Non facili scorrono giorni

ma non scema la speranza

che tutto finisca presto.

Sibilano accanto i mortai

esplode tutto, forse sono morto

sono tutto sporco e prego,

prego Dio che tutto finisca,

ho ancora fiato, prego e piango.

Non ho mai rubato

e mi scippano la vita

non ho mai bestemmiato

e vorrei tanto farlo adesso

ma non voglio che Dio mi punisca,

voglio credere che tutto finisca

per riabbracciare mio figlio e la mamma,

sarà disperata per me che combatto,

combatto per la mia libertà

per la libertà del mio popolo.

Quest'inverno è duro

la neve non cancella il sangue

il sangue non è più caldo, è gelido,

rosso scarlatto, un fiore

appena sbocciato sulla neve

e il mio corpo è di marmo.

Dio dove sei, dammi la forza

di risvegliami da quest'incubo,

di sperare che giunga la pace,

di sperare in un futuro diverso

di sperare che vinca l'amore.

Fa che questo brutto sogno svanisca,

la mia città dalle macerie risorga

più bella e più forte che mai

e domani il mio piccolo

possa correre libero e felice,

faccia capriole solo per gioco

e mai nessun popolo possa subire

l'abominio di una guerra

che porta dritto all'inferno.

Profilo Autore: genoveffa frau  

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Avanzo lentamente, solcando strade in città stinte
- aridi deserti -
percependo fatalmente d'esser sola, benché attorniata d'altri,
intra solitudini diverse.
Sovra passi d'affannante gente smarrita,
arranco la salita con fatica.
Scomparse, ormai, pianure e pur discese,
come per ogni essere pensante,
al quale han tolto molto... Tutto...
La Luce di Speranza.

L'umanità s'è persa, fra 'l deserto del domani,
oceano di sabbia fautrice sol d'inezia.
L'odore della morte, ch'opprime cuor e nari,
seguente a cruenta sorte, sì avallata dal male,
crea disperati.
Sanguinaria, ancor grida la belva ancestrale,
ch'ha fame di carne, nonché sete di sangue.

Disperse grida disparate s'elevan al cielo,
racchiudent'intrinseche preghiere
rivolte al Padre oppur al Figlio,
che taluni all'inverso bestemmiano.
Nel seguir sconosciute ombre,
calpesto lor orme sovra terra brulla,
su cui germoglia unicamente 'l nulla.
Riecheggian voci lontane, sgorganti da fasti passati;
echi di gaudio e di risa già udite.. Giovinezze antiche.

Tremulo, 'l fuoco del fraterno amor si consuma,
onde spegnersi a impercettibil afflato di vento oppur a un sospiro.
Respiro indifferenza, infra rovine;
la brama di potere ha reso l'uomo infame, senza confine alcuno.
In cambio di danaro, baratterebbe tutto, persin la propria madre.
Caduca volontà, creder ch'esista un avvenire!

I martiri s'arrendon, senz'opporre resistenza;
prona, la vita, a reclamar la lotta;
purtroppo, par invana la richiesta... Resta sospesa, intra barlumi di paure. 
Riarse labbra celan effimeri sorrisi;

attravers'occhi gonfi, sulle guance 'l pianto scava solchi. La delirante folla chiede pane ed esistenza vera.

Le voci son riunite in un coral brusio sommesso,
ch'intona un inno ch'ha sapor di prospettiva;
univoca, taluna ch'or s'innalza dal deserto.
Mentre l'orizzonte s'è imbrunito,
il vento testé alzato, disperdend'or ora la sabbia d'apatia,
spir'assai forte.
Poscia scoprendo ciò ch'aveva sotterrato,
v'a ravvivar la fiamma di speranza,
innegabilmente mai del tutto spenta,
atta a interior ed esterior rinascita.

Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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Che ci facciamo qua a gennaio?
Non c'è nessuno,
proprio come d'estate

e quella barca a vela è una sigla dei cartoni
Di quelle che canti senza averli guardati


E finalmente sorridi ancora
come una porta che si sbatte per uno spiffero
Quello stesso vento
che ti ruba dalle dita
i gesti all'italiana


E finalmente aspetti l'alba
come un regalo da scartare
Le ombre, stasera, sono scanzonate
e in vena di barzellette
e ridiamo sulla tua partenza
perché sulle partenze non si ride mai


E finalmente qualcuno altro
a fingere l'estate
Se dici d'aver freddo hai perso
Così lo farò io per primo


Che ci facciamo sulla sabbia che non vola?
Quel vento che la vuole,
il mare a tenerla lì
La battigia è l'inizio della deriva
solo se lo vuoi


Ma quanta gente è rimasta indietro
Una folla in silenzio che non spinge
Nel delirio di feste sorde
Andiamo avanti o torniamo qui?


Tu mi dici
Il segreto è non aver fatto neanche un passo
Neanche uno, neanche nessuno
Fa male il consolare delle onde
Che dicono di esser calde
per poi pietrificare


Che ci facciamo qui a gennaio?
Di notte, in un bagno per ora di nessuno?
Ma hai voluto scavalcare il muro
e il difficile, si sa,
è rifarlo a contrario
Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Anche gli steli sorreggono a stento

quel calvario di bulbi sbiaditi

- direi rinsecchiti -

Gli occhi lasciano flebile scia

sguazzando nel cielo blu cartolina

- azzurro per tutti -

Anche i vestiti si attagliano scomodi

e stridono nei loro eleganti colori cangianti

- buffo è l'insieme -

Un camino, un tetto, del pane

un baratto di ferodi e cigolii di ruote

- alle orecchie -

È scappato piangente anche il cane

rubandomi lacrime dalle pallide gote

- le migliori -

Ora fiori e tristezza, ma un domani di gioia

se riuscirò a carezzare la luce del giorno

- al risveglio -

Profilo Autore: Romildo Giribaldo  

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Ci sono passati in tanti.

Se ti ritrovi in questa descrizione, non vergognarti a pensare: sono proprio io.

In ogni aspetto della vita, ogni singolo aspetto, c’è qualcosa di positivo.

Ed è proprio avvicinandoti a quella luce, nell’oscurità, che troverai la forza di illuminare il gioco infernale delle ambizioni.

E’ normale chiedersi quale sia il senso di continuare a vivere una esistenza che non da felicità, però vuol dire che hai amore per te stesso.

Ci viene fatto intendere che esistono valori intoccabili da seguire nella vita, il denaro, l’onestà, la famiglia. ci dicono che è importante vestirci bene e conquistare il rispetto degli altri.

Mai nessuno però ci dice che per realizzarsi dobbiamo fermarsi un attimo e capire se è la direzione giusta.

Ma tutto ci porta a non fermarci mai. 

Così si mette in moto un particolare processo che riguarda milioni di persone: invece di restare concentrati su noi stessi e su cosa ci dice il cuore, poniamo tutta la nostra attenzione su ciò che si trova fuori.

E allora ci va tutto maledettamente bene, il tempo scorre inesorabile e così ci dimentichiamo di vivere il presente. Fino a quando qualcosa si rompe dentro.

Sembra ieri che mi diplomavo, ero invincibile, poi ….puff. finisce tutto.

Hai qualche ricordo sbiadito, di qualche viaggio, di qualche serata fuori, di qualche oggetto che hai acquistato e di quando hai cambiato casa. Ma poi nient’altro.

Finché un giorno ti sveglierai e ti renderai conto di non avere più tempo. E allora resteranno tanti rimpianti. Tutti aspettano il momento giusto, dove tutte le cose si incastrano alla perfezione. Il momento in cui avrai la salute dalla tua, tanti soldi, nessun legame e poche possibilità di fallire.

Quel momento è uno solo. Ora.

Ora è il momento giusto per andare a prendersi la propria felicità.

Non puoi permetterti il lusso di aspettare e avere tutte le condizioni favorevoli. Ad aspettare il giusto vento, si finisce per non salpare mai.

Quel puntino nell’oscurità è la tua unica speranza, rappresenta l’unica cosa che possiedi: ora, deve iniziare il cambiamento, si deve fare senza attendere.

Fai il primo passo, che è sempre il più difficile. Perché cambiare vita è come spingere una roccia giù da una montagna: muoverla di un millimetro è un’impresa durissima, ma quando inizia a rotolare non la ferma più nessuno.

Profilo Autore: Gieffepi  

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Guarda quel fiore

 nella solitudine dei campi 

tiene a cura l’inverno 

tiene vivo l’albero graffiato dalla brina 

cura il cielo ,

infila il colore agli occhi. 

Si  finge forte.

Fa
 tutte le cose che fa un fiore 

quando manca il sole

 risparmia il fiato
aspetta 
con lieto cuore 

che un raggio tiepido
 posi la  sua carezza .

 

Cosi noi , come quel fiore
null'altro attendiamo
 
che un nascere di  speranza 
un crescendo di parole
che celebri corale .
 il   giusto canto .

Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Rammendo carillon di speranze

nella bottega di un bellissimo tramonto

ora che il tempo più non mi somiglia,

ora che il pensiero dell’umanità

non è altro che un giardino spoglio

ingoiato improvvisamente dall’inverno,

ora che il mondo scuce anche le stelle

in una fame eterna di morte e dolore.

No stupido uomo, fermati!

Non ferire l’immenso

coi capricci del tuo male,

non insanguinare alfabeti di guerra,

non uccidere anche Dio

col tuo rosario di devastazioni,

non vendere al mercato insaziabile della violenza

neppure una sola virgola del tuo cuore.

Sì, stupido uomo,

guardati finalmente dentro,

leggi la più bella poesia dell’universo

e poi siedi accanto a me

a rammendar carillon di speranze

nella bottega di un bellissimo tramonto.

Profilo Autore: rosa dei venti  

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La speranza non è nostro appannaggio,

anche se la cerchiamo spesso

quando siamo ingarbugliati al massimo,

  è la cittadinanza della ricchezza e del lusso,

sereno e meraviglioso

dell’ingenua e pura coscienza, la speranza

è il dinamismo per chi aspetta vitalità,

e qualità dalla propria, laboriosità!!

Per chi crede nella sua operosità,

la speranza è la sicurezza che occorre,

è l’importanza di ogni nostra parola,

è la buona mano di aiuto nella complessa difficoltà,

nella lentezza delle fatiche, con al fianco la speranza,

qualsiasi cosa viene facile da risolvere!!

Il difficile è sostare nelle attese,

all’accesso ritardato della speranza,

ma occorre contare sulla sua fedele vicinanza,

lei è sempre necessariamente importante,

perché quando lei arriva, è la festa più importante,

è il momento più caldo e saporito della vita!!

Profilo Autore: Tonino Fadda  

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Nascita Crescita
Ti arruoli
Animi elettrodomestici
è già...
troppo bassa questa alta marea
Giuro, che sono invisibile .

-In realtà realtà non esiste.
-preferisco rinchiudermi ...
Grazie di farmi ridere in questo momento
È il più grande tabù......Incredibile ...

giorno dopo giorno , passa ...
la morte è ermetica ?
File in supermercati, ... indeterminati
Pazzesco.. follia è sintetica

Nascita .
Crescita .
Condizione.
Il contesto..
L’ultima partita mondiale...
In scadenza la graduatoria per rinnovare il contratto..
Giuro, che sono reale .
Profilo Autore: Elvira Boychuk  

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Si ode un canto al di là del mare

sei tu che festeggi il mio primo amore,

la mia prima avventura fatta di fremiti e strizzi ,

di pazzie incoscienti ove la testa gira .

Ed io canto la tristezza che in me suona melodia

in parole in versi racconto le ferite del mio cuore,

quelle che furono timidezza nell'età del sangue …

ove i rimpianti non sono mai eterni .

Voglio andare via dall'estasi austera !

Andare: oltre gli argini del tempo ,

su alcove feconde e spiagge assolate

ove il nido delle aquile si casa con l'amore .

Voglio andare lontano !

Portarti con me nella magia del fuoco ,

con te ,per una sola ora farti le coccole ai piedi di un altare ...

provare ancora il brivido dei folli amati .

Canto la tristezza !

La malinconia è la mia compagna…

è l'ombra che si specchia nei tuoi profondi occhi ,

ove su nuvole di piume ci sono le ali di farfalle .

Esploro le stagioni !

Colgo in te, l’azzurro che mi emani ,

lì , volano i gabbiani ove il sibilo del vento parla ;

sul prato verde stende la danza del riposo .

E mano nella mano, nelle mille avventure

tra il soffio grigio dell'aria il filo della voglia ,

ove sale il vapore cocente dalla terra ...

lì , sotto le stelle con te canto l’inno dei superbi .

Canto la tristezza , la speranza di restare nei tuoi sogni !

Profilo Autore: poetanarratore  

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