Il bambino e la guerra
Il cielo non lasciava trasparire
la follia dell’uomo rosso.
La piazza risplendeva di un bianco stanco
Stressato nella luce incerta
di un giorno incerto, di vite incerte
colombe, come rondini, in volo radente
vigliaccamente salvavano la loro libertà
bambini scivolavano sulle ali dell’innocenza.
All’improvviso botti e danze di luci
Andrei corri, vieni subito a casa
Papa lasciaci godere dei fuochi artificiali
Andrei non sono fuochi è la guerra
“papa, cos’è la guerra, un gioco?”
E’ una grossa fetta della follia dell’uomo
“papa, che cos’è la follia?”
Andrei sei troppo giovane, crescendo capirai.
Corri vieni immediatamente a casa
In fondo alla strada macchine d’acciaio
Avanzavano girando le teste alla ceca
Lanciando morte e distruzione, senza rispetto
Ospedali, chiese, scuole palazzi
Esplodono e bruciando cadono come birilli
Libertà, Misericordia, amore, tolleranza sono diventate, solo: parole, parole, parole
l’uomo normale assiste impotente
le lacrime non innaffiano giustizia.
Nonni, madri e bambini volano in cielo
cadendo senza paracadute, nelle fosse comuni.
Tutti i potenti, parlano, decidono, senza decidere
mettono note, come ai tempi di scuola
quando la campanella suona, tornano ai loro rifugi
mangiano e bevono, masticando libertà,
stressati si addormentano, ma al loro risveglio nulla è cambiato: “anzi”
Signore tu che hai sempre seminato pace e giustizia,
e sei la verità, fai qualcosa, ferma questa carneficina.
scambia rime a buon mercato
con il naso che gli cola
poi gli manca la parola!
Guarda verso i tetti bigi
dove stanno tanti mici
miaomiaomiao è tutto un coro
la mia casa è tutta d'oro !
Guarda verso il cielo blu
dove ci sei pure tu
come nuvoletta riccia
che di tutto pur s'impiccia
guarda verso prati e case
ma lo fa due volte al mese...
Sai, i poeti sono strani
volan come gli aeroplani.
Dopo recitata la preghiera
Quando il sonno vien da sé
Tu strilli senza un perché
La mamma ti culla
Mentre tu piangi per nulla
Le tue saranno gioie?
Son tristezze?
Ora son più gioie che tristezze
Senza alcune paranoie
Ti ho preso il palmo
grande come una moneta
e mi hai guardato
coi tuoi occhi ciechi,
mi sono chiesto
che mondo avrai di fronte a te?
sarai felice?
ti realizzerai?
ti accontenterai?
quanti viaggi farai?
quali posti vedrai?
Ora siamo uguali
non sappiamo nulla
tranne per una cosa
che io so per certo,
che tu ancora non sai,
che prima o poi, ti innamorerai.
28/9/2021
benvenuto Pietro
nell'aria come un profumo di pesche,
il suo mento perpendicolare allo strumento,
i suoi piedi non toccano ancora il pavimento.
I primi tasti comincia a pigiare,
la melodia nella casa inizia a riecheggiare,
fa attenzione alla diteggiatura,
come chi mescola una tintura.
Il suo occhio viaggia veloce,
solfeggiando fa il segno della croce,
d'improvviso una nota stonata,
la sua faccia non appare più immacolata.
Le sue ciglia si fanno tenebrose,
meno eleganti son ora le sue pose,
torna indietro e ripete ancora,
è passata quasi un'ora.
Finalmente tutto fila,
di imprecazione centomila,
ora si alza allegra e soddisfatta,
sapendo di non aver fatto malefatta.
Va via e non mi lascia neanche un dito,
e io rimango solo con il suo spartito!
Ti porterò a cena sulla Luna
e prenoterò un tavolo
a lume di stella,
starò con te tutti i giorni
e giocheremo insieme
al gioco della vita
senza prenderla sul serio,
ti allenerò ad essere migliore
di me ad inseguire i sogni
a fermarli a farli tuoi,
ti asciugherò le lacrime
per le cose che non vale la pena
piangere e ti abbraccerò
le notti che portano al mattino,
per ricominciare tutto
ancora una volta...
E poi deciderai tu...
Quando il mio viso stanco
non conterà più niente...
Rimbocco candidamente la coperta
all’idea che rimarrai sempre piccino,
mentre posi la mano tra l'arcobaleno
e la resa dolce di una favola che resta
aperta e plana in quel tuo aeroplanino
di carta colorato di pastelli
che sfumano ai miei occhi.
Resti lì ad aprirmi lentamente porte
dove si susseguono impressioni, sulle frange
che ti solleticano il nasino come caldi fiocchi.
di tutti i mesi il più piccino.
Son basso e maldestro:
porto freddo nel canestro.
È pur vero che se m'ingrugna,
faccio un poco la carogna;
ma so anche esser caro
e di carezze poco avaro.
Si, di me si parla male,
ma vi porto il carnevale.
Sarò pure un po' sgarbato,
ma ho il cuore innamorato.
Con Cupido il tenerone
e Valentino il romanticone:
schiocco dardi e frecce
e vi faccio anche carezze.
Se ho la faccia buia e scura
tu non devi aver paura;
nel calendario resto poco:
ci sto un po' e poi trasloco.
E poi...se ci pensate,
son già più lunghe le giornate.
Sono un po' freddo d'aspetto,
pure a malincuor lo ammetto;
si però...se ci pensate...
fra tre mesi è già estate.
Per i vicoli
In piazza
Ai giardini
Sol per veder
Una palla che rimbalza
Ancora, ancora,
Ancora e ancora
E non finisce mai
Tra i piè lor
Di tonfar per terra
E di volar nelle nuvole
Basse, ai palazzi
Alti, sin a piano terra
Per quella bella
Gioventù che,
Eccitata,
Va a vedere
Una palla che rimbalza
Ai giardini
In piazza
Per i vicoli
Per le strade.
in un posto dove le
granate non ci sono più.
Ha visto deserti ed oasi,
ma non si è fermata,
ha attraversato il mare,
senza voltarsi indietro.
Adesso sta su una nuvola
ed abbraccia il cielo.
Io solo son rimasto
in questo inferno umano,
a volte bevo per dimenticare,
ma la guerra chiama,
devo andare...
ogni umana bruttura
la dignità dei bambini
composti, come s'addice
al DIVINO
subiscono della guerra gli orrori
e le malattie, con timida paura
di gattini sollevati da terra
occhi grandi, di perché spalancati
come gli angeli e i San Giovannini
dell'ARTE
stupiti interrogano gli interlocutori.
Abitano il bene sempre, rassegnati
mai tristemente a ciò che non si dice,
la MORTE
i suoi preludici fetori
angherie soprusi abbandoni.
Della VITA
entusiasti solerti,
promotori inconsapevoli di pace
dimorano l'AMORE sempre,
ne sono testimoni.
Sui misteri più grandi son usci aperti.
Ho ascoltato bisbigliare mio figlio e il suo
amichetto mentre facevano merenda, lui
“Io ho un supereroe che torna sempre da me”.
Il piccolo Luca -E ha il mantello?-
“Qualche volta metto la sua giacca
e volo, ma mi va larga… quando non c’è”.
-E ti vuole bene?-
“Si, mi aiuta dal primo giorno che sono nato”.
-Ti credo solo se adesso apparirà-.
“È vero, lui ama me e io lui”.
-Davvero, e come si chiama?-
“Ha un nome, ma io lo chiamo papà”.
Quando Luca e la sua mamma sono rientrati
a casa ho spiegato a mio figlio che cerco
solo di esserci per lui, mentre con le manine
si copriva il viso per non lasciarsi risciacquare.
“Ci vorrei dormire nelle tue manone”, e mi
ha sorriso col nasino di sapone tra le bollicine.Lo zaino sulle piccole spalle
a pochi centimetri da terra
è strano quanto somigli
alla cartella sullo scaffale
tra scatole e i ricordi
della cantina… che oggi
m’accompagna viva nei pensieri.
Mi stringi e con la mano piccina
saluti il primo giorno di scuola.
Lentamente si allontana
con la sua valigia in mano
e a me resta questo vuoto
del suo letto di fianco al mio.
Se ne va un altro amico,
ed io resto ancora qua.
Forse sono brutta, forse...
non merito una famiglia.
I più piccoli sono i preferiti,
a me dicono che sono grande.
Però anch'io voglio andar via.
Voglio anch'io un albero di Natale.
Voglio un letto che non sia di ferro,
scarpe e vestiti nuovi da indossare,
qualcuno che mi aiuti a vestire
come faceva la mia mamma.
Lo so che lei, ora, non c'è più.
È andata via col mio papà.
Volevo andar via insieme a loro,
ma nessuno mi dice dove sono.
Ogni notte, prima di dormire,
li penso e parlo con una foto,
la guardo e piango, come sempre,
poi mi giro e mi addormento.
Ogni mattina... quella campana.
Ogni mattina... questa divisa.
Ogni mattina... va via qualcuno.
Ogni mattina... resto sempre qua!
Sei cresciuto nella pancia
della mamma, e dentro il mio cuore.
Ho interrato una betulla laddove
chiunque altro avrebbe timore
ad attecchire le radici, coperto
di stoppia la terra e cercato
di ripararla dal freddo, e lei
in segreto accostandosi mi ha parlato
direttamente nell'anima.
“Nessuno potrà costringerti a cambiare pelle,
e nessuno ha il diritto di metterti i piedi in testa.
Tranne tuo figlio nel provare a toccare le stelle.
Un figlio ha la sbalorditiva abilità di mancarti,
farti sorridere, intenerirti, e farti infuriare.
Un uomo è veramente ricco quando rincasando
a mani vuote riceve l’abbraccio di suo figlio”.
Sogno di vederti un giorno arrampicare
su quella betulla.
Avevo la mano della forma giusta per contenere
la tue, e riscaldarle.
Adesso sei cresciuto,
e le mie mani hai imparato ad ascoltarle.









