Il tosaerba l’aveva lasciato lì a sventolare solo in mezzo al parco

tra grossi pini tronfianti.

“Chenopodium album” così si chiamava, traduzione: erbaccia.

Una bambina, così per gioco, raccolse dei sassi e li mise a girotondo

come a voler proteggere quel povero superstite.

Qualche giorno dopo i sassi erano aumentati nessuna mano avventata

aveva osato sbarbare quello stelo, brutto storto assetato.

La bambina scese un pomeriggio e annaffiò con cura la pianta in seguito

non ce ne fu più bisogno perché altre persone se ne presero cura in gran segreto.

Ci fu il giardiniere del palazzo di fronte che lo steccò con fare professionale per armare

quella giovane vita contro il libeccio che ululava nella notte d’inverno.

Nessuno parlava con nessuno ma ognuno aveva la propria idea:

“è un salice” pensava quello del primo piano “ci andrò quest’estate

con la mia seggiolina”

“un’acacia…piena di spine “quello del pianterreno “sconquasserà le fondamenta

con le sue radici”

“una pianta di rose, sicuramente” sorrideva la dirimpettaia

“le coglierò in boccio e li farò seccare”

 

 Fu un gatto che per un bisogno di stomaco lo divorò una mattina.

Che tristezza quell’assenza, parve a tanti un lutto, ma ci si riprese in fretta

come accade per tutto.

 

 

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Profilo Autore: Tea  

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Commenti  

Henry Lee*
+3 # Henry Lee* 17-08-2018 13:21
Ci leggo una metafora sulla società moderna, che discute sul nulla e quando qualcosa viene a mancare si sente violentemente il vuoto, pochi attimi, per poi ricominciare. Piacevole e distensivo questo racconto, lo rileggerò. HL.
Antilirico
+2 # Antilirico 17-08-2018 20:38
… ma anche della rassegnazione collaudata dell'essere verso la caducità di tutte le cose…. fa riflettere, in particolare, l'accostamento dialettico fra la bambina (da cui tutto inizia) e il gatto (che ne sancisce invece l'estinzione), fra due elementi, vale a dire, ontologicamente "incontaminati"... Mi è piaciuto molto...
Alessio
+2 # Alessio 17-08-2018 22:04
Un'idea veramente originale e piena di significati allegorici. Fino a poco prima dalla fine, si può percepire come anche qualcosa che è percepita come inutile possa avere un proprio fascino. Tuttavia, non appena questo pensiero ha iniziato ad albergare la mia mente, ecco che sopraggiunge il finale violento e amaro, che non so perché mi ha ricordato il "Dialogo della natura e di un islandese" di Leopardi. Molto bello :-)
sasha
+1 # sasha 18-08-2018 21:30
ognuno voleva che fosse qualcosa di personale... ognuno voleva il suo... ognuno voleva... ma ci pensò il micio a sfruttare le aspettative, rendendole utili per uno scopo! :) MIAOOOOOOOOOOOOOOOO. ..
Silvana Montarello
+1 # Silvana Montarello 19-08-2018 15:26
Molto riflessiva, la chiusa è realtà vera...ci si riprende da tutto, bravissima.
cordaccia
+2 # cordaccia 24-08-2018 01:00
un apologo molto intelligente ,delicato: i castelli in aria dell'uomo contro il pragmatismo della natura.
Mi è piaciuto molto,ciao
Tea
+1 # Tea 04-10-2018 15:01
... scusate il ritardo, vi ringrazio tanto per i commenti non me lo aspettavo davvero ... un saluto

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