Che cos’è? Né speranza né attesa.
Solo il fuoco che gela il cuore,
l’agone di una vita già arresa
all’assurdo, a un cieco dolore.
Guardi il cielo, cristallo rovente,
sogni la fresca pioggia, un Suo cenno,
raggio in un mondo indifferente,
ma ignora il caso direzione e senno.
Se inaridiscono le tamerici,
la morte giace nei cespugli storpi,
in lievi crepe sulle superfici,
tra file di salme simili a corpi.
Che cos’è? Né anelito né slancio.
Il dardo nero di un rondone, secchi
rintocchi amplificati dallo sguancio.
Barbagli tra i rami, schegge di specchi.