricordo....due ragazzi insomma, videro un certo signore, che qui era conosciuto come signor Ricardo...Ah! dicono che era un bravissimo suonatore di tromba, solo sembra nessuno mai lo abbia sentito suonare..."; "si signora...due ragazzi....che hanno fatto?", incalzai nell'ottenere la risposta, ma più che altro per poter riprendere a respirare; "Due ragazzi dicono che lo abbiano visto scendere dalle nuvole, lì, dove è quell'edificio da finire ha capito dove? Con una tromba dorata in mano e che era seguito da una schiera di Angeli che, a loro volta suonavano chi il piffero, chi il ciufolo, chi il flauto, chi la tuba, chi il corno, chi la cetra.". Nell'elencare tutti questi strumenti angelici, la signora delle verdure iniziò a muovere le spalle avanti ed indietro: quasi danzava. "Si, d'accordo signora e poi? che cosa è accaduto?". "Nulla, tutto qua, solo che da quel giorno, il signor Ricardo non si è più visto e, alla base di una gru che era lì per lavori, fu trovata una tromba tutta d'oro". "Ma...cercai timidamente di azzardare io...non sarà stata forse un...sa...i ragazzi....un...barattolo....che magari somigliava ad una tromba...o non so...una bottiglia di tè o di acqua...sa, i ragazzi come sono...." insistetti. "La signora mi fissò, mi girò le spalle ed aprì la saracinesca del negozio oramai divenuto quasi un Supermercato. "Vuole rovinare tutto adesso? E' tornato da chissà dove e...poteva restarsene lì dov'era...". "Come crede che io abbia questo Supermercato? - seguitava la signora - è grazie al Santo....signore mio!"- poi concluse: "lo invoco ogni....sempre lo invoco...sempre! E ora arriva lei?".
Comunque, dato che io, e solo io ho sentito suonare il signor Ricardo, un benedetto pomeriggio d'estate di circa sessanta anni prima, quella stessa notte mi presi il diritto di togliere la scritta sul marmo che riportava il nome del Viale: "Viale San Ricardo", e la sostituii con una stessa di legno, ovvio, improvvisata da me, che riportava: "Viale Ray: musicista" Si, che stia bene o che stia male, il signor Ricardo, sono abbastanza convinto, non voleva essere Santo, ma solo....parlare con qualcuno di musica...tutto qui. Ah si, certo! quel fabbricato...si, è lì:..... quasi un Santuario; Ah! qui non aspettano altro per non finire.
