Non colsi subito quegli attimi,
che come un lampo fuggivano;
quei secondi brevi, brevi,
che spesso si ripetevano.
Erano sorrisi e occhi che chiedevano,
di una fanciulla bruna che,
nella mia età un po’ acerba,
mi spronavano all’amor novello,
come il fiore con l’ape,
che mostra le dipinte sue corolle.
Era la vita che pulsava nelle vene,
ma distratto e cieco io non seppi
cogliere quel profumato fiore.
Un gesto, una gentile parola sola,
sarebbero valsi, ma non mi mossi
e nessuna gentil parola mandai ad essa.
Scrissi una lettera con l’inchiostro rosso,
ma non la inviai e la tenni in tasca.
Si allontanarono per sempre,
quei vagoni erranti della vita,
li rincorsi ansimando, ma era tarda l’ora.
Svanirono per sempre e il rimpianto
di quegli attimi mi perseguita ancora.
Ora la stazione è vuota e desolata,
e mi resta soltanto quel rimpianto e, in tasca,
quella lettera scritta con l’inchiostro rosso.


Commenti
Scrivere con l'inchiostro rosso non è da tutti sono rari e via di estinzione
Buona Domenica