Ero lì.
Tra pace e sonno
ero lì
sicuro al posto mio,
ma una mano impudica
strappò via la verginità
di quel mio nido tranquillo
e delicatamente
con due dita,
sottili e sicure,
mi adagiò…su di un piatto.
Morirò!
Morirò, ripetevo.
Ho perso il mio mondo.
Insopportabile sarà il dolore
di questo distacco.
Tutto intorno
d’improvviso prese a girare.
Tante note come stelle del cielo
nel cielo a solleticare l’aria
e il mio vinile.
 
Capii, vissi.
Finalmente vissi davvero:
era quella la mia vita.
 
 
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Profilo Autore: Renato Dentice d'Accadia  

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Commenti  

amilcare stunf
+1 # amilcare stunf 09-01-2014 13:53
Una metafora non immediata ma RAFFINATISSIMA; una wolta compresa appieno strappa un ooooooohhhhh...che stupido ero stato a non awerla capita alla prima lettura....+5 prodighe stelle :lol:
Renato Dentice d'Accadia
# Renato Dentice d'Accadia 09-01-2014 13:58
Grazie. Per questo ho messo il link del post, magari lì ci sono maggiori approfondimenti.

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